Imbrattata la Galleria Vittorio Emanuele II: “non confondiamo il vandalismo con la street art”

L’ennesimo monumento milanese imbrattato dopo pochi mesi: ecco perché questi atti sono da considerarsi vandalici e non di street art.

Dopo l’episodio di marzo in cui degli attivisti imbrattarono la statua equestre in piazza Duomo, la città di Milano è stata costretta ad assistere ad un nuovo atto vandalico verso un monumento simbolo della città: la Galleria Vittorio Emanuele II.

Imbrattata la Galleria Vittorio Emanuele II

Lunedì  7 agosto tre ragazzi, vestiti totalmente di nero, hanno imbrattato l’entrata della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. I tre writer si sono arrampicati sul monumento intorno alle 22.30, sfruttando con molta probabilità un locale adiacente alla “Terrazza Duomo 21”, per poi dileguarsi attraverso i tetti ad atto concluso. Lo sfregio non è sfuggito ne alla polizia locale, che è intervenuta poco dopo, insieme ai vigili del fuoco e ai Digos, ne all’occhio vigile dei passanti, che hanno manifestato il loro dissenso fischiando e riprendendo l’intera durata dell’atto vandalico. Le immagini dell’atto si sono diffuse rapidamente attraverso i social network, causando il disgusto e lo sconcerto dei cittadini, tra i commenti più popolari troviamo:

Matteo Salvini con  “Vergogna senza fine” condividendo il video su Facebook.

Attilio Fontana con “Devono pagare fino all’ultimo centesimo” aggiungendo  “Li prenderemo. Non possiamo accettare che le nostre città e la nostra cultura sia continuamente imbrattata e vandalizzata. Massimo della pena

Street art e vandalismo

Lo sfregio subìto dalla città di Milano è senza alcun dubbio un gesto riconducibile al vandalismo:  di fatto imbrattare o danneggiare uno dei monumenti simboli della città non può essere considerata street art. La street art, o più semplicemente arte di strada, consiste nell’utilizzo di bombolette spray, colori artificiali, sticker o più semplicemente disegni a mano libera per mandare o veicolare un messaggio che può essere di motivo sociale o politico, e che quindi va oltre al semplice senso estetico. Il vandalismo, invece, consiste nel danneggiare beni comuni o proprietà private, senza il permesso del proprietario o delle forze dell’ordine e senza nessun motivo apparente. In alcuni casi il vandalismo può comprendere la street art: questo accade quando quest’ultima non rispetta i requisiti precedentemente elencati. Riassumendo, si può dire che c’è una grande differenza tra arte di strada e vandalismo: la prima nasce dal voler esprimere un concetto seguendo e rispettando le regole, mentre il secondo è solo un modo sbagliato di protestare

 Writers vandali: danni e conseguenze

L’imbrattamento della Galleria Vittorio Emanuele II, fatto senza alcun tipo di motivo politico e sociale, è quindi da considerarsi un caso di vandalismo. I tre writers, incidendo graffiti, scritte stilizzate, tag e disegni sull’arco d’ingresso della galleria, hanno semplicemente danneggiato il monumento e, con esso, tutto ciò che questo rappresenta per i milanesi. In Italia, e nella stessa Milano, non è la prima volta che si assiste ad atti di questo tipo: nell’ultimo periodo, decine di monumenti presenti nelle più grandi città della nostra penisola sono stati imbrattati e solo interventi di restauro, talvolta costosi, li hanno poi riportati allo stato originario. La maggior parte di questi writers, pur creando un danno morale ed economico non indifferente, restano impuniti o talvolta non individuati. Bisognerebbe aumentare le pene nei confronti di questi vandali per evitare o, quantomeno, ridurre avvenimenti come quello della notte del 7 agosto.

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