Le leggi fasciste contro la libertà d’informazione ci ricordano come la stampa rivoluzionò la storia

Anniversario dell’inasprimento dei provvedimenti restrittivi per la libertà di stampa da parte del governo Mussolini: accadde il 6 luglio 1924. 

 

In Italia il governo Mussolini annunciò un provvedimento restrittivo per la libertà di stampa, da approvare con esecuzione immediata dal Consiglio dei ministri.

Il decreto

Il decreto riprende le disposizioni previste da un precedente provvedimento legislativo del 1923 e mai reso esecutivo, che consentiva ai prefetti du avere ampio potere di censura in una serie molto ampia di casi, fino alla soppressione di un giornale. Molti direttori e proprietari di testate, e la stessa Federazione Nazionale della Stampa tentano inutilmente di bloccare il decreto, che in seguito verrà ulteriormente inasprito. Molti direttori e proprietari di testate furono  licenziati e la Federazione Nazionale della Stampa italiana Fnsi sciolta per far nascere un Sindacato fascista dei giornalisti. Benito Mussolini fece capire che avrebbe represso il libero confronto né avrebbe tollerato la diffusione d’idee avverse al suo progetto politico. L’azione del suo governo fu indirizzata ad l’opposizione,imponendo e diffondendo gli ideali del fascismo.

La stampa

L’invenzione della stampa rappresentò un momento di cesura rispetto al passato, segnando un punto di svolta letteralmente indelebile. Johann Gutenberg tra il 1448 e il 1454 stampò a Magonza il primo libro, la Bibbia a 42 linee. Questa importante data viene considerata insieme alla scoperta dell’America come uno dei punti di svolta della modernità. Ovviamente si tratta in entrambi casi di processi graduali e di lunghe conquiste, che solo per convenzione vengono fissate in una data specifica. L’invenzione della stampa però inaugurò un periodo che non ebbe precedenti nella storia. Agevolò la diffusione dei libri e del sapere il classico, che in breve tempo catturò l’interessi di più importanti umanisti dell’epoca. Muta il rapporto tra individui e società. Nuovi modi di produzione del sapere iniziano ad affermarsi nei luoghi laici come le università, accademie, cenacoli letterari filosofici e tipografie. La repubblica delle lettere nasce come corrispondenza epistolare tra i più importanti dotti umanisti e si configura in una dimensione che trascende le singole confessioni.

Libertà

L’uomo e il sapere classico diventano il centro di questa nuova epoca, che respira un clima di libertà e diffusione del sapere culturale. Non si tratta di una libertà totale ma di un passo in avanti rispetto al passato. Certamente l’invenzione della stampa aiutò la diffusione di qualsiasi genere di libro. Non si trattò di una libertà totale perché ben presto l’inquisizione proibì cercando di arginare il fenomeno della diffusione dell’eresia. Gli umanisti cercarono di smarcarsi delle maglie istituzionali, talvolta prendendo la via dell’esilio e talvolta avendo la peggio nei processi inquisitoriali. Certamente però in concomitanza con la riforma luterana si assiste all’inizio di una progressiva laicizzazione che comincerà ad interessare la società europea, senza cui probabilmente non si sarebbe mai potuti arrivare al secolo dei Lumi. Questa fu una delle prime crisi del regime di storicità cristiano, che fu ribaltato con la riscoperta e la valorizzazione del passato piuttosto che del presente.

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