“Frankenstein” e “Carrie”, scritti a più di cento anni di distanza trattano la stessa tematica, la cattiveria dell’animo umano e i limiti ai quali può essere spinta.

Sono due romanzi d’esordio, gli autori si fanno conoscere attraverso un tema molto complesso, quello della solitudine, con due atipici protagonisti che sperimentano la solitudine e che vedremo reagire nello stesso modo; perchè forse l’animo umano non è così buono come può sembrare.
“Frankenstein” di Mary Shelley
“Frankenstein” è il capolavoro di Mary Shelley, esce nel 1818, pubblicato anonimamente, Mary ha diciannove anni, è una donna, è brillante, ha tante idee innovative, nel suo libro tocca velatamente temi pericolosi per una donna, quello centrale, è quello dell’umanità, tra le pagine traspira l’esigenza dell’essere umano di essere amato da qualcuno, di non rimanere solo. Victor è il protagonista, un uomo con una grande ambizione, si spinge ai limiti della natura e crea la sua “creatura” un essere mostruoso, nato dall’assemblaggio di pezzi di cadaveri a cui lui darà la vita.La colpa di Victor è quella di non prendersi cura di lui, la creatura è spaventosa e non appena la vede per la prima volta sviene, traumatizzato quando si riprende Victor la rinnega. Comincia così il solitario cammino della creatura che a causa del suo aspetto spaventoso viene cacciato continuamente, il “mostro” è lasciato a sè stesso, il suo creatore gli ha dato la vita lasciandogli però solo quella, rimane da solo e ripudiato dal mondo.Ecco che la metafora sulla società si fa strada e la creatura diventa cattiva, spinta da un desiderio assassino di vendetta inizia ad uccidere tutte le persone care a Victor, desideroso di far provare anche a lui quel senso di vuoto che lo accompagna dal primo giorno.Mary Shelley spinge sull’estetica, la creatura non è soltanto spaventosa, è brutta, è un mostro, e soltanto per la sua estetica viene ripudiato mentre dentro di sè coltiva interessi romantici come quello per la lettura, è un esempio di come la società, dominata dai pregiudizi, può distruggere completamente l’animo umano e qualsiasi traccia di bontà.

“Carrie”di Stephen King
“Carrie” è il primo romanzo di Stephen King, viene inviato alle case editrici su insistenza della moglie Tabitha, che ci vede del potenziale, viene pubblicato nel 1974 e da allora ne sono stati tratti quattro film. Anche questo è un romanzo che porta con sè sofferenza, solitudine ed emarginazione, Carrie è considerata bruttina nella sua scuola, viene presa di mira dai compagni ed è strana, viene considerata “l’agnello sacrificale”. Carrie ha una madre timorata di Dio, ossessionata dalla religione rende la vita di Carrie impossibile, non le fa indossare i vestiti che vuole, non la fa uscire e la rinchiude nello sgabuzzino ogni volta che fa qualcosa che ritiene sbagliato, Carrie è il frutto del suo peccato e pertanto non può che essere la sua punizione divina.
Carrie però ha un dono, riesce a spostare gli oggetti con la forza della mente. Ma la solitudine e il pregiudizio da parte di tutte le persone che la circondano la rendono furiosa, Carrie comincia a covare una rabbia che la porta ad una furia omicida.
È iconica la scena del ballo finale, la goccia che fa traboccare il vaso è l’ennesimo scherzo che Carrie subirà, del sangue di maiale che le rovesceranno addosso, colorando la festa in un incubo colorato di rosso.

L’emarginazione che porta alla rabbia
In entrambi i romanzi abbiamo degli assassini. La rabbia, la solitudine e il disprezzo che ricevono da chiunque li porta a covare un rancore che diventa vendetta, eppure, in entrambi i romanzi, tendiamo ad empatizzare proprio con loro. Questo perchè sono due romanzi che ci portano a chiederci chi sia il vero mostro della vicenda: in “Frankentein” il mostro è davvero la creatura? O è il suo creatore, che lo mette al mondo senza prendersi cura di lui, senza dargli una compagna ed abbandonandolo al pregiudizio della gente, e ancora, la gente che incontra durante il suo viaggio, non può essere anch’essa considerata crudele per essersi fermata all’apparenza e per averlo ripudiato e cacciato a priori? In Carrie questa domanda è ciò che regge la vicenda, ci si chiede cosa sarebbe successo se nessuno avesse trattato male Carrie, se si sarebbe potuta evitare la strage, Carrie, infatti, non diventa crudele da sola, lo diventa dopo essere stata maltrattata da tutti, l’ha resa tale l’indifferenza della cittadina che sapeva cosa stava vivendo tra le mura di casa e che ha fatto finta di niente, ignorando la questione e quindi tacitamente approvandola.
Carrie e la Creatura di Victor non verrano mai capiti nel corso delle vicende, la loro non è una storia di semplici vittime che muoiono come tali, di cui si riconoscono i meriti solo dopo, le loro sono le storie di chi è stato portato a quello con la cattiveria, l’indifferenza e l’emarginazione, in entrambi i casi reagiscono, portati al limite, con la violenza, il dolore si tramuta in rabbia che diventa vendetta, solo allora, gli altri personaggi possono rendersi conto del male che hanno subito, non c’è nemmeno il tempo di pentirsi, in questi romanzi, il rancore non lascia spazio al perdono.