In un articolo di RaiCultura viene ricordato l’anniversario di morte di Don Luigi Sturzo, famoso politico e presbitero italiano.

Don Luigi Sturzo è una delle personalità più importanti del ventesimo secolo, tanto da essere ricordato come il vero e proprio simbolo “di un cattolicesimo che non si volle piegare al fascismo”, come riportato dall’articolo.
La formazione di Don Luigi Sturzo
Don Luigi Sturzo nasce il 26 novembre del 1871, a Caltagirone. Essendo cagionevole di salute, i suoi studi ne risentirono e fu costretto a non poter frequentare la scuola e a doversi spostare dal seminario che aveva scelto proprio perché il cattivo tempo che proveniva dall’Etna condizionava il suo benessere. La sua inclinazione agli studi si vide ben presto e nel 1888, a Caltagirone, prese il diploma nel suo stesso anno di ingresso della sua entrata al seminario e fu ricordato come uno dei migliori allievi. Divenne poi sacerdote, studiò alla Sapienza di Roma e all’Accademia di San Tommaso d’Aquino. Fu molto attivo anche a livello sociale e per raccogliere e cogliere verso sé i giovani fondò l’Associazione dei Giovani Ecclesiastici, di cui era vicepresidente. Mentre era impegnato a conseguire gli studi esercitò anche la professione di insegnante. Insegnò filosofia, italiano, canto sacro e anche diritto pubblico ecclesiastico.

Il Partito Popolare Italiano
Parlando di Don Luigi Sturzo non si può non ricordare il Partito Popolare Italiano, quello che potremmo definire la “punta” del suo operato. Era il 1919 quando lo fondò e fino al 1923 ne fu il segretario politico. Oltre all’importanza che ebbe per lo stesso Don Luigi, occorre precisare come riuscì a imprimersi nella storia e per farlo possiamo ricordare L’Appello ai liberi e forti, manifesto redatto dalla commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano e sotto ispirazione di Sturzo. In sostanza, si può dire che il manifesto contenga quelli che sono le basi del popolarismo. Qui parte delle parole più ricordate:
A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà
I problemi con il Fascismo
Guardando le altezze cronologiche è facile che sovvenga un altro aspetto della politica italiana di quel periodo: il Fascismo. Il rapporto tra il PPI e il Fascismo non fu per niente facile e scontato, così come non lo è stato quello tra Don Luigi e Mussolini. I due avevano ottiche e visioni diverse, del tutto divergenti, motivo per cui si ritrovarono agli antipodi. Non fu una situazione facile, soprattutto nella sua gestione, visto che in questo disegno Don Luigi divenne “il sinistro prete”, mentre Mussolini lo metteva contro le gerarchie vaticane. Fu presentato come una sorta di antagonista alla famosissima questione romana e fu anche per questo che, nonostante le lotte, decise di allontanarsi. Andò in esilio e si diresse verso capitali come Parigi e Londra, non dimenticando il fulcro del suo pensiero. Dopo il referendum tra monarchia e repubblica ritornò a Roma, ma questa volta non prese posizioni paragonabili alle precedenti, sebbene abbia rivestito ruoli di un certo spessore. Tuttavia scrisse e non fermò mai la sua lotta contro le cosiddette “male bestie” che nella sua visione infettavano il panorama italiano, fino a scrivere un testo -uno dei primi- che parlava della mafia. Muore a Roma l’8 agosto del 1959 e si trova sepolto nella chiesa del Santissimo Salvatore, a Caltagirone.