Cosa c’è scritto nelle stelle? Scopri il tuo destino con gli stoici e i Lùnapop

Scopriamo come gli Stoici e i Lùnapop sembrano avere una simile idea del destino, secondo cui tutto è già stato stabilito e gli uomini non hanno alcuna libertà.

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Ti capita mai di leggere l’oroscopo, di guardare le stelle e chiederti cosa mai avrà in serbo l’universo? Oppure, di parlare coi tuoi amici pianificando il tuo futuro e chiederti cosa ne sarà di te? Dove sarai tra dieci anni? che lavoro avrai? dove vivrai? chi conoscerai? Non scoraggiarti. Seppure a volte senti il peso delle responsabilità, ricordati che tutto è parte di un piano e tu non puoi fare proprio nulla per contribuire a cambiarlo.

Tutto a posto, niente in ordine

Questo ha i sui vantaggi e i suoi svantaggi, ovviamente. Se sarai un fallito, nessuna tua azione potrà  fare nulla per evitarlo e dovrai accettare la tua sorte in silenzio. Al contrario, questo limita le tue responsabilità in caso di una catastrofe. Infatti, a qualsiasi persona punti il dito contro di te insinuando che avresti potuto fare qualcosa per schivare il peggio, potrai semplicemente sollevare le spalle e dire in maniera sconfortata: “Si vede che doveva andare così!”.

Proprio il fato fa da padrone in un universo di questo tipo, in cui ogni entità, compresi gli uomini è solo un ingranaggio di un enorme sistema di cui niente e nessuno ha controllo. Questo significa che nulla dipende dal contributo dei singoli, che tutto è parte di una storia già scritta, che il mondo gira anche se tu non gli dai una spinta (anche perché era già previsto che tu non l’avresti data). Insomma, tutto a posto e niente in ordine. O meglio, tutto al proprio posto in un ordine incompreso agli occhi degli uomini.

La parola “fato” rispecchia tutto questo sin dalla sua etimologia. Deriva, difatti, dal latino “fatum“, che si può tradurre letteralmente con “ciò che è detto”, ad indicare una necessità ineluttabile, espressa generalmente dall’alto, e in grado di generare un ordine degli eventi che non può essere determinato da chi è parte del suo progetto.

Una visione concorrente a questa si insidia nell’animo umano, perché molti non possono accettare che il proprio contributo non valga niente. Allora, al fato si oppone una vaga, ma alquanto soddisfacente idea di destino, in cui, per dirla con Pico della Mirandola,

Homo faber suae fortunae. (L’uomo è artefice del proprio destino.)

Gli uomini si dividono, allora, in maniera sommaria, in due categorie: da una parte, quelli che accettano fatalisticamente un universo che li controlla e si fanno burattini nelle sue mani; dall’altra, quelli che proprio non ci stanno ad essere solo una pedina, che rivendicano la loro libertà, che vogliono mettercela tutta per cambiare le cose.

L’incostanza umana, però, fa sì che la maggior parte di noi oscilli il più delle volte tra le due posizioni, giustificando eventi e azioni come fa più comodo a seconda delle circostanze. In attesa che le cose vadano per il meglio, ci mettiamo nelle mani del fato, ma ci prendiamo il glorioso merito di ogni cosa che funzioni nella nostra insignificante vita.

Il fato nello stoicismo

Alla prima visione descritta, quella riguardante il fato, si ispirano gli stoici. Tutto il loro sistema è retto da questa forza che impedisce ad ogni uomo di diventare attore, di emanciparsi, di prendere in mano la propria vita e dirigerla nella direzione che più lo soddisfa.

Lo stoicismo fu fondato ad Atene da Zenone di Cizio attorno al 300 a.C. e divenne una delle scuole filosofiche più importanti dell’età ellenistica, insieme a epicureismo e scetticismo. Il nome di questa scuola deriva da στοὰ ποικίλη (trad. portico dipinto), luogo in cui Zenone impartiva le proprie lezioni.

