Il Superuovo

8 modi per ottenere ragione in un dibattito (feat. Arthur Schopenhauer)

8 modi per ottenere ragione in un dibattito (feat. Arthur Schopenhauer)

Una preziosa lista di stratagemmi efficaci per prevalere in ogni discussione.

fonte: wikimedia commons

Sagace, irriverente e orgogliosamente pessimista, Arthur Schopenhauer è stato un pensatore cruciale nel percorso di studi di chiunque abbia affrontato (volente o nolente) lo studio della filosofia. La sua vasta produzione filosofica comprende alcuni brevi trattatelli sugli argomenti più disparati, tra cui “L’arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi“, un saggio sulla dialettica. Il concetto che ne emerge è ben lontano da quello della sua nemesi Hegel, che elevava la dialettica a struttura del dispiegamento dello Spirito nel mondo. Per Schopenhauer essa è invece confinata all’ambito linguistico, e consiste nell’ “arte di disputare per ottenere ragione, con mezzi leciti o illeciti“. Non conta dunque la verità oggettiva di un discorso, bensì la validità dello stesso rispetto ai contendenti e all’uditorio. Essere capaci di manipolare la realtà attraverso il linguaggio e la retorica è l’unico requisito davvero necessario per vincere una discussione. Di seguito ho raccolto alcuni degli stratagemmi più geniali e meschini del libretto.

AVVERTENZE PER IL CONSUMATORE: contiene dosi molto elevate di disonestà e raggiro che possono causare dipendenza, se ne consiglia pertanto un uso contenuto ed esclusivamente privato. Tenere fuori dalla portata di genitori, amici o fidanzati/e nelle occasioni di litigio. È raccomandabile non farne abuso nei dibattiti pubblici se si ha un ruolo politico di spicco o un grande seguito mediatico.

Premessa: come si confuta una tesi

Breve ma doverosa premessa prima di arrivare agli stratagemmi veri e propri. Si distinguono generalmente due modi e due vie per orchestrare una confutazione. I primi dipendono dal rapporto di ciò che l’avversario afferma con la verità, sia essa oggettiva (confutazione ad rem) o soggettiva relativamente ad egli stesso (confutazione ad hominem, cioè a partire da una contraddizione tra alcuni dei suoi assunti). Le vie sono invece a libera discrezione di chi dibatte: una confutazione diretta attacca i presupposti del discorso (fondamenti errati), una confutazione indiretta colpisce le sue conseguenze (errori inferenziali, eccezioni non contemplate ecc.). Stabiliti i principi (il più delle volte sono impliciti) condivisi dai contendenti è possibile cominciare a discutere.

1. Giocare sulle omonimie

Nelle discussioni in cui si ha poco tempo per imbastire una tesi chiara ed esaustiva spesso ne risente la precisione del linguaggio che scegliamo di utilizzare. In questi casi una strategia utile è fraintendere di proposito una parola che può avere più significati (oppure che si presta ad interpretazioni figurate o allegoriche) per ravvisare un errore che in realtà non esiste. È il caso della diffidenza che molti ad Atene nutrivano verso Socrate in quanto “sofista” (ogni riferimento ad Aristofane è puramente casuale), malgrado le differenze evidenti tra lui e un pensatore come Gorgia.

2. Giocare sul senso che diamo alle denominazioni

Molto simile al caso precedente, in questa situazione bisogna anche tener di conto dei principi etico-morali di coloro che assistono alla discussione, poiché andremo a cercarne l’approvazione a scapito del nostro avversario. Lo stratagemma si basa sull’associare la sua tesi ad una categoria comunemente disprezzata, magari anche dallo stesso interlocutore. Gli esempi più classici riguardano la politica: che si tratti di un talk show o di una discussione in famiglia, è molto semplice denigrare qualcuno bollando le sue tesi come fasciste, comuniste, qualunquiste e così via. I più accorti sapranno utilizzare questo stratagemma nella variante in cui ad una denominazione con accezione tipicamente positiva se ne sostituisce un’altra con accezione negativa, e dunque più facile da criticare (esempio: l’avversario parla di “fervore religioso”, voi ribattete usando espressioni come “fanatismo” o “misticismo”). Se la nostra tattica avrà effetto avremo guadagnato la complicità dell’uditorio, componente decisiva per il risultato finale.

