La Garisenda prossima al restauro: vediamone la bellezza attraverso gli occhi di Dante

Tra le varie torri della città di Bologna, le più note sono probabilmente la torre degli Asinelli e la Garisenda. Quest’ultima, nota per la sua inclinazione, sta preoccupando i bolognesi negli ultimi tempi.

Bologna è la città italiana più nota per la presenza delle torri. Storicamente importante già ai tempi degli Etruschi e poi dei Romani, ha il suo sviluppo più importante durante il medioevo. La sua struttura cittadina risente molto di questo periodo storico ed è anche per questa influenza che la città si compone di svariate torri, che al tempo avevano funzione soprattutto militare. La torre più famosa è probabilmente la Garisenda, nota per la sua inclinazione. Proprio l’inclinazione della torre sta preoccupando i bolognesi, tanto da chiudere le vie attorno ad essa, incluse quelle pedonali. Vediamo, attraverso gli occhi di Dante, perché è importante preservarla.

Il sonetto della Garisenda

Tale sonetto lo si ritrova su un Memoriale del notaio Enrichetto delle Querce. Bologna era una città con grande spinta centripeta per quanto riguardava gli studi giuridici, inoltre era cosa comune che per non sprecare carta, sulle pagine che rimanevano in bianco si copiassero poesie oppure si facessero dei disegni. Grazie a questo e all’attaccamento che il giovane Dante ebbe con Bologna, possiamo trovare conservato questo sonetto.

In questi 14 versi, Dante parla della bellezza della torre Garisenda, che cattura i suoi occhi. Proprio per tale bellezza, i suoi occhi non riescono a guardare altro se non la torre in questione e non notano l’altra torre (o per alcune interpretazioni “non notano l’altra”, ovvero Beatrice). Per questo motivo, dice Dante, i suoi occhi non potranno mai chiedergli scusa a sufficienza, a meno che non si accechino. Lui stesso non perdonerà mai i suoi occhi, perché ha buona ragione per detestarli.

Questo è un elogio non solo alla Garisenda, ma anche alla torre degli Asinelli. L’interpretazione più diffusa, infatti, è che Dante si lamenta che i suoi occhi erano troppo impegnati ad ammirare la Garisenda, che non si sono accorti di quest’altra torre, molto più imponente in altezza e anche più nota ai tempi. Si tratta di un elogio generale alla bellezza architettonica della città di Bologna. Per questo motivo il notaio lo inserisce nel suo Memoriale.

La Garisenda nella Commedia

L’attaccamento che Dante ebbe con la città di Bologna non si consuma solo in un sonetto. Uno dei maestri dello Stil Novo, Guido Guinizzelli, era originario di Bologna. Dante era tanto attaccato a lui che, nella Commedia, dice di volersi buttare nel fuoco per poterlo salvare, in quanto è “padre mio e de li altri miei miglior che mai rime d’amore usar dolci e leggiadre”. Con questi versi lo colloca come padre dello Stil Novo e suo predecessore.

Non si limita a questo la presenza di Bologna nella Commedia. Ben prima dell’apparizione di Guinizzelli (appare nel Purgatorio), Dante parla ancora della Garisenda, tra l’ottavo e il nono cerchio dell’inferno. Si tratta del canto XXXI dell’Inferno. Si trova nel “pozzo dei giganti”, puniti per aver sfidato Dio. In particolare si parla del gigante Anteo, che sbuca dal pozzo. Mentre il gigante si china verso di loro (Dante e Virgilio) per prenderli e portarli verso il Cocito, Dante guarda il gigante chino e lo paragona alla torre Garisenda, proprio per l’inclinazione e ovviamente per la misura elevata.

Qual pare a riguardar la Carisenda
sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada
sovr’essa sì, ched ella incontro penda:

tal parve Antëo a me che stava a bada
di vederlo chinare, e fu tal ora
ch’i’ avrei voluto ir per altra strada.”

La Garisenda oggi

Dal 2018 esiste una commissione tecnico scientifica istituita per monitorare la Garisenda. L’inclinazione è ovviamente sempre stato un fattore che potrebbe procurare un potenziale allarme. Proprio per questo i monitoraggi stanno continuando sin dalla prima metà di Ottobre. Oltre alla commissione tecnico scientifica, si sono uniti un’azienda specializzata ed una task force. Nel frattempo il sindaco ha fatto chiudere al traffico e ai pedoni le strade circostanti la struttura.

Si sta cercando inoltre di costruire un team per il restauro della torre, ma non è ancora chiaro se sarà possibile accedere alle risorse del PNRR, anche per questioni di tempo. Nel frattempo è intervenuto anche il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi. Il problema, in primis, non sarebbe del comune o dello stato, ma innanzitutto di un bene. Per questo motivo, tramite anche l’aiuto della Protezione Civile, si sta valutando la necessità di un intervento diretto dello stato.

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