Il fantastico: Todorov elabora una definizione che è ancora sulla bocca di tutti

Si è discusso molto su ciò che caratterizza o meno il fantastico, ma scopriamo la definizione che ha chiarito tutto!

Il genere fantastico è stato sempre soggetto a reinterpretazioni riguardo la sua definizione da parte di studiosi e critici letterari. Sino a quando, nel 1970, T. Todorov non concepisce quella che viene accolta positivamente dal mondo accademico.

James, Castex, Collins, Vax

Prima di arrivare ad una definizione ben chiara, T. Todorov ha esplorato e studiato i tentativi di definizione del genere “fantastico” elaborati nel corso del XIX secolo da filosofi, scrittori e critici.

Partendo dallo scrittore inglese Montague Rhodes James, prolifico inventore di storie sui fantasmi, il genere era caratterizzato da storie dall’ambientazione quotidiana e tranquilla: un’atmosfera che veniva interrotta in modo stranamente pacifico da personaggi fuori dall’ordinario, la cui presenza diviene sempre più minacciosa con l’aumentare della tensione nella storia.

Per Pierre-Georges Castex, studioso della letteratura fantastica in Francia, il fantastico non andava confuso con le storie d’invenzione convenzionali che si ispirano alla mitologia o al mondo fiabesco, storie ideate per andare oltre l’ordinario e scoprire nuovi mondi. Anche lui sosteneva che il fantastico è caratterizzato dall’intrusione nel mondo reale di un qualcosa di diverso, ma che mente a repentaglio la nostra coscienza, sfociando nell’incubo e nel delirio.

Altro importante scrittore, Roger Collins dal 1958 si impunta nel definire il genere col concetto di «rottura» inteso come un qualcosa di scandaloso nella razionalità del genere umano. Per lui era essenziale l’apparizione, quel qualcosa che non succede ma che accade veramente all’interno della nostra storia. Infine, Louis Vax, studioso del surrealismo, riprende i concetti di «inammissibile» e «indicibile» formulati da Collins per sostituirli con «inesplicabile»: così allarga la definizione di fantastico mettendo al centro di «conflitto» fra reale e possibile e afferma che il fantastico contiene in sé un elemento di seduzione.

Strano, fantastico, meraviglioso

Nel saggio Letteratura fantastica di T. Todorov vi è, come detto in precedenza, quella definizione del genere che è rimasta a lungo al centro di un dibattito ampio e accesso e che, nonostante tutto, rimane quella più attendibile.

Il fantastico è quel genere caratterizzato dal mondo ordinario, senza creature gotiche o mitologiche, in cui accade quel qualcosa che fa rimanere il lettore scombussolato. All’interno di questa incertezza troviamo il fantastico: entriamo in un’atmosfera strana o meravigliosa, in base a come il lettore decide di affrontarla. Di conseguenza, il fantastico «dura soltanto il tempo di un’esitazione» (font. T. Todorov, Letteratura fantastica). E solamente al termine della storia, è il lettore a decidere se ciò che è accaduto possa far parte o meno del mondo che lui definisce “reale”.

All’interno della sua definizione, Todorov ci tiene a sottolineare la differenza fra ciò che è «strano» e ciò che è «meraviglioso». Data la liberà che si assegna al lettore nell’interpretare ciò avviene di fronte ai suoi occhi, è strano ciò che è accaduto, ridotto a fatti noti e quindi è passato; mentre è meraviglioso ciò che è ancora ignoto, mai visto e quindi che deve ancora avvenire.

Le tre condizioni del fantastico

Definito il genere, Todorov si sofferma sulle caratteristiche per definire un racconto fantastico come tale rivolgendosi ai lettori stessi:

  • Bisogna considerare i personaggi come viventi: non ricorrete a spiegazioni sovrannaturali.
  • I personaggi della storia possono reagire come voi, abbiate il coraggio di sostenerli.
  • Rifiuta ogni tipo di spiegazione allegorica o poetica, vivi quel momento di incertezza!

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