Dalla “collazione” all’edizione critica, individuiamo tutte le fasi più importanti che permettono ai filologi di ricostruire l’archetipo.

Il compito primario della filologia è restituire i testi alla loro forma originaria dopo averli liberati dai guasti e dagli errori della trasmissione. La metodologia ancora oggi più utilizzata dai filologi è quella del cosiddetto “metodo Lachmann”.
LE PRIME FASI DEL METODO
Il lavoro per realizzare l’edizione critica di un testo comincia con il censimento di tutte le testimonianze manoscritte e/o a stampa che trasmettono quel testo. Si parte dall’analisi della bibliografia disponibile, le notizie da essa raccolte andranno integrate con una ricerca di prima mano sui cataloghi dei manoscritti e delle stampe. Se dopo aver fatto ricerche bibliografiche accurate sulla tradizione di un testo e aver svolto indagini di prima mano sui cataloghi manoscritti e a stampa si arriva alla conclusione che il testo di cui intendiamo approntare l’edizione sia rappresentato da un solo testimone, allora questo documento costituisce l’unico fondamento del nostro lavoro. Ma potrebbe anche darsi che i testimoni siano più di uno ma uno solo di questi sia autografo, in questi casi il testo di riferimento per la nostra edizione sarebbe ugualmente uno soltanto. In questi casi si tratta dunque di edizione unitestimoniale. Se però, dopo aver effettuato tutte le ricerche bibliografiche e sui cataloghi manoscritti e a stampa, esse ci mostrano che i documenti che trasmettono il testo sono più di uno e nessuno di questi è l’originale o una copia d’autore, in questo caso l’edizione critica consiste in un’operazione di maggiore complessità. Tale operazione andrà condotta secondo una metodica costituitasi nel corso di più secoli a partire dall’Umanesimo con l’apporto progressivo di molti filologi ma che, dal secondo Ottocento in poi, è legata al nome di colui che la sistematizzata ovvero il filologo tedesco Karl Lachmann. Lachmann operò nel campo della filologia classica e neotestamentaria ma fece esperienze importanti anche in ambito germanico lavorando sul “Canto dei Nibelunghi”. Nell’edizione del “De rerum natura” di Lucrezio pubblicata a Berlino nel 1850 egli espose i principi del metodo che da allora in poi porterà il suo nome.

LA COLLAZIONE E LO STEMMA CODICUM
“Collazionare” significa comparare, in senso filologico nello specifico significa confrontare i testimoni parola per parola; è cioè il momento dell’analisi comparativa dei testi trasmessi. La colazione è un passaggio cruciale del lavoro preparatorio dell’edizione critica ed è il caso di ripeterla più di una volta per essere sicuri della sua correttezza. È nel corso della colazione che il filologo stabilisce un contatto microanalitico con il testo. Se i testi da collazionare non presentano divergenze tali da essere incomparabili il risultato della collazione consisterà in un elenco più o meno fitto di lezioni varianti. Per stabilire rapporti esistenti fra i testimoni si fa leva sugli errori non sulle varianti; tuttavia non tutti gli errori sono importanti. Utili al lavoro del filologo sono solamente gli errori significativi detti per questo “errori-guida”. Un errore comune a più testimoni (errore congiuntivo) si considera errore guida se è molto improbabile che quei testimoni vi siano potuti incorrere indipendentemente e quindi ne consegue che si tratta di un errore ereditato da un precedente comune. Un errore presente in un testimone e non in un altro (errore disgiuntivo o separativo) si considera errore guida se è molto improbabile che nel testimone che ne è privo la lezione corretta possa essere ripristinata per congettura. Dunque la presenza di almeno un errore-guida congiuntivo indica parentela fra i testimoni, quello di almeno un errore-guida separativo di disgiunzione. Gli errori-guida sono il mezzo attraverso cui possiamo ricostruire i rapporti genetici dei testimoni. Questa operazione ha come fondamento due postulati: il primo afferma che l’originale è per definizione privo di errori, il secondo afferma che non esiste passaggio di copia che non comporti l’introduzione di almeno un errore significativo. I rapporti genetici dei testimoni possono essere rappresentati attraverso un grafico che possiamo definire l’albero genealogico della tradizione attestata e che prende il nome di “stemma dei codici”, ovvero “stemma codicum”. Bisogna però ricordare che un qualsiasi stemma non rappresenta l’evoluzione reale della tradizione di un testo bensì soltanto i rapporti genetici esistenti tra i manoscritti e/o le stampe conservate. Una volta definiti nello stemma i rapporti genetici esistenti fra i testimoni si procederà con l’eliminazione dei testimoni descritti, “eliminatio codicum descriptorum”, ovvero l’eliminazione di quei testimoni che lo stemma ci attesta essere copie di altri testimoni posseduti. Ogni manoscritto da una “lezione” diversa dagli altri: se tra due testimoni si hanno lezioni comuni vorrà dire che questa lezione molto probabilmente sarà quella originale. La filologia definisce quest’operazione “recensio chiusa”. Se invece i due testimoni presentano varianti differenti siamo in presenza di una “recensio aperta”. In questo caso la scelta della lezione corretta si dovrà fare in base ad altri criteri.
L’EMENDATIO E L’EDIZIONE CRITICA
La tappa successiva alla ”recensio” è la “constitutio textus”, ovvero la “costituzione del testo”. Essa comporta l’esame (“examinatio”) del testo parola per parola per valutare ogni singola lezione, in sé e alla luce dello stemma qualora vi siano divergenze fra i testimoni. Nel caso in cui la lezione concordemente attestate o quelle divergenti attestate siano ritenute tutte erronee si procederà nei limiti del possibile a emendare, cioè a correggere il testo. Se l’emendamento consiste in una proposta integrativa la porzione di testo giunta si inserisce fra parentesi uncinate, se invece consiste in un’espunzione La porzione di testo espunte si racchiude fra parentesi quadre. L’ultima tappa sarà l’apparato critico: esso consiste in una serie di note che corrono parallelamente al testo con il fine di documentare e giustificare luogo per luogo le scelte effettuate dall’editore. Nell’apparato critico vengono elencate di norma le elezioni non accolte, con l’indicazione della sigla del testimone a cui essi appartengono (apparato critico negativo). Se i testimoni sono numerosi è invalso, l’uso per ragioni di leggibilità, di mettere in apparato solo l’indicazione del testimone o della famiglia di testimoni portatori della lezione messa a testo (apparato critico positivo). Molti limiti del metodo individuato da Lachmann vennero messi in luce negli anni successivi da alcuni filologi che si interessarono alla questione, tra cui uno tra i più importanti fu Joseph Bédier nell’opera “Lai de l’Ombre”. In ogni caso, nonostante i suoi limiti, il metodo Lachmann costituisce ancora oggi la principale operazione metodica attuata dai filologi per individuare l’archetipo, ovvero l’esemplare da cui si presume derivi tutta la tradizione conosciuta.
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