Bacio. Una parola che può acquisire diverse sfumature a seconda del contesto, stando a rappresentare qualcosa di innocente o provocatorio, di semplice o struggente, di affettuoso o ardente.

Il termine “bacio” indica propriamente l’atto compiuto applicando le labbra e premendole, per un tempo più o meno lungo, su persona o cosa in segno di amore, venerazione, affetto, devozione (Treccani); può essere un bacio galante sulla mano, un bacio tenero sulla fronte, un bacio dolce sulla guancia, un sensuale bacio sul collo oppure un appassionante bacio sulla bocca. Nell’antica Roma esistevano diverse parole per indicare le varie tipologie di bacio.
1. Il bacio innocuo
Il termine basium, -ii (n) indicava il bacetto, il bacio affettuoso, privo di malizia. Il suo utilizzo era inizialmente relegato alla dimensione parlata e al linguaggio popolare e, difatti, venne canonizzato nella letteratura grazie al celeberrimo carme 5 di Catullo.
“Vivamus mea Lesbia, atque amemus […] Da mi basia milla, deinde centum, deinde usque altera mille” = “Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci […] Dammi mille baci e poi cento ancora e poi via via altri mille”.
Da “basium” deriva il corrispettivo italiano bacio. Ma, a sua volta, basium da dove viene?
Molto probabilmente deriverebbe da “ba”, voce onomatopeica, che riprende la forma che assumono le labbra quando “danno un bacio”, pensate anche allo smack che fa il bacio. Alcuni studiosi credono che basium venga dal greco “βαζω” (bazo) = parlo oppure da “βασκαίνω” (baskaino) = mormorare; altri fanno risalire l’etimologia di bacio al sanscrito ba-bhas-ti= masticare, riconducibile a psa-ti, la cui radice è “p-s”, che significa “fare l’amore“, Insomma il collegamento semantico non manca!

2. Il bacio erotico
La parola suavium o savium, -ii (n), forse dall’aggettivo suavis che significa dolce (suavis+ium), starebbe a indicare il bacio dolce, nel senso di sensuale, provocante, il “bacio alla francese” di oggi, il cosiddetto ’“osculum luxuriosum”.
L’espressione “da savium etiam” = dammi ancora un bacio mostra la carica voluttuosa del bacio che deve suscitare piacere.
Ma “savium” rappresenterebbe anche il bacio del traditore, di Giuda, difatti, il lemma ricorre anche nel Vangelo.

3. Il bacio di rispetto
Un altro modo per dire bacio era osculum, -i (n), lett. “boccuccia”, designante, quindi, non l’atto pratico, bensì l’organo con il quale si compie. “Osculum” è l’alterato vezzeggiativo di os, oris che vuol dire, appunto, bocca e indica il bacio in senso figurato.
Apuleio nelle Metamorfosi scrive “offert osculum” che può essere tradotto con “mi offre la bocca” oppure con “mi dà un bacio”, espressioni, del resto, equivalenti.
A Roma l’osculum era il bacio codificato, quello socialmente accettabile, che poteva essere dato anche in pubblico, era il bacio casto, “a fior di labbra”, il bacio familiare, tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici, era il bacio di rispetto verso i più adulti, quello dato alle ombre dei morti e, addirittura, agli oggetti, come gesto scaramantico.
Si è detto che l’osculum era il tipo di bacio che si dava anche tra familiari: infatti, all’interno della familia romana esisteva lo ius osculum, che dava il diritto ai familiari maschi di baciare sulla bocca le sorelle, le cugine o le figlie e in generale tutti i membri donna che sottostavano all’autorità del patres familia – in modo da assicurarsi che non avessero bevuto. Effettivamente bere vino era considerato un comportamento da matrone non rispettabili.

4. Diminutivi con funzioni diverse
Da “basium” derivano:
- il verbo basio, -as, -avi, -atum, -are= baciucchiare;
- il sostantivo basiator= baciatore;
- il termine basiatio= il baciare;
- e il diminutivo basiolum= bacetto.
Da “savium” vengono:
- il verbo savior, aris, atus sum, ari= baciare appassionatamente;
- il termine saviatio= sbaciucchiamento;
- il diminutivo saviolum= bacio lento e procace (savio+olum, utilizzato da Catullo nel carme 99, 2).
Da “osculum” derivano:
- osculo, -as, -avi, -atum, -are= baciare castamente;
- il lemma osculatio= che indica l’atto del baciare sfiorando l’estremità delle labbra.
Non abbiamo, poi, un diminutivo perché abbiamo detto che già “osculum” è un derivato vezzeggiativo di “os”.
Come si è visto, a Roma esistevano termini diversi per designare i baci. Un famoso autore del VII secolo d. C. ha scritto: “Diciamo di dare un osculum ai figli, un basium alla moglie, un savium alla prostituta. Così pure l’osculum indica l’amore, il basium l’affetto, il savium il piacere”.
Suppongo che Isidoro (Isidorus Hispalensis), scrittore, teologo e vescovo di Siviglia, abbia dato una definizione concisa ma esauriente dei sostantivi utilizzati dai Romani per indicare le varie tipologie di bacio.
Il nostro “bacio” viene da “basium” che rappresenta la voce intermedia rispetto al casto “osculum” e al seducente “savium”; è una via di mezzo, è un termine polivalente che indica un bacio sobrio, non eccessivamente libertino, semplice e delicato, non impudico.
Di fatti proprio il versatile “basium” è prevalso.