Ma al giorno d’oggi nessuno ricorda più a cosa ci si riferisce esattamente quando si esclama: “Ho sopportato stoicamente!”. Le informazioni storiografiche sono, infatti, accantonate in favore della necessità di esprimere alcuni dei concetti più rilevanti della dottrina di questa scuola. Innanzitutto, si enfatizza l’importanza di tenere duro senza dolore e senza eccessiva sofferenza, annullando le proprie emozioni in vista del risultato. Questo rispecchia l’atteggiamento del saggio stoico, che ricerca una generale assenza di passioni nell’anima e nel corpo, secondo gli ideali dell’apatia e dell’atarassia.

Questo atteggiamento è dettato, però, dalla fiducia che lo stoico ha nei confronti del fato. Infatti, esso è strettamente legato al concetto di provvidenza, intesa, però, non come “pro-(v)vedere“, ma come “pre-vedere“. La previsione è sempre possibile per gli stoici, attraverso la mantica o la divinazione, perché il cosmo ha un ordine già dichiarato e tutto procede secondo una stretta necessità causale. In pratica, niente sfugge a un sistema determinato fin nei suoi particolari.

La divinità non guarda dall’alto, ma informa il mondo come λόγος o ragione. Questa si svela secondo principi non chiari agli uomini, ma sempre prevedibili e concordanti con la provvidenza o il fato che essa stessa incarna. Insomma, nell’universo stoico, l’uomo non è libero, ma nemmeno si preoccupa, consapevole che tutto è stato già organizzato, che lui può leggerne le tracce e che le sue emozioni vanno spente, perché tutto ha il suo scopo e il suo modo d’essere al di là della volontà umana.

“Ma, ricordati, il destino non ti guarda in faccia mai”

Si ha, spesso, la sensazione di non avere il controllo specialmente quando siamo con la persona che amiamo, soprattutto quando abbiamo l’impressione che l’universo abbia incrociato la nostra strada con quella della nostra metà senza che noi abbiamo fatto nulla per meritarcelo. Insomma, l’amore è il vero banco di prova del fato, l’unica occasione in cui siamo veramente grati che il cosmo ci presenti alla persona giusta mentre siamo dispersi nel nostro vagabondaggio.

Tutti ci emozioniamo quando ascoltiamo Qualcosa di grande dei Lùnapop perché ci mette in una prospettiva in cui è impossibile non amare il fato. Anno 1999, la canzone è inserita nello stesso album (tra l’altro, l’unico del gruppo, scioltosi poco dopo la sua uscita), …Squérez?, in cui troviamo il pezzo che ha probabilmente contribuito più di tutti al successo della band, 50 Special.

In Qualcosa di grande si evince la certezza che il fato riporta sempre sulla stessa strada coloro che sono destinati ad essere e che aleggia su di noi la radicale condanna che le cose non possano essere altrimenti, nemmeno a costo dello sforzo umano:

Ma c’è qualcosa di grande tra di noiChe non potrai cambiare maiNemmeno se lo vuoi.

Chi scrive la canzone si domanda il perché dei cambiamenti nella vita della propria amata, della lontananza tra di loro, della difficoltà di gestire un legame tanto oscillante. Gli interrogativi sono mescolati alla cieca fiducia di chi sa che tutto andrà per il verso giusto, dal momento che un piano esiste per coloro che sono designati.

Il protagonista tenta di convincersi dell’amara illusione che, se pure la sua fiamma ha ora un altro, non sarà che un periodo di passaggio, perché il cosmo conserva sempre un posto per coloro che sono predestinati. Inutile dire che, sebbene le cose per lei paiano andare bene, non può dimenticare che:

Cos’è successo? La fortuna non ti ha mai abbandonataMa ricordati il destino non ti guarda in faccia mai.

Infatti, se pure la vicenda può essere sempre letta da due prospettive diverse (quella del paroliere e quella della dedicataria), al fato è l’unico che possa vantare una prospettiva privilegiata sul corso degli eventi.

Perciò, la prossima volta che vi sembrerà di affogare tra le trame della vita o tra le trappole che la vostra storia vi tende, aspettate a disperare e chiedetevi prima quante possibilità ci siano che non si rimetta tutto a posto. A volte il fato è un maledetto, ma tante altre può davvero riparare le cose. Confidate sempre nel fatto che questo organizza, vede e provvede (soprattutto in amore)!

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