Il gioco che piace a tutti, quello d’infangare la reputazione di chi vive sotto i riflettori e l’occhio attento della critica.

Un post, un commento, un dissenso. Da quando esistono i social media, esprimere i propri dissensi attraverso un post come un commento è diventato parte della nostra terapia per combattere lo stress come la frustrazione. Ma la linea sottile tra la critica, il disaccordo e la macchina del fango è molto sottile. Analizziamolo insieme.
IL CASO: BEPPE GRILLO VS LAURA BOLDRINI
Beppe Grillo, si sa, è conosciuto tra il pubblico per il suo essere fuori dalle righe, ma se dopo il post contro la Boldrini è stato considerato come un fuori di testa un motivo ci sarà. Tutto cominciò un venerdì di qualche anno fa, quando il fondatore del Movimento 5 stelle pubblicò un post sul proprio account Facebook in cui scriveva:
Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?
Chi sarebbe la Boldrini? Non è la sua ex fidanzata, tantomeno una sua ex compagna delle scuole superiori che fosse solita copiargli i compiti. Lei è infatti una deputata della Camera ed ex funzionaria dell’ONU. Insomma, un curriculum ricco di successi, ma cosa avrà mai fatto al comico genovese? Aver deliberatamente applicato l’ostruzionismo sul decreto Imu-Bankitalia, che ha causato l’ira dei Cinquestelle e di tutti i loro grillini. Lo stesso Giorgio Napolitano, all’epoca Presidente, si vide recapitare una richiesta di impeachment da parte loro. Insomma, giorni di caos e di puro delirio in quel di Montecitorio, ma nessuno si sarebbe mai aspettato che nell’ora più buia della notte Beppe Grillo, invece di dormire, potesse scrivere un post così agghiacciante nei confronti della Boldrini. Quanto postato sarebbe stato successivamente rimosso, ma il danno era ormai fatto. In molti commentarono il post con frasi sessiste, cattive e di pessimo gusto. Nessuno di questi commenti riguardava le idee politiche della Boldrini, ma colpivano solo la sua sfera privata, attraverso allusioni sessuali e paragoni del terzo tipo. Ebbene, quanto descritto fino ad ora è solo quanto di norma accade nel momento in cui si innesca il meccanismo della cosiddetta macchina del fango, un’arma di ultima generazione alla portata di tutti.

LA MACCHINA DEL FANGO E I SUOI MECCANISMI
Non è un insulto, un offesa, tantomeno un invettiva ciceroniana. La macchina del fango, infatti, è molto di più. Attraverso un processo linguistico fatto di parole dal sapore (nella maggior parte dei casi) sessista o razzista, la povera vittima viene ricoperta da una pioggia di offese. La macchina del fango è infatti una locuzione della lingua italiana diffusasi nel linguaggio giornalistico e politico, un insieme di notizie calunniose orchestrate con l’obiettivo di rovinare la reputazione di qualcuno. La vittima è sempre un personaggio famoso nel panorama politico, oppure nel mondo dello spettacolo. Quelli il cui potere è ”rivestito d’umana sembianza” come cantava De Andre ne La via della croce. Il carnefice è invece chiunque possieda un telefono cellulare con accesso ad internet, anche se molti reputano che il profilo psicologico dei così detti leoni da tastiera sia molto più complesso e che affonda le sue radici nei traumi infantili di questi internauti. Tale processo è stato reso possibile grazie all’avvento dei social network dove, come disse Umberto Eco, “danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”. Con internet, dire la propria opinione è diventato un diritto intoccabile. Non lo dice soltanto l’articolo 21 della nostra costituzione, ma anche quel senso di colpa che si prova quando anche tu vorresti commentare l’ultimo post di Giorgia Soleri dove cena in reggiseno in un ristorante all’aperto con le ascelle non depilate. Altre armi risultano essere la posizione di dominanza e l’individuazione del discredito. Nessuno può infatti sfuggire agli schizzi di fango che questa macchina potrebbe lanciarti contro. Infatti, sempre come diceva il caro vecchio Eco:
«Il mio giornale è come un quadro di Arcimboldo. Si compone con una pera, una banana, una pesca, un melograno, un pomodoro. Cioè, fuori dalla metafora ortofrutticola, tutti gli elementi che fanno parte di alcuni aspetti del giornalismo italiano. E allora che cosa si nota? Vedi spuntare varie tecniche: la tecnica del fango, del tritacarne, della smentita. Poi, naturalmente, ho messo tutti questi elementi insieme e il quadro grottesco che compare è un certo tipo di giornalismo».
Elenchiamo altri esempi, per vedere chi sia stato vittima della macchina del fango nell’ultimo periodo.
DA CHIARA FERRAGNI AL PAPA: LE VITTIME
Cominciamo con Aurora Ramazzotti, diventata mamma di recente del piccolo Cesare. Lo shitstorm di cui fu vittima dopo aver postato una foto in cui scriveva “Ora d’aria per mami” fu senza precedenti. Le così dette mamme pancine l’avrebbero accusata di essere una madre indifferente, che il padre di suo figlio sarebbe inesistente e che chiunque avrebbe una vita facile se avesse come genitori Michelle Hunziker ed Eros Ramazzotti. Un escalation di insulti che, anche in questo caso, hanno toccato la sfera privata della neomamma. Restiamo su Instagram e proseguiamo con Chiara Ferragni, reduce di aver postato una fotografia seminuda nel guardaroba di casa. A “coprirla” (di insulti) ci hanno pensato i suoi stessi followers che l’hanno definita una cattiva madre. Insomma, una situazione analoga a quella della Ramazzotti. Voliamo a Londra, per la precisione a Buckingham Palace, dove la Regina Camilla è da sempre bersaglio del suo stesso popolo. Il motivo? Essere stata l’amante di Re Carlo e quindi la rivale in amore della Principessa Diana Spencer. Il popolo inglese non ha ma perdonato Camilla, eppure in questa storia alla Beautiful si è presa tutte le colpe, ritrovandosi una reputazione da buttare e un orgoglio difficile da mantenere. Infine, in occasione della Giornata Mondiale del cane, il Pontefice aveva detto che oggi come oggi le persone preferiscono avere dei cani piuttosto che dei figli. Addirittura si rifiutò di benedire il cucciolo di una persona. Si scatena il putiferio, dove nella battaglia tra fedeli e followers lo accusano di essere un cattivo Papa, un San Francesco d’Assisi che ci ha creduto poco. Eppure stiamo parlando del Papa, si sarà con molta probabilità sentito come quando il popolo di Gerusalemme scelse Barabba al posto di Gesù. Lo stesso Papa che fino a poco tempo prima veniva considerato come uno dei migliori. Questo dimostra che in lavatrice ci va tutto, tranne la reputazione. Le macchie causate dal fango, infatti, sono difficili da smacchiare sui capi delicati.