Sono ormai passati cinquant’anni dalla pubblicazione de “L’occhio più azzurro”, ma la lotta di Toni Morrison contro il razzismo è più che mai attuale.

L’autrice, prima donna afroamericana a ricevere il premio Nobel per la letteratura, ridà voce al suo popolo, ancora oggi vittima di pregiudizi e soprusi, distruggendo la cultura colorista formatasi anche a causa degli imperi occidentali.
Cultura a servizio dell’impero
Nel corso dei secoli, arte e letteratura sono sempre state due strumenti indispensabili per la costruzione e il mantenimento dei diversi imperi occidentali. Infatti, come affermò lo stesso William Blake “Alla base dell’impero, vi sono l’Arte e la Scienza. Toglietele o svilitele e l’impero non esisterà più.” Le decisione politiche, economiche e commerciali dei colonizzatori sarebbero state inefficaci se non fossero state affiancate da determinate teorie socio-culturali, come quella dell’inferiorità dei nativi del così detto “Nuovo Mondo”. Queste convinzioni sono state riportate e legittimate, più o meno intenzionalmente, in una delle forme letterarie più potenti di sempre: il romanzo. Attraverso la cura dei dettagli e le precise coordinate spaziotemporali, questo modello letterario ci presenta una chiara descrizione di svariati contesti sociali, tra cui quello coloniale. Se da un lato queste idee hanno ulteriormente arricchito gli europei, dall’altro hanno portato alla nascita di teorie razziste e forti nazionalismi.

Cambiare punto di vista
Al giorno d’oggi, tutte quelle popolazioni un tempo emarginate cercano di dare nuovo valore al loro passato, alla loro storia. Infatti, se prima l’immagine degli afroamericani veniva sempre associata a tematiche come la schiavitù, nella seconda metà del secolo scorso la pubblicazione degli scritti di Toni Morrison ha sicuramente stravolto le carte in tavola. La scrittrice, autrice di opere come “Il dono” e “Amatissima“, racconta in modo crudo e coinvolgente attimi di vita quotidiana della sua gente. In particolar modo, ne “L’occhio più azzurro” analizza come il razzismo possa influenzare i comportamenti di coloro che ne sono vittime.
Subire o reagire
Tra queste pagine l’autrice elabora un’attenta analisi psicologica volta a comprendere le dinamiche socio-comportamentali di due personaggi: Pecola Breedlove e Claudia McTeer. Entrambe bambine nera dell’America del secolo scorso, Pecola e Claudia sono giovani vittime della cultura dominante bianca. La prima, priva di figure familiari di riferimento, risponde a tale meccanismo con una semplice richiesta: un paio di occhi azzurri. Questa preghiera evidenza quanto i canoni di bellezza bianca e le implicite teorie razziste influiscano sulla personale percezione fisica della fragile Pecola. La seconda, Claudia, è la dimostrazione che il razzismo si può combattere. Infatti, se Pecola vorrebbe somigliare a tutti i costi alla bianchissima Shirley Temple, Claudia la detesta. Questo suo implicito rifiuto per la cultura dominante dell’epoca può essere ritrovato anche nel fatto che la giovane McTeer distrugge il suo regalo di Natale: una bambola bianca. Questo dono, tanto desiderato dalla maggior parte dei bambini bianchi e neri di quegli anni, viene percepito da Claudia come un pericolo: rappresentazione di tutto quello che potrebbe distruggerla psicologicamente. Questo secondo personaggio rappresenta la volontà del popolo afroamericano di reagire e far valere la propria voce. Una volontà più che mai attuale, dati i recenti fatti di cronaca e le molteplici manifestazioni di cui il continente americano è stato testimone. Nonostante la lotta contro il razzismo sia ancora lunga e piena di ostacoli, questo genere di libro è la testimonianza che solo invertendo lo sguardo, qualcosa può effettivamente cambiare.
Parole preziose e tanta voglia di leggere ciò che hai recensito . Grazie , Carmen! Sei un essere speciale. Il razzismo è ancora lontano dall’ essere sconfitto ma uno sguardo altro è necessario . Anche le vittime rincorrendo la cultura dominante ne restano sconfitte . Non conosco il libro , ma conto di leggerlo.
Rosaria Scaraia