I limiti della conoscenza umana in “The Lighthouse” di Robert Eggers

“The Lighthouse” è un film del 2019 diretto da Robert Eggers.

Attraverso la metafora del faro, Eggers ci mostra i limiti della conoscenza umana che incatenano l’uomo a una condizione di schiavo.

La trama

Il film narra le disavventure di un giovane uomo, Ephraim Winslow, recatosi in una remota isola del New England per lavorare un mese come assistente di un vecchio e irascibile guardiano del faro, Thomas Wake. Qui il suo compito sarà quello di pulire la casa, svuotare le latrine e portare pesanti contenitori di Cherosene su e giù per il faro. Vi è un solo divieto per il giovane assistente: accedere alla cima, ovvero dove è custodita la luce. E proprio la luce diventerà l’ossessione di Winslow che, impossibilitato ad accedervi, ne bramerà sempre di più la conquista. Nello svolgere le dure mansioni quotidiane, il giovane aiutante viene spesso infastidito da un gabbiano, e nonostante le avvertenze del capo sul divieto di ucciderli, in quanto “nei gabbiani risiedono le anime dei marinai morti in mare”, in un impeto di rabbia ne fa a pezzi uno. Così, come in “The rime of the Ancient Mariner”, introduzione di Samuel Taylor Coleridge di “Lyrical Ballads”, l’uccisione del sacro animale che rappresenta il legame dell’uomo con la natura porta quest’ultima alla rivolta contro l’uomo. In “The Lighthouse” lo stesso gesto sconsiderato porterà una tempesta ad abbattersi sull’isola, poco prima della fine del mandato di Winslow che lo costringe a restare lì. Da lì in poi il già precario equilibrio mentale dei due guardiani vacillerà ancora di più, tra fiumi di alcol e violenza fino al definitivo tracollo.

Prometeo

Il film risente di molte influenze, cinematografiche e no. A livello visivo, la promessa della regia Robert Eggers si ispira all’espressionismo tedesco, in particolare Murnau, richiamato attraverso la meravigliosa fotografia in bianco e nero. Infatti, il regista era stato preso in considerazione per girare il remake di “Nosferatu”. Come già citato nella trama vi è un evidente riferimento a “The rime of the Ancient Mariner” in particolare l’uccisione dell’albatro come animale sacro che porta l’uomo a scontrarsi contro l’infinita potenza della natura come punizione divina. Eggers unisce al realismo della messa in scena elementi soprannaturali come la sirena e il kraken, forse frutto delle allucinazioni del protagonista. Inoltre, una delle influenze più determinanti ai fini del film è sicuramente quella del mito di Prometeo. Personaggio della mitologia greca, Prometeo è colui che all’alba dell’umanità, rubò il fuoco agli Dei per donarlo all’uomo e in seguito a questo gesto subì la punizione di Zeus, egli fece incatenare il Titano esposto alle intemperie con un’aquila che gli squarcia il petto che ricresce nella notte, per prolungare la sua pena per l’eternità.

La luce della conoscenza

Ed è proprio questa la fine di Winslow nel suo tentativo di ribellione al proprio Dio/padrone. La luce divina del faro, divenuta ormai un’ossessione per il ragazzo, lo spingerà alla più totale follia, al punto da portare lo spettatore a dubitare di ciò che vede. Il giovane lavora come uno schiavo, costretto dal suo padrone, in uno stato di totale inibizione dei propri istinti, reprimendo in continuazione la rabbia che il guardiano provoca attraverso un cinico gioco, rabbia che sfogherà nella tragica uccisione del gabbiano. Lavora sperando in una ricompensa: l’accesso alla luce, ossia l’accesso al livello successivo della conoscenza. L’uomo desidera arrivare a comprendere cosa c’è di tanto grande lassù in alto, dove è vietato arrivare, dove domina la luce che viene custodita da un padrone che, attraverso questa, esercita la propria pressione sul debole. Come Prometeo è simbolo di ribellione contro le imposizioni delle autorità e le loro false ideologie, Winslow sfida il capo arrivando a mostrare il lato più oscuro del suo essere umano, quello egoista e violento. In un impeto di rabbia e follia uccide brutalmente Wake e si reca sul faro dove però resterà abbagliato dalla potenza della luce. Winslow, che ha sfidato il potere e il suo custode, si ritrova davanti qualcosa più grande di quanto potesse immaginare e soprattutto di quanto potesse comprendere. La luce custodita dal vecchio è fonte di una conoscenza troppo grande per il limitato intelletto umano, che non è in grado di sopportare tale pressione e viene respinto con violenza e punito come Prometeo. In questo caso la follia non è causata solo dall’isolamento forzato, bensì anche dalla bramosia di un potere e di una conoscenza che l’uomo non sarà mai in grado di comprendere: il suo tentato raggiungimento riporterà sempre l’uomo nell’abisso della sua anima.

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