Si può iniziare una guerra senza bombardare? Vediamo come con lo “stupro di Nanchino”

“Lo stupro di Nanchino” è passato all storia come uno degli olocausti peggiori del ‘900 che ha visto centinaia di migliaia di vittime donne spogliate della loro dignità, violentate nella loro anima, uccise senza alcuna pietà.”

fonte: Le persone e la dignità – Corriere della sera

Tale avvenimento accadde durante la guerra sino-giapponese intorno al 1937 e rappresentò una delle cause scatenanti della seconda guerra mondiale. Esso non si trattò solo di uno stupro ma di un vero e proprio massacro che raccolse una miriade di corpi morti lasciati per le strade di Nanchino senza nemmeno una degna sepoltura.

Lo stupro: una violenza nel corpo e nell’anima

Lo stupro è figlio della grande e tenebrosa famiglia delle “violenze sessuali”. Si caratterizza per essere un generico atto sessuale che viene imposto da un singolo o da un gruppo attraverso la forza o la violenza.

Da tale definizione si può ricavare l’affermazione che il sesso non consensuale rappresenta già di per sé un abuso ed uno stupro. Tale azione rappresenta un reato ed un crimine condannato dalle legislazioni nazionali dei Paesi aderenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite e per questo ogni vittima ha il diritto ed il dovere di denunciare un oltraggio simile.

Ma perché alcune vittime, specialmente donne si astengono dal farlo? La risposta è presto data. Un atto del genere ti cambia completamente, varia il tuo modo di vedere le persone, relazionarti con loro, interpretare i loro atteggiamenti ma soprattutto ti fa vivere con la costante paura. Paura che possa rivivere l’accaduto, paura di denunciare per possibili conseguenze; insomma ti congela completamente.

Altrettanto grave è quando lo stupro passa dall’essere individuale a collettivo: è il caso degli “stupri di guerra” tra cui quello successo a Nanchino.

fonte: State of Mind

La seconda guerra sino-giapponese e lo stupro di Nanchino

La seconda guerra sino-giapponese fu una delle cause (insieme all’invasione della Polonia da parte della Germania) che scatenarono la seconda guerra mondiale.

Sebbene lo stupro avvenne nel 1937, il conflitto era già avviato due anni prima per mano del progetto imperialistico giapponese che mirava all’espansione nella zona asiatica ed in particolar modo alla Cina. La guerra scoppiò ufficialmente nel 1937 con l’invasione giapponese in città come Shangai, Nanchino ed altre località della Cina occidentale. L’esercito giapponese, che aveva conosciuto un enorme sviluppo negli anni precedenti per la “Restaurazione di Meji”, diede prova della sua immensa brutalità nei confronti della popolazione cinese.

Varie furono le fucilazioni, violenze, bombardamenti che causarono milioni di morti. Tra i vari crimini di guerra compiuti si ricorda lo “stupro di Nanchino”. Quest’ultimo è denominato anche l’olocausto dimenticato a causa del suo scarso impatto.

Per settimane tantissime donne e bambine furono prelevate dalle loro case e violentate anche alla luce del sole, dinanzi ai loro mariti per poi essere uccise ed il loro corpo gettato senza alcun considerazione. Altre vittime invece avevano il compito di essere “donne di conforto” per i soldati giapponesi che potevano usufruire di loro come meglio credevano.

Una minuscola luce in fondo al tunnel fu data dalla creazione, da parte degli occidentali che vivevano in Cina, di una zona di sicurezza smilitarizzata all’interno di Nanchino che permise a molti civili di rifugiarsi. Tra i fautori della zona vi era il rappresentante locale del Partito nazista, John Rabe.

fonte: LiberaRende

L'”olocausto dimenticato”: quando la violenza rimane nell’ombra

Il massacro di Nanchino rappresenta una delle pagine più buie della seconda guerra mondiale ma che, nonostante l’elevato numero di vittime, non è conosciuto come altri quali la Shoah. 

Anche se, in seguito al Processo di Tokyo, molti generali dell’esercito giapponese furono condannati a morte, tale parentesi continua a non avere la rilevanza che merita. A seguito di ciò la scrittrice Iris Chang scrisse il libro “Lo stupro di Nanchino – l’olocausto dimenticato della seconda guerra mondiale” dove lei stessa definisce tale accadimento come “dimenticato” e tratta per filo e per segno delle atrocità che la popolazione cinese ha dovuto subire in quegli anni.

Quindi, ciò dimostra, quanto sia importante denunciare atti e comportamenti del genere, sia perché è un proprio diritto ma anche perché episodi del genere non si presentino più nella forma avvenuta a Nanchino.

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