L’eutanasia legale potrebbe essere più vicina di quello che crediamo: lo dice la Costituzione

Sono già state raccolte più di 320.000 firme per indire un referendum sul tema dell’eutanasia legale in Italia. Siamo forse vicini a una giusta legislazione sul fine vita?Dal 30 giugno ad oggi più di 320.000 italiani si sono recati presso i propri Comuni (e non solo) per chiedere la convocazione di un referendum per l’eutanasia legale. Fra questi, tanti politici, molte personalità rilevanti dello Stivale e parecchi sindaci. Un movimento che viene dal basso, insomma, cercando di appianare le brutture legislative di una classe politica ancora non pronta a discutere di fine vita. Ma perché proprio un referendum? E cosa cambierebbe? Ci risponde la Costituzione.

Il fine vita in Italia

Tema ostico e controverso, lo spettro del fine vita tormenta l’opinione pubblica e il Legislatore almeno da 30 anni. La Costituzione, infatti, non è sufficiente a regolare una branca così complessa della vita dell’individuo. L’articolo 32, riguardante l’assistenza sanitaria, sancisce, oltre al diritto fondamentale di ognuno di noi alla salute, anche il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario. Quest’ultimo principio si rifà all’articolo 13, enunciante l’inviolabilità della libertà personale e il diritto all’autodeterminazione. Nell’atto pratico, i commi della Carta Costituente non risolvono le intricate situazioni che ruotano attorno alla morte. Il 31 gennaio 2018, però,  l’Italia ha fatto un deciso passo avanti sulla questione: entra finalmente in vigore la legge sul testamento biologico, o DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento). Ciò consiste nel poter scrivere, una volta maggiorenni, un testo ufficiale che indichi esattamente a quali trattamenti sanitari ci si vorrà o non ci si vorrà sottoporre, nell’eventualità che non si riescano a esprimere le proprie scelte sul momento. Ma molti affermano che tutto ciò non sia ancora abbastanza.

L’eutanasia legale secondo l’associazione Coscioni

30 giugn0 – 3o settembre 2021: sono tre i mesi di tempo per raccogliere 500.000 firme da parte dell’associazione Luca Coscioni. Da sempre in prima fila per promuovere una seria legislazione sul tema del fine vita, trainata dai leader di disobbedienza civile Cappato e Welby, l’organizzazione ha deciso di farla grossa. Già da anni si vociferava di indire un grande referendum popolare sull’eutanasia, ma per un po’ si è continuato a credere nel buon senso del Legislatore, viste anche le varie esortazioni ricevute dalla Corte Costituzionale. Ma così non è stato. L’associazione ha ritenuto i tempi abbastanza maturi per agire con un’enorme iniziativa democratica, pacifica e popolare. La richiesta? L’eutanasia legale, in linea con Spagna e Svizzera, per esempio; ciò consiste nel fornire ai medici gli strumenti e la possibilità di mettere fine alle sofferenze di un paziente in una situazione grave, invalidante, incurabile e irreversibile, ma ancora in grado di intendere e di volere.

L’istituto democratico del referendum

Descritto negli articoli 75 e 97 della Costituzione italiana, il referendum è un importante istituto di democrazia diretta, in quanto il popolo è chiamato a deliberare su una questione in prima persona, attraverso un quesito con risposta binaria sì/no, entrando direttamente nell’ordinamento giuridico del Paese. L’iter che porta a un eventuale votazione è lungo, complesso e scandito passo per passo dalla legge 352 del 1970. Tutto parte dalla richiesta del referendum, che può essere popolare o regionale. Nel caso dell’eutanasia legale, è popolare: ciò significa che almeno 10 cittadini iscritti alle liste elettorali si sono fatti promotori del referendum, depositando presso la Cancelleria della Corte di Cassazione il quesito, scritto poi nella Gazzetta Ufficiale. Dal momento del deposito, si hanno tre mesi di tempo per raccogliere almeno 500.000 firme di cittadini maggiorenni. Se questo step viene superato, si passa alla fase di controllo del quesito: si indaga la sua conformità e la Corte Costituzionale ne giudica l’ammissibilità nel rispetto della Costituzione. Se anche queste condizioni sono soddisfatte, si passa alla calendarizzazione del referendum e, conseguentemente, al voto vero e proprio. In caso di maggioranza di , il Presidente della Repubblica modificherà la legge in Gazzetta Ufficiale; in caso di vittoria del no, l’ordinamento rimane così com’è e il quesito non può essere riproposto a referendum per 5 anni. Non ci resta che aspettare il 30 settembre per capire se il procedimento referendario potrà proseguire con la fase di controllo.

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