“Caro lettore…”: ecco come le lettere hanno cambiato il mondo e la storia

Le raccolte epistolari sono state da sempre simbolo di intima umanità e pivot della storia. Scopriamone alcune.

Nell’immaginario collettivo la lettera è simbolo di raccoglimento e privacy. Nella storia dell’umanità, però, è stata protagonista nei momenti più cruciali per l’uomo. Erano parte della quotidianità di tutti e mezzi di comunicazione efficaci.

I francobolli sono ormai pezzi da antiquariato

Caro lettore…

Non siamo più così abituati a formule del genere, agli incipit di una lettera.

Nessuno scrive più missive ai parenti o agli amici, nessuno utilizza più la carta per dichiararsi celatamente al proprio amore e nessuno, in forma leggermente diversa, manda tanti saluti da posti esotici attraverso una cartolina.

Le uniche lettere sono quelle che i nostri genitori tengono in scatole nostalgiche o quelle che i bambini ancora spediscono a Babbo Natale. Stupiti? Sì, anche io, ma vi posso assicurare che ancora le scrivono e con molta attenzione.

Nonostante il periodo natalizio, però, l’immagine dell’uomo del 2023 che si siede alla scrivania e prende carta e penna è vintage e un po’ anacronistica. La comunicazione ora è facile, immediata, veloce: sblocchi il telefono, mandi un vocale e aspetti la risposta. Fine.

Eppure, per secoli, dall’Impero Romano a Van Gogh, le epistole hanno rappresentato il fulcro della comunicazione, quella più intima, più riservata ma, per noi posteri, estremamente utile alla comprensione della componente più umana.

Ci sono raccolte epistolari che sono state decisive per l’affermazione di un nuovo modo di concepire il mondo, per provocare guerre o sancire la pace. Vediamone alcune.

L’altro volto di Cicerone

Cicerone, instancabile oratore e saggista, non solo ha lasciato numerosissime opere, ma anche un totale di 835 lettere, indirizzate per circa metà all’amico e confidente Tito Pomponio Attico. La valenza storica è innegabile, perché rappresentano la vera mentalità di un uomo di cui avremmo, altrimenti, solo un punto di vista controllato. Essere in possesso dell’epistolario di un uomo del calibro di Cicerone, significa poter leggere tra le righe i suoi dubbi e le sue preoccupazioni, come anche le sue emozioni o gioie.

Dichiarazioni di guerra

La potenza di una lettera passava anche attraverso la sua capacità di far scoppiare una guerra: Otto Von Bismark, cancelliere prussiano, preparò un telegramma in tono offensivo, il «dispaccio di Ems», per provocare la reazione della Francia.

1870: l’imperatore francese Napoleone III si oppone all’occupazione del trono spagnolo da parte di un membro della casata reale prussiana. Indignato, il re di Prussia Guglielmo I, fa sì che Bismarck mandi un dispaccio dal testo umiliante. Napoleone III dichiara guerra che sarà disastrosa su tutti i fronti.

Lettere a colori

Il grado di intimità di una lettera prende forma (e colore) anche attraverso dipinti e quadri.

Giovanni Fattori (1825-1908) in Lettera al campo, 1873-75, Milano, rappresenta un soldato in compagnia solo di due cavalli fermi a riposare e di una lettera che ha tra le mani. L’accampamento in lontananza. Non è la guerra a essere al centro della raffigurazione, bensì una piccola, preziosa, personale lettera che riporta noi e il protagonista a un’umanità che sembra sempre persa durante le battaglie.

In Lecture de la Lettre (1921, Parigi) Picasso rappresenta due amici, evidentemente molto in confidenza, intenti a leggere le righe di un’epistola. Il quadro è misterioso tanto quanto lo è una lettera: una lettera che noi riconosciamo solo dal formato, non sapremo mai quale fu il contenuto che i due protagonistici della tela di Picasso stavano apprendendo.

La bambina spedita come un pacco

Chiudiamo con un’ultima curiosità: non si tratta di una lettera nella storia, nell’arte o nella letteratura. No, si tratta di una bambina con tanto di francobollo.

Febbraio 1914: Charlotte May Pierstoff, 5 anni, viaggia in treno per raggiungere la nonna. Ma non come un comune passeggero. Ebbene, la piccola Charlotte May viaggia come pacco postale e sul cappotto ha un francobollo da 32 centesimi, ossia la tariffa per un pacco del suo peso: 22 chili. Il capotreno incontra la bambina due volte durante la corsa: durante la prima la bambina sta prendendo aria perché ha la nausea. La seconda volta, invece, è seduta sopra i sacchi delle lettere e non sulle panche destinate ai passeggeri. Il capotreno, incuriosito, controlla tra i registri ed è tutto in regola: 22 chili di merce, la nostra Charlotte, costano se spediti da Grangeville a Lewiston, 32 centesimi. E di fatti è proprio quella la destinazione: la casa della nonna.

È normalità, non è clandestinità, è tutto in regola: è proprio questo che ci fa riflettere e ci fa capire che, nonostante fosse solo il secolo scorso, quel mondo non esiste più.

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