Come ogni anno, il primo aprile, occorre prestare attenzione a scherzi, burle e bufale; ma da dove nasce “il pesce d’aprile”?

Le origini di questa tradizione non sono certe, anzi, sussistono una serie di ipotesi, in realtà, non comprovate in maniera assoluta: alcune sembrano più realistiche, più probabili di altre. Diamo un’occhiata alla storia di questa giornata e proviamo a ricostruirla.
Un’origine lontana
Per alcuni, la tradizione del pesce d’aprile affonda le proprie radici nell’antichità, nella Roma repubblicana e imperiale, oppure in India. L’odierno pesce d’aprile, quindi, rappresenterebbe una specie di evoluzione della festività delle Hilaria (“feste della gioia” in onore della dea Cibele), che si tenevano il 25 marzo nell’antica Roma oppure dell’Holi della tradizione induista, celebrazione sempre legata all’avvento della primavera e che simbolicamente rappresenta la vittoria del bene sul male (incarnato dal mostro Holika, demone femminile della tradizione vedica).

Una decisione imposta dall’alto
Tuttavia, secondo l’ipotesi più accreditata, la tradizione del pesce d’aprile avrebbe avuto inizio in Francia in seguito all’emanazione dell’editto di Roussillon (1564).
L’incipit dell’articolo 39 recita:
L’année commence le 1er jour de janvier
ossia “l’anno inizia il primo giorno di gennaio”. Il re Carlo IX decise di uniformare l’inizio dell’anno in tutto il regno, perché fino a quel momento non esisteva una data comune e ufficiale. La maggior parte della popolazione festeggiava il capodanno a partire dal 25 marzo (forse per ricordare il concepimento di Gesù) fino al primo aprile: una settimana di festeggiamenti, con banchetti e scambi di doni (un po’ come le moderne festività natalizie dal 25 dicembre al 1° gennaio).
Inoltre, il 4 ottobre 1582 Papa Gregorio XIII con la bolla pontificia “Inter gravissimas” istituì il cosiddetto calendario gregoriano per correggere un piccolo sfasamento “temporale” del calendario giuliano e, soprattutto, per motivi liturgici, per “semplificare” e uniformare le date delle maggiori celebrazioni religiose.
Il passaggio dal calendario giuliano (introdotto nel 46 a.C. da Giulio Cesare) a quello gregoriano generò non poca confusione e non tutti si adeguarono immediatamente alla riforma.
Dopo l’editto di Rousillon e, soprattutto, dopo l’entrata in vigore della riforma gregoriana e, quindi, con lo spostamento del capodanno al 1° gennaio continuò la tradizione di inviare “doni” nell’ultima settimana di marzo fino al 1° aprile (vecchio Capodanno). Si trattava di un modo per ribellarsi all’imposizione regale o papale oppure per prendersi beffe dei più tradizionalisti che continuavano a festeggiare Capodanno il primo aprile; e da qui si diffuse l’usanza di inviare pacchi vuoti o di fare scherzi.
Un lavoro organico sulle origini del pesce d’aprile
Giuseppe Pitrè (1841-1916), medico, demopsicologo ed etnologo, grande studioso della tradizione popolare e autore della monumentale opera “Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane” ha indagato nel volume “Breve storia del pesce d’aprile” le origini di tale giornata, in un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, tra miti e fonti storiche, tra usanze siciliane, italiane e straniere.
Nell’introduzione al libro, Carlo Lapucci -anch’egli studioso di tradizioni folkloristiche- specifica che
l’espressione “pesce d’aprile” si trova attestata il Italia per la prima volta nel 1875, mentre in Francia si può risalire al 1655. Nelle varie lingue in cui si trova la locuzione le strade della ricerca riconducono alla lingua francese e quindi l’ipotesi più ragionevole è che l’usanza possa aver avuto inizio e abbia ricevuto il battesimo nella terra del poisson d’avril.
Quindi, effettivamente, l’ipotesi più accreditata è che il pesce d’aprile sia nato in Francia.

Paese che vai, nome che trovi
La tradizione del pesce d’aprile è diffusa a livello internazionale e, probabilmente, anche il nome proviene dalla Francia. Infatti, si usa l’espressione poisson d’avril per riferirsi alla persona vittima dell’inganno, dello scherzo; forse, perché il pesce è un animale poco sveglio e, quindi, facilmente catturabile. Del resto, nella simbologia il pesce incarna (tralasciando i significati prettamente religiosi) abbondanza e freddezza, ma anche ingenuità.
In altri Paesi in cui si celebra tale giornata di burle e scherzi, vengono usati nomi diversi: nel mondo anglosassone c’è l’April Fool’s Day (= il giorno dello sciocco di aprile) e in Scozia si parla di Gowkie Day, dalla parola “gowk” che letteralmente indica il cuculo, ma metaforicamente una persona sciocca (“a foolish person”), come si legge sul sito del Collins dictionary.
Insomma, che si tratti di pesci o di cuculi, occhio alle burle!