Per scoprire cosa sia accaduto al cinema neorealista bisogna riavvolgere il nastro, quando Giulio Andreotti emanò la Legge n. 958/49.

La DC entra in sala. Ma non come un film, bensì con una legge, che avrebbe di lì a breve ucciso il cinema neorealista. La colpa? Di Giulio Andreotti, grande amante della settima arte, che pur di incentivare la distribuzione delle pellicole italiane, avrebbe finito inevitabilmente con l’affossare un genere, quello neorealista.
IL CINEMA SECONDO GIULIO
Il divo, il papa nero, e belzebù. Ma anche soprannomini meno accattivanti, come un semplice zio Giulio. Sono solo alcune delle mille identità dell’Onorevole Andreotti, politico dalla doppia moralità, i cui mandati coincidono con pagine più oscure del nostro Paese. Dietro i suoi occhiali spessi, si nasconde un indole mite e silenziosa, dal temperamento freddo e distaccato. Gli aspetti legati alla sua vita al di fuori di Palazzo Madama sono oscuri. L’unico punto che intreccia la sua militanza politica con la sua sfera privata è stato il suo amore per il cinema, come si evince dalla legge da lui stesso creata. Tutto cominciò con un decreto, emanato nel Dicembre del 1949, con l’obiettivo di incentivare le produzioni italiane e riequilibrare il rapporto della circolazione di pellicole americane nel nostro Paese. Per tale ragione generi come quello neorealista scompariranno lentamente. Intere pellicole censurate e tagliate. Le più sfortunate, furono proibite. Le sale cinematografiche erano ancora terreno fertile e quindi poteva capitare che venissero proiettate pellicole non viste di buon occhio da parte di alcuni. Erano un problema più i messaggi politici criptici da codificare piuttosto che qualche capezzolo fuori posto. Molti di questi film erano proprio quelli neorealisti, dove il registra racconta quello che vede, soprattutto dopo gli anni di silenzio a causa dei regimi totalitari. Nonostante il cinema fosse un medium sulla via del tramonto, veniva ancora considerato come un potenziale pericolo per la sua capacità di influenzare il pubblico. Era, inoltre, un settore spesso in balia dell’anarchia, con una produzione talmente mista da non essere mai stato il cinema un simbolo italiano. Eppure la legge Andreotti aveva come obiettivo quello di rilanciare il cinema dopo i fatti della Seconda guerra mondiale. Ecco spiegata, quindi, la nascita di una legge che potesse tutelare la settima arte. Il compito di Andreotti infatti fu, oltre quello di visionare le pellicole con sonnellini tattici di 15 minuti, di dare un robusto supporto finanziario ai registi, ai produttori e alle case cinematografiche. In aggiunta, delle giornate di programmazione settimanale nelle sale in modo tale che gli spettatori cominciassero a visionare film di produzione italiana. Nonostante l’industria cinematografica italiana stesse cominciando pian piano a costruirsi una propria identità sulla scena internazionale, un genere, quello tanto amato dagli italiani, e che ha lanciato attori e registi di grande calibro, come Sophia Loren e Vittorio De Sica, avrebbe presto smesso di essere proiettato nelle sale.

FACEVA COSI SCHIFO IL CINEMA NEORALISTA?
In realtà non proprio, era anzi il genere preferito degli italiani. Non era una loro abitudine quella di frequentare le sale a causa dei costi del biglietto, motivo per cui le sale fossero frequentate da pochi eletti, o meglio, borghesi. Per tale ragione, la passione per la settima arte era poco diffusa. I generi, tra l’altro, erano pochi e abbastanza monotoni, rappresentando soltanto una parte di pubblico, ovvero quella fetta che poteva permettersi di andare al cinema. Il genere neorealista sarebbe arrivato soltanto col dopoguerra, quando nelle sale italiane venne proiettato Roma città aperta. Il critico Alberto Asor Rosa rimase folgorato, a tratti commosso, nel vedere gli anni della guerra riassunti in un film, come se quegli anni di miseria e atrocità, fossero effettivamente durati il tempo della visione della pellicola. Gli stenti, la povertà e la morte sono solo alcuni elementi delle scene del film, che fa aprire gli occhi allo spettatore su quanto accaduto fino a qualche tempo prima. Il genere si diffonde e piace al pubblico, poiche quest’ultimo riesce a specchiarsi nella pellicola. Gli attori, infatti sono gli spettatpri insieme alle loror vite. Star del cinema come la Lollobrigida e la Loren abbandonano lo sfarzo per somigliare al proprio pubblico. Addio ai tacchi alti, abiti patinati e corsetti per rendere la vita sempre più stretta. Un saluto anche alle trame fatte di feste, balletti e tanto sfarzo. Le scarpe che le attrici dovranno indossare saranno di qualche numero più grande, mentre i capelli non saranno più raccolti, ma lasciati cadere sul viso. Il regista, invece, assume il difficile compito di rappresentare una realtà martoriata che politici come Andeotti vogliono nascondere come la polvere sotto il tappetto. Giulio non ne voleva sapere di fare figuracce con i potenti della terra. Nonostante il successo del film La Ciociara, la scena dello stupro non poteva passare inosservata. Altri film neorealisti, invece, sono stati decisamente più sfortunati, non venendo mai proiettati nelle sale. Vediamone alcuni.
L’ARRIVO DI FRANCESCHINI E LA LISTA DI ALCUNI FILM CHE TI SEI PERSO GRAZIE AD ANDREOTTI
Grazie all’ex ministro Franceschini, le legge Andreotti è stata ridimensionata. Eppure ancora oggi risulta essere una rarità il ritrovo di pellicole perdute poiché bollate in passato da Andreotti. Si inizia già con La spiaggia di Lattuada nel 1954. Persino le pellicole dell’iconico Totò non sono state risparmiate, poiché le sue parodie non sono state viste come tali, se non come delle caricature nate per offendere e denigrare gli altri. Giulio non perdona. A Le avventure di Giacomo Casanova di Steno, è toccata la stessa sorte. Anche le pellicole straniere come quelle di Alfred Hitchcockfurono esaminate dalla commissione. Il Nodo alla gola sarebbe passato, se solo non fosse stato per quella coppia omosessuale. Niente da fare, bocciato pure quello. I film romantici sono una palla un pò per tutti. Anche per Giulio, che non ha gradito più di tanto Ultimo tango a Parigi. E qui, forse, potremmo darti anche ragione. Si vola in Libia invece con Cannibal Holocaust. Se il posto non vi dice nulla, a Giulio ricorda qualche cosa. Anche qui, il commento è stato lapidario, poiché la pellicola avrebbe denigrato l’esercito italiano. Beh, che dire. Buona visione.