Sono temi di discussione accesissimi oggi e per fortuna: femminicidi, corpo delle donne e nuovi modi di fare femminismo. Cerchiamo di orientarci insieme.
Fortunatamente, si parla sempre più di femminismo e di argomenti confinanti e derivanti da questo. Mentre si fanno passi avanti (seppur non abbastanza) per arrivare all’eguaglianza di genere, i problemi sono ancora tanti, tantissimi. Sono problematiche culturali, quindi radicate profondamente nella nostra società, nella nostra forma mentis. Quello che serve è una rieducazione rispetto a molte tematiche: il rapporto fra i generi, il non binarismo, gli orientamenti sessuali, l’abolizione del patriarcato. Tutto ciò non andrà solamente a riequilibrare la bilancia, ma anche a limitare il più possibile fenomeni come i femmincidi, lo stalking e le violenze.
L’eguaglianza femminile è una lotta
Le lotte femministe sono una costante negli ultimi due secoli, ma dove sono arrivate? Partiamo dal lontano 1895, anno in cui lo Statuto Albertino sancisce l’eguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge: essi godono di uguali diritti civili e politici, oltre ad essere eleggibili per cariche pubbliche. Piccola clausola: tutto ciò non vale per analfabeti, inabilitati e donne. Se prima del 1921 si parla di estensione del suffragio femminile, la venuta del fascismo pone una brusca battuta d’arresto. Infatti, il genere muliebre è relegato alla propaganda e alle opere caritatevoli, venendo indicato come angelo del focolare, dedito alla famiglia e alla conservazione della specie. Solo nel 1946 è concesso il diritto di voto alle donne in Italia, fortemente voluto da tutti i partiti del governo provvisorio. Con il referendum del 2 giugno 1946, prima votazione tricolore a suffragio universale, vengono elette 21 donne nell’Assemblea Costituente, di cui cinque divengono Madri Costituenti redattrici. Anche qui, si fa fronte comune per affermare la parità dei sessi e l’eguaglianza.
L’eguaglianza di genere… e oltre
Il principio fondamentale dell’eguaglianza fra i generi viene sancito dalla Costituzione italiana agli articoli 3 e 37, ma anche agli articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Nel 2006, inoltre, viene adottato il Codice delle pari opportunità fra uomo e donna, con l’obiettivo di eliminare ogni discriminazione basata sul genere che comprometta l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Quindi, alla domanda:”Ma è un reato ciò che è accaduto a Aurora?”, la risposta è sì. Essendo riconosciuto come atto discriminatorio, è un illecito, in quanto cagiona danno a chi lo subisce. E c’è di più: se il ddl Zan entrasse in vigore, si potrebbe applicare anche la norma che vieta atti discriminatori a sfondo misogino. Discriminare è reato, oltre che moralmente dubbio. Ripeterlo nel 2021 è quasi snervante, ma speriamo che il caso di Aurora possa aprire gli occhi a più persone possibili, in modo da rendere sempre più vicino il traguardo dell’eguaglianza oltre il genere.
Il corpo della donna
Da quando, negli anni ’70, il corpo è diventato oggetto di erotizzazione mediatica, non è facile sfuggire alle critiche sull’aspetto fisico. Ma, soprattutto, all’autocritica: non è forse vero che siamo proprio noi il giudice più severo di noi stessi? Alla vista di modelle slanciate, fiere portatrici della taglia 38, con una pelle perfetta, il fisico a clessidra (o a rettangolo, nell’ultimo decennio) e le curve al posto giusto, la maggior parte delle donne si sente sminuita. L’insoddisfazione cresce, si instilla un senso di inadeguatezza profondo: ecco che arriviamo alla situazione attuale, nella quale il 90% del genere femminile crede che, per essere attraente all’occhio maschile, si debba per forza essere snelle e provocanti. L’azione di mercato, è diventata, in ultima istanza, un’azione sociale: le donne che vediamo tramite media sono oggettivate e sessualizzate allo scopo di attirare lo sguardo maschile. Sguardo che, inevitabilmente, diventerà anche femminile, nell’atto del confronto e dell’emulazione. Non è difficile capire come, da questo punto di vista, gli uomini si siano ritrovati a vedere il corpo femminile come loro proprietà. E da qui la deriva mostruosa: gelosie tossiche, possessione, ossessione, femminicidi e violenze.