All’interno delle opere cinematografiche sono presenti, anche se non in modo esplicito, parecchi riferimenti al mondo della filosofia, eccone tre che, forse, non avevate notato.

I riferimenti alla filosofia, soprattutto nelle opere cinematografiche sono molteplici, infatti, capita spesso di poter ricollegare il comportamento di un personaggio o il discorso di uno dei protagonisti ad una corrente filosofica studiata tra i banchi di scuola.
1- “La mappa delle piccole cose perfette”
La mappa delle piccole cose perfette, adattamento cinematografico del romanzo “The map of Tiny Perfect Things” dello scrittore statunitense Lev Grossman, è un film del duemila ventuno diretto da Ian Samuels. La pellicola racconta la storia di due ragazzi, Mark e Margaret costretti a vivere in un loop temporale di cui solo loro sono consci; per cercare di impiegare l’infinita quantità di tempo a loro disposizione, i ragazzi decidono di compilare una “lista di cose perfette”, eventi meravigliosi come un motociclista che blocca il traffico per consentire a delle tartarughe di attraversare o un’anziana signora che balla dopo aver vinto a carte desinati a ripetersi continuamente durante la giornata. Il loop temporale è un chiaro riferimento alla dottrina dell’eterno ritorno dell’uguale elaborata dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche all’interno della sua opera “La gaia scienza” del 1882. All’interno del testo è un demone a rivelare questa dottrina dicendo: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione… L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere”

2- “Quello che tu non vedi”
Quello che tu non vedi è un film statunitense di genere drammatico del duemila venti diretto da Thor Freudenthal e distribuito da 01 Distribution. La pellicola racconta la storia di Adam, un giovane affetto da una grave forma di schizofrenia che gli impedisce di vivere normalmente la sua vita, infatti, il ragazzo è costantemente tormentato da visioni che distorcono la realtà. In modo molto velato è possibile, a mio avviso, riscontrare un collegamento tra la trama del film e la dottrina solipsistica. Il solipsismo, parola derivata dall’unione dei termini latini “Solus” (solo) e “Ipse” (stesso), è un termine che si riferisce alla dottrina filosofica secondo cui l’individuo pensante può affermare con certezza soltanto la sua esistenza poiché tutto quello che esiste “all’esterno” potrebbe essere una rappresentazione della propria coscienza. Le visioni, il mondo e, ancora meglio, l’universo intero, potrebbero essere mere “allucinazioni” create da una mente pensante. Questa dottrina filosofica annichilisce ogni tipo di conoscenza che l’uomo pensa di aver acquisito sul cosmo e sulle sue leggi poiché, ad oggi, gli scienziati non sono in grado di confutare tale teoria filosofica dimostrando che quello che viviamo è “reale”.
3- “Perfetti sconosciuti”
Perfetti sconosciuti è un film del duemila sedici diretto da Paolo Genovese. La trama della pellicola è apparentemente semplice: un gruppo di amici, riunitosi a cena, decide di fare un gioco che consiste nel leggere ad alta voce ogni singola notifiche che arriverà sul cellulare di ognuno di loro fino alla fine della serata. Il gioco, all’apparenza innocente, porterà alla luce i segreti più oscuri e reconditi che ogni membro del gruppo tentava disperatamente di nascondere. La tranquilla serata, dunque, fa emergere una triste verità: nessuno all’interno del gruppo si conosce davvero. All’interno di questo film è chiaro il riferimento a Pirandello e alle maschere, infatti, tutti i commensali, nel corso della serata, tentano di cambiare “maschera” mostrando personalità e verità differenti per evitare che la propria intimità, custodita all’interno del cellulare, venga messa a nudo