Armocromia, il trend preferito dai politici: come nella comunicazione conta anche lo studio dei colori

“L’abito non fa il monaco”, eppure il famoso modo di dire sembra non conoscere gli attuali sistemi utilizzati per la costruzione di una comunicazione politica efficace.

Le passerelle della politica incrociano quelle delle fashion week. Dalla Schlein a Michelle Obama, sono molte le personalità politiche che curano la loro immagine ricorrendo persino alla nuova figura professionale dell’armocromista. Parliamo soltanto di una delle molteplici forme che la comunicazione politica ha preso negli ultimi tempi. Scopriamo il perché

LA MEDIATIZZAZIONE DELLA POLITICA TRA DIBATTITI TELEVISIVI E SELFIE CON GLI ELETTORI

Per comprendere cosa sia la comunicazione politica partiremo dalla sua stessa definizione, ovvero, come disse il sociologo francese Dominique Wolton:

«Lo spazio dove si scambiano  discorsi contradditori i tre attori che hanno la legittimità di esprimersi pubblicamente sulla politica e che sono gli uomini politici, i giornalisti e l’opinione pubblica attraverso i sondaggi».

Il rapporto tra media e politica costituisce il fulcro della comunicazione politica, il cui battito mantiene viva l’opinione pubblica del Paese. Con l’approdo del primo televisore nei nostri salotti, i politici cominciarono ad utilizzare un linguaggio televisivo non solo per poter presediare negli studi televisivi, ma per poter parlare al proprio pubblico, il vero destinatario al di là del tubo catodico. Attutata col tempo questa forma di telecrazia, nacquero i suoi primi ostacoli come, ad esempio, la manipolazione. Come direbbe il teorico della comunicazione Noam Chomsky, uno dei muri da abbattere sarebbe quello della distrazione di noi, ingenui, la cui attenzione viene spostata con gradualità su altri aspetti del medesimo tema attraverso un flusso di informazioni superflue. D’altronde la potenza dei media venne descritta già nella teoria ipodermica, che evidenzia l’efficacia dei principali mezzi di comunicazione nelle attività di propaganda. Non a caso, il linguaggio si definisce politico poiché esprime una relazione di potere. Infondo, una personalità politica assume rilevanza nel momento in cui i principali mass media bussano alla sua porta. Per tale ragione un politico ricorre a qualsiasi mezzo pur di ottenere non solo maggiore visibilità, ma anche il consenso da parte dei propri elettori. Basti pensare, infatti, all’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, qualche estate fa, si fece immortalare in spiaggia con addosso un costume tricolore. Restando tra gli stabilimenti balneari, molti ricorderanno la fotografia di Aldo Moro insieme a sua figlia durante una passeggiata estiva. Nonostante il caldo, l’Onorevole appariva vestito in giacca e cravatta. Le uniche immagini recenti dei politici durante le loro vacanze estive sono quelle di Berlusconi a Porto Cervo con la sua inseparabile bandana e Salvini al Papeete a sorseggiare un cocktail. I tempi cambiano, la moda anche, ma molti utenti hanno commentato che il decoro per una personalità publica non dovrebbe essere lasciato sotto l’ombrellone. Ecco quindi come si demolisce la reputazione di una persona considerando aspetti quali i capi che decide di indossare. Niente di cui scandalizzarsi, in quanto trattasi soltanto di una comunicazione politica fallimentare. Ecco perché probabilmente la Schlein paga 300 euro all’ora per una consulenza dalla sua armocromista di fiducia.

Salvini “come mamma l’ha fatto” posare a favore di camera tra le lenzuola.

TV COME PALCOSCENICO O PASSERELLA?

