Intraprendenza e innovazione: scopriamo quali meccanismi si celano dietro la prima rivoluzione industriale

Com’è nata la rivoluzione industriale? E perché proprio in Inghilterra? Qual è il segreto  dell’industrializzazione inglese? Scopriamolo insieme.

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La prima rivoluzione industriale ha preso avvio a partire tra il 1760 e il 1780 nell’attuale Regno Unito, grazie non solo alla disponibilità di capitale e manodopera e alle naturali ricchezze territoriali come la presenza di giacimenti carboniferi, ma soprattutto grazie a una precoce emancipazione dai sistemi tradizionali medievali (usi comuni della proprietà, corporativismo, dazi interni), a un forte individualismo economico e all’ingegnoso spirito imprenditoriale inglese.

1. Una vera rivoluzione?

Per la maggior parte degli storici, bisognerebbe evitare di parlare di “rivoluzione industriale”, perché -in effetti- non si è trattato di una cesura, di una trasformazione radicale, piuttosto di un lento e graduale processo di modernizzazione, di innovazione, di acquisizione di nuove abitudini, di formazione di mercati e di una nuova classe sociale, quella operaia.

Per tale ragione, sarebbe più corretto parlare di industrializzazione, ossia di un processo di sviluppo lento e irregolare che ha comportato, sì, grandi trasformazioni, ma non in modo drastico, non attraverso una vera e propria rottura con il passato.

La modernità industriale appare, fin da subito, profondamente intrecciata con la tradizione contadina e indissolubilmente legata a un passato che resiste e che continua a esistere.

Rivoluzione industriale - Wikipedia

2. La teoria dei cerchi concentrici

L’industrializzazione ha avuto inizio negli ultimi decenni del diciottesimo secolo in Inghilterra e la sua piena attuazione è stata lenta già nei principali centri di diffusione (es. Liverpool o Manchester) e ancora più lenta in Europa.

Lo storico Sydney Pollard (1925-1998) sostiene che il processo industriale si sia diffuso attraverso degli anelli concentrici, con un raggio sempre maggiore: parte dall’Inghilterra e tocca, dapprima, il Belgio e la Francia settentrionale, poi la regione della Ruhr (ricca di bacini carboniferi) e ancora l’impero asburgico; arrivando, infine, a coprire l’intera Europa: il Nord-Italia e le regioni mediterranee, la Scandinavia e la Russia.

Per gran parte dell’Ottocento, la società europea è stata una società “agraria” in cui erano i  grandi proprietari terrieri e i ceti aristocratici a detenere maggiore potere. Soltanto poco alla volta la borghesia ha trionfato, il proletariato di fabbrica ha soppiantato i contadini, le campagne si sono spopolate, le città sono cresciute, la stagnazione tecnologica ha ceduto il passo all’innovazione e l’industrializzazione ha raggiunto tutti (o quasi), con modalità e tempi diversi.

Ripasso Facile: MAPPA SULLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE IN EUROPA

3. Le circostanze favorevoli

Ci sono stati molteplici fattori che hanno favorito l’esordio del processo industriale qui, in Inghilterra, e non altrove. Innanzitutto, il quadro giuridico legato alla difesa della proprietà intellettuale era diverso rispetto a quello presente nel resto del continente: in Inghilterra veniva garantita la cosiddetta intellectual property e questo -così come la tutela forte e indiscutibile della proprietà privata, fin dalla fine del Cinquecento- stimolava l’innovazione artigiana.

Inoltre, per eludere il sistema delle corporazioni cittadine, in Inghilterra si era diffuso il putting-out system: esso prevedeva l’assunzione di contadini che, specialmente durante i mesi invernali, lavoravano a domicilio per i mercanti. Ad esempio, il mercante portava loro le balle di cotone (materia prima) che, trasformate in filati o teli (prodotto finito), faceva ritirare in un secondo momento da alcuni suoi impiegati.

Infatti, in Inghilterra non era più presente il sistema delle corporazioni a differenza delle altre nazioni europee, ancora legate al rigido corporativismo medievale e all’insieme di norme condivise che, di fatto, ostacolavano il progresso e la concorrenza.

Queste condizioni, unite alla mentalità borghese aperta al dinamismo e la disponibilità di manodopera e capitale, favorirono il libero mercato e la libera imprenditoria.

La prima Rivoluzione industriale – Il Punto Quotidiano

4. La ricchezza naturale

Oltre alle circostanze sociali ed economiche, l’Inghilterra era naturalmente ricca di materie prime, in particolare carbone e ferro. E seppe sfruttare al meglio l’assetto territoriale naturalistico, per lo più caratterizzato da basse colline, pianure e, soprattutto, da numerosi fiumi. Gli inglesi investirono ben presto sui corsi d’acqua realizzando una fitta ed estesa rete di canali. Questo favorì, ancor prima dell’avvento della ferrovia, un sistema di trasporti efficientissimo.

La natura da sola non basta, ancora una volta l’intraprendenza inglese non mancò: il sistema dei dazi interni venne prontamente abolito per favorire la libera circolazione delle merci in tutto il territorio nazionale.

Inoltre, il fatto che l’Inghilterra fosse una grande potenza marittima fu la principale ragione per cui essa aveva il predominio sui mari e sulla gestione delle tratte atlantiche: disponeva, quindi, (liberamente o quasi) di manodopera schiavile e di materie prime a bassissimo costo.

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5. British entrepreneurship

È in Inghilterra che nasce il moderno spirito imprenditoriale, quell’attitudine a sapere cogliere le opportunità e a mettersi in gioco affrontando i rischi con coraggio e intraprendenza.

In genere, si trattava di giovani appartenenti alla piccola nobiltà o alla landed gentry e di borghesi che aspiravano a scalare la piramide sociale; nella prima fase del capitalismo industriale inglese, si autofinanziavano e cercavano di guadagnare dal commercio sui mari reinvestendolo nelle industrie.

L’imprenditore era rappresentato, infatti, inizialmente da un mercante, in seguito da un vero e proprio produttore. Egli non si tira indietro, non ha paura del cambiamento, ricerca la novità ed è attratto dall’innovazione tecnologica, ha quasi una propensione per il rischio, è creativo, al contempo pragmatico e lungimirante.

E, forse, non è un caso che tra i Paesi più imprenditoriali al mondo -nonostante gli evidenti e indiscutibili cambiamenti tra la situazione socio-economica odierna e quella di tre secoli fa- troviamo per l’ appunto il Regno Unito, preceduto solo dagli Stati Uniti e dalla Germania secondo l’indice di imprenditorialità del CEOWORLD 2021.

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