“O grande estate, delizia grande”: tre poesie di Gabriele D’Annunzio sulla bella stagione

Tratte dalla raccolta Alcyone, ecco tre liriche del poeta vate che raccontano l’estate attraverso i suoi occhi.

È possibile che giugno sia durato solo 15 minuti?” si legge già sui social, nell’ultima giornata del primo mese estivo. Sì, perché l’estate, con la sua afa insopportabile riesce comunque a restare, da sempre, la stagione dei colori, della luce  e della spensieratezza, quella che ci fa godere del nostro territorio e ci regala la pienezza dei giorni di sole. Tanto magica, l’estate, che costituisce la linea narrativa di una delle raccolte poetiche di Gabriele D’Annunzio. Il poeta vate, infatti, durante l’estate del 1902 ha composto circa 81 componimenti, e buona parte di questi sono contenuti nell’Alcyone, un libro che è a sua volta il terzo di una raccolta più grande. Vediamo tre tra i più belli dei componimenti rivolti all’estate:

 1.Pace

Pace, pace! Esclama D’Annunzio già dal primo verso di questo componimento scritto tra metà luglio e metà agosto del 1902. In uno scenario toscano, quello che può essere un semplice scorcio di quotidianità estiva si trasforma in un quadro incantato grazie allo stile unico dell’autore. Sembra che emerga dalla pagina, la bella Simonetta con quello splendido fiore:

Pace, pace! La bella Simonetta
adorna del fugace emerocàllide
vagola senza scorta per le pallide
ripe cantando nova ballatetta.

Le colline s’incurvano leggiere
come le onde del vento nella sabbia
del mare e non fanno ombra, quasi d’aria.
L’Arno favella con la bianca ghiaia,
recando alle Nereidi tirrene
il vel che vi bagnò forse la Grazia,
forse il velo onde fascia
la Grazia questa terra di Toscana
escita della casalinga lana
che fu l’arte sua prima.
Pace, pace! richiama la tua rima
nel cor tuo come l’ape nel tuo bugno.
Odi tenzon che in su l’estremo giugno
ha la cicala con la lodoletta!

2. L’onda

 La natura è protagonista, in questo componimento scritto il 22 agosto. L’onda, i cui movimenti sono tanto impetuosi quanto rapidi ed effimeri, emerge tra le righe con tutta la sua maestosità, in un’immagine che sembra di poter sentire:

 “[…] Altra onda nasce,
si perde,
come agnello che pasce
pel verde:
un fiocco di spuma
che balza!
Ma il vento riviene,
rincalza, ridonda.
Altra onda s’alza,
nel suo nascimento
più lene
che ventre virginale!
Palpita, sale,
si gonfia, s’incurva,
s’alluma, propende.
Il dorso ampio splende
come cristallo;
la cima leggiera
s’arruffa
come criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L’onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l’alga e l’ulva;
s’allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui ’l vento
diè tempra diversa;
l’avversa,
l’assalta, la sormonta,
vi si mesce, s’accresce.
Di spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d’iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazzi
scintilli
e di berilli
viridi a sacca.
[…]”

3. Ditirambo III

Le cinque sezioni in cui è suddivisa la raccolta sono separate da quattro ditirambi, la cui struttura riprende i canti corali dell’antica Grecia in onore del dio Dioniso. Il Ditirambo III si rivolge direttamente alla “grande Estate”, e la loda tra le altre cose per la sua bellezza e per la luce dei suoi giorni:

O grande Estate, delizia grande tra l’alpe e il mare,
tra così candidi marmi ed acque così soavi
nuda le aeree membra che riga il tuo sangue d’oro
odorate di aliga di rèsina e di alloro,
laudata sii,
o voluttà grande nel cielo nella terra e nel mare
e nei fianchi del fauno, o Estate, e nel mio cantare,
laudata sii
tu che colmasti dè tuoi più ricchi doni il nostro giorno
e prolunghi su gli oleandri la luce del tramonto
a miracol mostrare!
[…]”

 

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