Adesso andiamo ad alcuni cenni storici di come, anche in politica, conta molto come ti vesti. Era il 26 settembre del 1960 quando andava in onda il primo dibattito televisivo della storia. Nixon e Kennedy si contendono la poltrona. Purtroppo, il vicepresidente non si sentiva a suo agio in quella del set allestito per l’occasione. Il giovane senatore, invece, ebbe il tempo per il trucco e parrucco. Sul piccolo schermo, infatti, oltre al suo carisma, spiccò fuori anche il suo abito. Da quel momento in poi la moda avrebbe camminato a braccetto con la politica. In tempi recenti, nonostante nel libro “Becoming” l’ex first lady lamentasse il disinteresse del marito nei confronti della moda, Barack Obama è riuscito a diventare un’icona di stile. Era il 2014 quando ruppe il dress code presentandosi con un abito beige. Come dimenticare poi i cappelli Make America Great Again durante la campagna elettorale di Trump? Sono solo alcuni dei tanti esempi che potremmo fare. Il nuovo trend dell’armocromia ha fatto impazzire in molti, soprattutto la Schlein che ha ammesso di averne una. Molti hanno gridato allo scandalo, ma sono gli stessi che la elogiarono per il suo servizio fotografico per Vogue. Ma che cos’è quindi l’armocromia? Si tratta di uno studio accurato ed oggettivo della persona in termini che ne caratterizzano la pelle, gli occhi e i capelli, al fine di determinare qual possano essere le tonalità di colori, caldi o freddi, saturi o vivaci che maggiormente riescano ad esaltare quella persona. Legata al neuromarketing, diventa quindi fondamentale quando si parla di strategie di mercato, acquisti e vendite e quando si parla di comunicazione politica. E ora che tanti politici stanno correndo alla ricerca del proprio armocromista per le loro campagne elettorali dove le ospitate televisive non verranno di certo a mancare, non possiamo non menzionare le volte in cui, invece, sono stati commessi degli errori imperdonabili. Nel 2015, l’allora ministra della Giustizia francese Christiane Taubira è stata criticata per aver indossato delle costose scarpe firmate Christian Louboutin. Le scarpe sono state criticate per essere una spesa inutile e stravagante in un momento in cui l’economia francese era in difficoltà. Oppure quando la moglie del Presidente ucraino posò tra le macerie di Kiev per un servizio fotografico. Vediamo adesso dove, ad aver lanciato un messaggio politico attraverso la scelta degli abiti, siano stati altri gli invitati del Met Gala, uno dei red carpet più importanti degli ultimi anni.

QUANDO LA POLITICA SI INDOSSA

Un lungo abito bianco con una scritta che potrebbe sembrare vernice tanto quanto sangue. L’abito Tax the Rich indossato da Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata star dei democratici conosciuta come AOC, fece scalpore, finendo sotto indagine della commissione etica della Camera. Sempre sullo stesso red carpet dove sfilarono Rihanna, Beyoncè e Cardi B, il membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato di New York, la Carolyn Maloney, sarebbe passata alla storia con un abito che definire manifesto politico è dire poco, curato in ogni minimo dettaglio, non solo nelle scelte testuali. Colori come il viola, il bianco e l’oro rimandano al movimento delle suffragette. E infatti la donna ha voluto ribadire l’importanza di tutelare le donne e i loro diritti in pericolo in diverse parti del mondo, reclamando l’importanza della parità. Infine, la star del calcio femminile statunitense Megan Rapinoe, con addosso un tailleur di Sergio Hudson di seta rosso vivo abbinato a una camicetta blu decorata con stelle bianche, un chiaro richiamo alla bandiera americana, avrebbe portato con sé non una sempliceborsa con la scritta “In gay we trust”, gioco di parole sul classico “In God we trust”. Quando la politica si indossa, l’obiettivo è sempre quello di lanciare un messaggio, comunicando quello che per te è un valore che viene calpestato non dai tacchi a spillo delle passerelle, bensì dalla classe politica. Quando la prima pecca di classe, a rimediare è chi scegli di avere ”alta classe” vestendo Hudson e tanti altri marchi. Oppure, contattando telefonicamente il proprio armocromista, vero Elly?

 

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