La bomba atomica, una delle più grandi tragedie che si siano mai consumate, è frutto di menti lucide e razionali o mediocri e banali?

A settantotto anni dalla bomba atomica che colpì Nagasaki, rileggiamo la vicenda alla luce di Hannah Arendt e capiamo perché quel disastro sia stato frutto della “banalità del male”.
9 AGOSTO 1945
La mattina del 9 agosto 1945 un Boeing B-29 si alzò in volo con a bordo la “Fat boy”, la seconda bomba atomica destinata a colpire il territorio giapponese a soli tre giorni dal bombardamento di Hiroshima. L’obiettivo iniziale era la città di Kokura che però a causa delle nubi l’aviatore non riuscì ad individuare e, ormai a corto di carburate, fu costretto a dirottare l’aereo su Nagasaki. Anche qui non fu facile per l’aviatore intercettare l’obiettivo ma per non rischiare l’ammaraggio a causa del poco carburante, decise di sganciare 6,4 kg di plutonio-239 sulla zona industriale della città. A perdere la vita in questo secondo e disumano bombardamento furono 80.000 persone di cui circa la metà morirono all’istante, tutti civili. Gli Stati Uniti detengono ad oggi il primato per essere stati la prima e ,fortunatamente, l’unica nazione ad aver fino ad ora utilizzato una bomba atomica, vincendo quindi su tutti i campi. “God bless America”!

HANNAH ARENDT
Filosofa, politologa e storica tedesca di religione ebraica, Hannah Arendt è stata una delle personalità più influenti nel dibattito post-bellico. Con la sua opera “Eichmann in Jerusalem: a report on the banality of evil”, più noto come “La banalità del male”, ha riletto la tragedia dei campi dì concentramento alla luce di un nuovo punto di vista: i protagonisti della strage, erano coscienti del male che hanno perpetrato o la loro era “semplice” fedeltà agi ordini? L’autrice articola il suo testo sulla figura di Adolf Eichmann,capo dell’ufficio B4 dell’ufficio per la sicurezza nazionale delle SS ed esperto in questioni ebraiche, di cui traccia inizialmente un profilo biografico, per poi cercare di indagare tutti quei processi mentali che portarono lui e tutti gli altri a compiere atti disumani contro innocenti. Non scelse questa figura casualmente: quando nel 1945 fu aperto il processo di Norimberga, di lui non si sapeva più nulla tanto che molti credevano fosse morto. Era in realtà fuggito in Argentina dove rimase nascosto fino al 1957, anno in cui decise di rilasciare un’intervista che gli costò la vita: non essendo lì prevista l’estradizione, Eichmann fu intercettato, rapito e portato in territorio israeliano dove venne processato ed infine condannato a morte nel 1962.
MALE BANALE O MALE RAZIONALE?
Con la sua opera Harendt ha osservato come la mediocrità di Eichmann sia stata la sua condanna: ha sempre seguito pedissequamente gli ordini, senza mai interrogarsi su ciò che effettivamente stava facendo, divenendo così uno dei protagonisti di una delle pagine più buie della storia mondiale:
Egli non era intrinsecamente cattivo, ma semplicemente un superficiale e inetto […] uno che “va dove tira il vento”
Il male che lui ha perpetrato è quindi “banale” perché frutto di inconsapevolezza e superficialità, un male mediocre e non ragionato portato avanti da una persona assolutamente normale, dall’aspetto tutt’altro che spietato o demoniaco che caratterizzava invece alcuni suoi celebri colleghi. Lo stesso discorso può essere applicato all’altra tragica strage che si è consumata al termine della seconda guerra mondiale. Di certo il presidente Truman era pienamente cosciente di quello che stava facendo quando, “molto contento”per la riuscita del primo esperimento atomico, ordinò che la “bomba speciale”sarebbe dovuta essere sganciata dopo il primo agosto; o quando, dopo il primo bombardamento disse: “Se non accettano adesso le nostre condizioni si possono aspettare una pioggia distruzione dall’alto come mai se ne sono viste su questa Terra”. Ma erano altrettanto coscienti i fisici che costruirono la bomba o gli aviatori che la sganciarono? Assolutamente no, nonostante gli aviatori americani non abbiano mai apertamente espresso rammarico per il dramma che hanno causato, inventando anzi giustificazioni non degne di essere ricordate, specchio di una Nazione che spinta dal desiderio di gloria, ha ucciso in due giorni più di 220.000 persone innocenti. Il caso tedesco e americano sono la prova che il male sia come un germe che si diffonde a macchia d’olio attraverso una gigantesca epidemia che nemmeno la razionalità può fermare, spazzata via dalla mediocrità dei singoli o dal “senso del dovere” che nasconde debolezza ed estrema superficialità. Quindi sì, il male può essere banale, lo dimostrano due tra le più tragiche stragi di cui la nostra Terra sia mai stata teatro.