La vendetta è un piatto da servire freddo: “House of Gucci” visto dai filosofi

Uno dei casi più famosi della cronaca nera italiana prende vita in un film hollywoodiano. La vendetta diventa spettacolo.

Il 30 luglio è stato rilasciato il trailer del film più in voga dell’anno: House of Gucci. La pellicola uscirà a novembre, eppure già è protagonista di un ampio dibattito e sembra destinata a dominare la stagione cinematografica invernale.

ASPETTANDO IL FILM DELL’ANNO: HOUSE OF GUCCI

Gli intrighi familiari e di potere che portarono Patrizia Reggiani a commissionare l’omicidio del marito, Maurizio Gucci. Questo è il contenuto della pellicola più attesa dell’anno.

Il lungometraggio, dopo un processo di realizzazione lento e travagliato, vanta oggi una regia e un cast d’eccezione. Su tutti, brilla la stella di Lady Gaga nei panni della calcolatrice Reggiani. La popstar è stata fortemente voluta dallo stesso regista, Ridley Scott, il quale ha confidato di essere rimasto incantato dalle capacità interpretative mostrate dalla cantante in A star is born.

In attesa di scoprire come sarà rappresentata sul grande schermo, riflettiamo sui fatti accaduti.

Quello di Maurizio Gucci fu un delitto freddo e calcolato, nei confronti di cui Patrizia Reggiani tuttora sembra non provare alcun pentimento. Un omicidio dettato sì da rapporti di potere, ma soprattutto da uno sfregio personale all’ego della moglie. Sarà lei stessa a sostenere, durante un’intervista a Storie maledette, quanto tutto fu mosso da pura vendetta.

Vendetta. Uno dei sentimenti più oscuri dell’animo umano, nonché uno dei più pericolosi. La vendetta può distruggere una società.
Gli Stati di diritto nascono perché occorre limitare la vendetta, in fin dei conti.

È opportuno, dunque, offrirne un’analisi.

UN’ONDA CHE TRAVOLGE OGNI COSA: LA VENDETTA

La forza della vendetta era ben nota già agli antichi Greci. Gran parte delle più famose tragedie si fonda su tale condizione. La più celebre tre esse, Medea, mostra l’insostenibilità e la ferocia della vendetta cieca.

È proprio questo il potere distruttivo della vendetta. Essa non conosce confini. Assorbe l’individuo che la prova e travolge ogni ostacolo che si interpone alla sua realizzazione. Non esistono legami familiari, amicizia, religione: tutto soccombe all’onda della vendetta.

Per la sua forza dirompente, essa è da sempre oggetto di speculazione filosofica, dall’Antichità a oggi.

Tralasciando la filosofia medievale, in cui la lettura teologica e la condanna come peccato capitale in quanto costola dell’ira non offrono particolari spunti di riflessione, è singolare notare la sostanziale continuità di pensiero tra la filosofia antica e quella moderna.

In entrambi i casi, infatti, essa é descritta come una passione naturale che comporta esiti distruttivi e non naturali.

La vendetta, in effetti, è descritta come sviluppo dell’ira. In particolare essa sarebbe la volontà di colmare un torto in una situazione che si percepisce profondamente ingiusta. E questo è perfettamente naturale. Tuttavia, innaturale è il suo conseguimento.

Mettere in atto la vendetta, infatti, significa dare il via a un climax distruttivo di violenza che mina profondamente la stabilità della società. Permettere la giustizia privata significa accettare l’annientamento della specie. Per questo, sin dall’antichità mesopotamica la legislatura si è occupata di avocare allo Stato il diritto alla violenza, sottraendolo alla vendetta del privato cittadino. Nel mondo greco celebre è la legge di Dracone del 612 a.C., che sancisce il tribunale e le pene per i delitti di sangue, dando fine alla giustizia privata e segnando la  nascita del diritto penale.

GIUSTIZIA CONTRO VENDETTA: IL MONOPOLIO DELLA VIOLENZA SALVA LA SOCIETÀ

La filosofia del diritto moderna si fonda proprio sul presupposto precedente: affinché la società sopravviva, occorre disarmare i cittadini. Si tratta, in poche parole, dell’ homo homini lupus di Hobbes. Una società che lascia il potere di giudicare e giustiziare nelle mani del popolo è destinata all’autodistruzione.

Da questo nasce lo Stato di diritto: le leggi si sostituiscono alle persone. La violenza viene penalizzata e abbandonata in favore dello Stato. Solo lo Stato ha il monopolio della violenza, e lo esercita attraverso gli apparati della giustizia.

Il passaggio dalla vendetta privata alla giustizia pubblica è, pertanto, l’elemento fondativo della nostra civiltà. Oltre che l’elemento necessario per la sua sopravvivenza.

Talmente necessario, che si ritrova anche nel pensiero di un filosofo controverso come Nietzsche. Ebbene sì. Sembra strano che un pensatore così travolgente e anticonvenzionale assuma una posizione così diplomatica in merito alla vendetta. Eppure è così. In particolare, egli sostiene che se il desiderio di vendetta è innato negli uomini, tuttavia non deve essere conseguito. Il segreto della morale del vincente è quello di superare lo stadio di disagio  dei “risentiti” a quello della “dimenticanza attiva” dell’Oltreuomo. Capire, dunque, cosa sia necessario e cosa casuale. Assorbire l’ingiustizia non con passività da pecora, ma come consapevolezza del leone che accetta il suo destino pur nella sua imperscrutabilità.

Il che non esclude affatto la lotta e la contesa, ma la eleva a uno stadio più alto, quello della crescita personale. La vendetta è meschina e svilente. La lotta consapevole e frontale arricchisce.

Non sappiamo in che modo verrà trattato il tema nel film. Se analiticamente, psicologicamente o come puro intrattenimento.  Di certo aiuterà a porre un focus sul tema della vendetta e la giustizia privata, che sempre più sembra essere attuale.

 

 

 

 

 

 

 

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