Il Premio Strega giunge alla sua settantasettesima edizione, vinta da “Come d’aria” di Ada d’Adamo. Scopriamo cosa è successo durante la premiazione e l’imbarazzante confessione di Sangiuliano.

La cerimonia finale dell’edizione 2023 del prestigioso Premio Strega, il 6 luglio, è stata presentata da Geppi Cucciari; tra i giurati figura anche il ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, che -dopo aver sottolineato l’importanza della lettura- ha ammesso di non aver letto i libri candidati che avrebbe dovuto giudicare e per i quali ha effettivamente votato. Una gaffe dettata dalla distrazione o dall’effettiva inadempienza?
Cos’è il premio Strega e come funziona?
Il Premio Strega è il riconoscimento letterario più importante nel nostro Paese e viene assegnato ai maggiori scrittori contemporanei. La sua storia inizia nel secondo dopoguerra, nel 1947, quando Guido Alberti e Maria Bellonci decidono di dare vita a un premio “che nessuno ancora avesse mai immaginato” (Bellonci).
Il nome rimanda al famoso liquore beneventano prodotto nell’azienda di cui all’epoca era proprietario Alberti.
Si tratta di un premio annuale assegnato a un libro di narrativa scritto in lingua italiana pubblicato tra il 1° marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio dell’anno in corso (Articolo 5 del regolamento).
In origine, la giuria – i cosiddetti “Amici della domenica”- era composta da centosettanta membri che oggi sono più di 400, tra scrittori, giornalisti, artisti, registi… Bellonci, a proposito della nascita del premio, ha parlato di una “giuria vasta e democratica”.
Ogni anno vengono candidati dodici libri, tra questi, solo i cinque che hanno ottenuto più voti accedono alla seconda votazione; tra le cinque opere viene poi proclamato il vincitore (o i vincitori nel caso di parità) che riceve un premio in denaro del valore di cinquemila euro offerto dalla società Strega Alberti Benevento.

Dal 1947 al 2023
Quest’anno ad aggiudicarsi il premio è stato il libro di Ada D’Adamo, “Come d’aria“, presentato dalla scrittrice Elena Stancanelli.
Stancanelli nella recensione fatta sul La Stampa lo aveva definito “un libro magico […] dentro il quale convivono lacrime e desideri”. “Un libro che fruga dentro il cuore del lettore”, si legge ancora sul sito ufficiale del Premio Strega, che racconta la storia di due donne, una madre e una figlia, indissolubilmente legate.
Ada D’Adamo è scomparsa il primo aprile del 2023 a causa delle complicanze della lunga malattia; a ritirare il premio, il 6 luglio, è stato il marito Alfredo Favi.
Tra i vincitori delle scorse edizioni ricordiamo il primo, Ennio Flaviano con “Il tempo di uccidere” (1947); i “grandi” della nostra letteratura novecentesca, che troviamo nei manuali scolastici, Vincenzo Cardarelli, Cesare Pavese, Corrado Alvaro, Alberto Moravia, Massimo Bontempelli, Giorgio Bassani, Elsa Morante (la prima donna a vincere il premio nel 1957), Dino Buzzati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Raffaele La Capria, Natalia Ginzburg, Primo Levi, Umberto Eco… E arriviamo agli anni 2000, con i più moderni, destinati a entrare nelle future antologie, ricordiamo Niccolò Ammaniti con “Come dio comanda”, Paolo Giordano con “La solitudine dei numeri primi”, Francesco Piccolo con “Il desiderio di essere come tutti”, Edoardo Albinati con “La scuola cattolica”, Paolo Cognetti con “Le otto montagne”…

La gaffe imbarazzante di Sangiuliano
Durante uno scambio di battute con la conduttrice, il ministro ha affermato: “Leggere è una cosa fondamentale, molto bella, che ti arricchisce, che ti fa vivere dei momenti esistenziali… Ho ascoltato le storie espresse in questi libri che sono finalisti questa sera. Sono tutte storie che ti prendono, che ti fanno riflettere, ecco, proverò a leggerli“.
Sembrerebbe proprio che il ministro non abbia letto neanche una pagina dei libri candidati: non li ha letti, ma ci proverà. Parole sue!
A quel punto, Cucciari domanda: “”Ah, non li ha letti?”
“Sì, li ho letti perché ho votato però voglio come dire… approfondire questi volumi” replica il ministro, correggendosi, visibilmente in difficoltà.
“Cioè, come dire, oltre alla copertina!, dentro” ribatte ironicamente la conduttrice.
Sangiuliano era presente all’evento sia in virtù del suo incarico istituzionale (lo ricordiamo è ministro della cultura), sia in quanto giurato. Qual era dunque il suo compito? Esprimere una preferenza, giudicando il contenuto dei libri; e questo presuppone una lettura integrale dei dodici testi in gara. Come avrà fatto, dunque, a votare? In base al titolo più o meno accattivante, in base ai disegni e al colore della copertina oppure, forse, se vogliamo essere abbastanza ottimisti, avrà letto la trama su Wikipedia?
C’è chi pensa a un semplice fraintendimento: evidentemente il ministro si sarà espresso male, era distratto, stanco, oppure non avrà avuto abbastanza tempo per leggerli.
Non tarda ad arrivare, infatti, la precisazione di Sangiuliano: “Mi spiace che le mie parole siano state travisate, ho ovviamente letto i libri del Premio Strega, ma non con la calma che avrebbero meritato, avendo come potete capire, moltissimi impegni. Intendevo dire che tornerò ad approfondire quei libri. Credo che a chiunque ami la cultura sia capitato di riprendere un libro in mano per rileggerne qualche passaggio che ti ha colpito”.
Si difende così il ministro della cultura, lasciando però molti dubbi… Confidiamo nella sua espressa volontà di (ri)leggere approfonditamente i testi.