È “Temptation Island” mania: come i reality abbiano reso corna e cazzi altrui interessanti

I reality show hanno cambiato per sempre il modo di fare televisione (e i nostri sentimenti).

Il falò di confronto allestito sul set.

Dopo due anni di silenzio torna il reality show sulle emozioni (e i tradimenti) più seguito negli ultimi anni. Il successo del programma non deriva soltanto dal suo saper rendere le corna altrui qualcosa di personale, ma dal fatto che sappia bene come portare in onda le emozioni dei concorrenti del reality. Scopriamolo insieme.

IL PROGRAMMA SULLE TENTAZIONI CHE SA TENTARE ANCHE NOI

È il programma del momento, dove coppie in crisi decidono di mettersi alla prova e di dare un’altra chance al loro amore ormai alla deriva. Andando in terapia? Non proprio, bensì di approdare sulle coste sarde per partecipare a Temptation Island, giunto alla sua undicesima edizione. Il programma è condotto da Filippo Bisciglia che, in questa missione amorosa, ha il compito di vestire i panni di Cupido e di fare da mediatore tra i fidanzatini in crisi. Non scaglia frecce, ma frasi come ”Ho un video per te”, prova regina che mostra come proprio partner si stia divertendo sull’isola. Le coppie vengono quindi divise, ma a fare compagnia al povero innamorato solitario ci sarà una sfilza di tentatori che avranno come obiettivo quello di mettere in crisi te, la tua storia e la tua vita. Tutto finisce lì al falò di confronto, dove oltre alla storia d’amore di qualcuno potrebbe bruciare anche la reputazione di qualcun altro. Il format piace a tal punto che quando va in onda sembra bloccarsi il mondo. Persino Pornhub si è visto crollare le sue visite tutte le volte che il programma va in onda. Effettivamente è vero, guai a chi volesse chiederci di uscire il lunedì sera. Il nostro impegno è quello di vedere coppie scoppiare e altre sperare che possa esserci un ritorno di fiamma. Commentiamo il programma con le amiche, vorremmo come partner uno dei tentatori e se non addirittura gli occhi del nostro ex. Sui social si scatena il putiferio, a suon di tweet e meme, mentre le insights vanno alle stelle. Eppure, il segreto dei reality show, va cercato in ben altro e, per farlo, basta tornare indietro nel tempo, quando i reality sbarcarono in Italia tra curiosità e scetticismo.

Il cast del primo Grande Fratello, anno 2000.

L’ALMANACCO DEI REALITY: IL SEGRETO DEL FORMAT CHE HA SEMPRE SUCCESSO

Anni 90: il mondo cambia, la televisione pure. Infatti quello strumento mediatico che per quasi un secolo era stato l’indiscusso protagonista tra i media, stava assumendo sempre di più le fattezze di uno specchio che fosse in grado di riflettere la nostra società. Era quindi necessario trovare un nuovo format televisivo che fosse in grado di rappresentare questo cambiamento. Ecco quindi arrivare in prima serata un nuovo genere, quello dei reality, dove i protagonisti sarebbero stati non i classici politici, soubrette o star della televisione che avevano dominato gli schermi per anni, ma persone comuni, come la cassiera del tuo supermercato di fiducia. Dopo anni e anni in cui il pubblico veniva tagliato fuori dal televisore, adesso diventano spettatori di se stessi. Il primo reality in verità debuttò negli anni quaranta, ma ci vollero più di cinquant’ anni per far diventare il format popolare. Bisogna dire grazie, infatti, al Grande Fratello. Attenzione, non quello che conosciamo noi oggi, dove VIP dimenticati o influencer promettenti vanno a convivere, ma di quello NIP, ovvero quello in cui gente comune finiva col diventare, insieme alla loro quotidianità, star dei palinsesti. Sarebbe stato il primo di tanti reality, in quanto negli anni abbiamo avuto anche quelli ambientati su dimenticate isole dell’Honduras. Al pubblico il format piace a tal punto da non volersi limitare a seguirlo esclusivamente quando va in onda in prima serata sulle reti principali, ma anche attraverso il daytime o collegandosi tramite smartphone o computer, in modo tale da rimanere sempre aggiornati sulle ultime dinamiche. Effettivamente Peter Weir ci aveva visto lungo quando realizzò il The Truman Show che altro non è che una sottile parodia di come funziona non solo l’universo dei new media, ma anche della piega che avrebbero preso di lì a breve i reality, capaci di far rimanere con gli occhi incollati allo schermo qualsiasi spettatore. I format erano finiti e lo sperimentalismo stava andando pian piano ad esaurirsi, quindi perché non prendere le storie di gente comune? Molti hanno apprezzato l’idea, altri l’hanno aspramente criticata.

ODI ET AMO

C’è chi considera la televisione come luogo di apprendimento e che quindi non ci possa essere spazio per del potenziale trash. Per tale ragioni, programmi come i reality vengono fin da subito bollati come pericolosi. Da un lato è vero, in quanto i reality sono lo specchio della nostra realtà poiché, altrimenti, non si chiamerebbero neanche così. Per tale ragione la selezione dei concorrenti sta diventando sempre più mirata, per poi chiuderli in un set televisivo con le fattezze di una casa per mesi, spedirli in Honduras oppure ad un falò di confronto. A voi la scelta. Ebbene, basare il format sull’emotainment (questa parola esiste e se non sai cosa significa clicca qui https://www.ilsuperuovo.it/greys-anatomy-e-lemotainment-quando-lobiettivo-e-quello-di-farti-piangere/) risulta essere la loro ricetta segreta per farti scendere la lacrima facile e per affezionarti alle dinamiche create tra i concorrenti. Vedere inoltre uomini correre sulla spiaggia della propria amata, distruggere l’intero set e contare i pianti dei concorrenti è diventata una dinamica sadica che invece piace soltanto a noi spettatori. Dai che a breve ci sarà un nuovo episodio e staremo tutti lì a commentare le dinamiche del falò e a tifare affinché si lascino. Buona visione.

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