Riscopriamo la storia dimenticata di Vittoria Nenni, uno dei simboli della lotta contro il nazifascismo

L’esperienza resistenziale annovera tra le sue file numerose eroine, tra queste figura Vittoria Nenni. A 80 anni dalla sua morte, conosciamola meglio.

Biografia Vittoria Nenni | Fondazione Pietro Nenni

Il 15 luglio 1943 Vittoria, terza figlia di Pietro Nenni, muore nel campo di sterminio di Auschwitz, a soli 28 anni. In pochi ricordano il suo nome e la sua storia, la storia di una giovane italiana e della sua instancabile voglia di combattere per ciò che è giusto, per la libertà, per la democrazia, per i diritti, contro la dittatura, contro i soprusi, contro la guerra.

Dalla Resistenza alla deportazione

Vittoria Nenni nasce ad Ancona nel 1915, figlia di Pietro Nenni e Carmen Emiliani; ha tre sorelle: Giuliana, Eva e Luciana.

Vivà, questo il suo nomignolo, è una bambina diligente e molto brava a scuola; fin da quando è piccola, Vittoria deve imparare a fare i conti con le posizioni politiche del padre, uno dei principali leader dell’antifascismo. Tutta la famiglia deve affrontare i continui arresti di Pietro che -a causa della sua battaglia contro il regime e contro l’ex collega Mussolini- finisce più volte in prigione; non è facile districarsi tra trasferimenti, pedinamenti, irruzioni, controlli serrati, minacce e violenze da parte degli squadristi fascisti.

Per sfuggire alle persecuzioni politiche, dapprima Pietro (nel 1926) poi il resto della famiglia si trasferiscono in Francia.

Qui Vittoria sposa Henry Daubeuf e i due entrano nella Resistenza e nel giugno 1942 vengono accusati dalla Gestapo di aver stampato volantini per diffondere propaganda gollista (Henry gestiva una tipografia durante l’occupazione nazista della Francia centro-settentrionale).

Il marito è fucilato, Vittoria viene arrestata nel Fort de Romainville, un transit camp nazista. Nel gennaio del 1943, Vittoria e altre 229 donne, che avevano militato nella Resistenza francese, vengono trasferite, caricate sul Convoi des 31000: destinazione Auschwitz. Solo 49 faranno ritorno.

Il nome del convoglio rimanda ai numeri assegnati alle donne nel momento del loro arrivo nel campo di sterminio: tra il 31625 e il 31854. Vittoria avrà il 31635.

Il giorno della memoria è sempre: 1BS “madrina” della pietra d'inciampo di Vittoria Gorizia Nenni | SB Online & OnAir

La morte e il ricordo

Vittoria non tornerà a casa, non rivedrà più la sua famiglia che fino alla fine della guerra spera di poterla riabbracciare. Vittoria morirà ad Auschwitz, colpita dal tifo e per le complicazioni di un’infezione sopraggiunta dopo, forse nefrite.

Avrebbe potuto salvarsi, probabilmente, se solo avesse reso noto alle autorità tedesche che aveva la cittadinanza italiana; non lo fece, anche per evitare di mettere in pericolo il padre.

Le  sue ultime parole, riportate sulla targa ad Auschwitz, sono state:

Dite a mio padre che non ho perso coraggio mai e che non rimpiango nulla.

L’ultimo biglietto che scrive a Pietro è del 30 gennaio 1943, poco dopo il suo arrivo nel campo. Da allora la famiglia Nenni non ebbe più sue notizie. Solo finita la guerra, apprese -grazie a una lettera di Saragat- della sua morte. In uno scritto del 29 maggio 1945 Pietro Nenni annota:

Povera la mia Vittoria! Possa tu, che fosti tanto buona e tanto infelice, essere la mia guida nel bene che vorrei poter fare in nome tuo e in tuo onore.

Il dramma di Nenni che perse la figlia Vittoria ad Auschwitz - la Repubblica

Un simbolo di Resistenza femminile europea

Vittoria Nenni è stata una donna coraggiosa, simbolo italiano ed europeo della lotta contro il nazifascismo.

Non si è mai tirata indietro, non ha mai abbassato la testa, fin da quando era solo una bambina e già aveva conosciuto le intimidazioni fasciste, fin da quando a Parigi poco più che adolescente era entrata nella Resistenza francese e rischiava quotidianamente con il marito di essere arrestata, fin da quando durante la prigionia a Romainville e poi ad Auschwitz faceva di tutto per le compagne… Ha sempre anteposto la solidarietà al bene individuale. Forte, coraggiosa e altruista così l’hanno descritta le compagne, sopravvissute; alcune le devono la vita.

Vivà non ha mai rinnegato le sue idee, a costo della libertà, a costo della vita. È morta combattendo per i suoi ideali, fino alla fine.

Di recente è stato pubblicato il saggio “Vittoria Nenni n. 31635” di Antonio Tedesco, frutto di una lunga e straordinaria ricerca biografia, archivistica, documentaria, che offre un profilo completo della figura di Vivà e che permette (ri)scoprirne come non mai la vita e le idee.

Lascia un commento