3. La tattica del professorone

Un classico dei dibattiti online, la tattica del professorone serve per imbastire una difesa quando non si hanno argomenti per controbattere ad un discorso piuttosto articolato, talvolta addirittura suffragato da dimostrazioni scientifiche incomprensibili. Una volta che l’altro ha concluso, sta tutto nel dichiarare apertamente di non aver capito nulla di ciò che ha affermato poiché troppo astruso, criptico o ‘studiato’ – la cosa ironica è che sui social spesso chi usa questa tattica non ha davvero capito nulla, né ha alcuna nozione di ciò di cui si sta parlando. L’unica condizione preliminare di questo stratagemma (che fa sempre comodo, vedi al punto 2.) è che parte del pubblico ci segua nella nostra critica fino al coinvolgimento della stragrande maggioranza delle persone presenti. Sommerso dagli insulti e lasciato solo con la sua scienza, all’avversario non rimarrà che abbandonare il dibattito con la coda tra le gambe.

4. Ricorrere a sproloqui senza senso

Una versione offensiva della tattica del professorone (“Se non puoi batterli unisciti a loro“), altrettanto legata ad assicurarsi la complicità del pubblico. In questo caso l’obiettivo è sbigottire e mettere in imbarazzo l’avversario con un tono di superiorità ed elucubrazioni lambiccate degne di Azzeccagarbugli e del suo latinorum. L’esempio apportato da Schopenhauer sono i discorsi dei suoi acerrimi rivali idealisti, su tutti Hegel, che all’epoca avevano conquistato le università di tutta Europa:

Com’è noto, recentemente alcuni filosofi hanno adoperato questo stratagemma, con esiti brillantissimi, addirittura di fronte all’intero pubblico tedesco

5. Manipolare l’avversario vol.1

I prossimi due stratagemmi si basano su una manipolazione più o meno indiretta del nostro avversario, affinché lui stesso finisca per invalidare le premesse necessarie della nostra tesi, che a quel punto sarà inattaccabile – le premesse possono anche essere vere ad hominem e non ad rem. Per la riuscita del piano dobbiamo agire di nascosto e senza cantar vittoria fino all’ultimo momento, cioè quando tutti i tasselli per inferire la nostra argomentazione saranno al loro posto. La manipolazione può avvenire rispetto ad una propria tesi, che l’avversario ammetterà perché l’avremo presentata con grande abilità retorica e omettendone le controversie; oppure rispetto ad una tesi altrui che contiene implicitamente alcune conclusioni utili alla nostra causa, da estrapolare in tutti i modi possibili. Se poi l’avversario avesse qualcosa da ridire alla fine della disputa, basterà fargli notare con maliziosa ironia che è stato lui stesso a darci ragione su tutto.

6. Manipolare l’avversario vol. 2

L’alternativa alla strategia precedente si ispira ad uno dei sommi filosofi della tradizione occidentale, che probabilmente non avrebbe gioito di essere la fonte d’ispirazione per questa meschinità. Sto parlando di Socrate e della sua maieutica, cioè l’arte di ‘far partorire’ il proprio interlocutore della conoscenza che egli non è consapevole di avere dentro di sé. A differenza del grande filosofo, a noi non interessa affatto la verità di ciò che l’avversario ‘partorisce’, oppure che abbia effettivamente in sé qualche “simulacro del sapere“. Qualsiasi stupidaggine gli faremo proferire andrà bene purché serva a confermare la nostra tesi. Un consiglio da tenere a mente è quello di incalzare l’avversario attraverso domande mirate che siano però in ordine sparso, in modo da non lasciare indizi riguardo al percorso concettuale che si è scelto di seguire. Per i più arditi amanti del rischio propongo anche la variante in cui, nel bel mezzo del processo ‘maieutico’, si annuncia improvvisamente di aver vinto perché l’avversario ha invalidato tutte le nostre tesi, cominciando a esultare platealmente pavoneggiandosi dell’incredibile successo.

7. Il fattore emotivo

Un altro classico delle strategie disoneste per averla vinta in una discussione. In alcuni casi le strategie ‘tecniche’, cioè che si basano sul linguaggio, non hanno il minimo effetto sui nostri avversari, troppo svegli o troppo furbi per farsi abbindolare. L’unica opzione rimasta è intervenire sul fattore emotivo che ribolle sotto la superficie di qualunque discussione, da quelle con i vari ‘congiunti’ ad altre con estranei nelle più svariate circostanze. L’emozione per eccellenza che fa saltare gli schemi è l’ira e gli strumenti per innescarla sono innumerevoli: tra punzecchiature, critiche pacate, insulti e offese personali la scelta è vastissima, basta solo avere tempismo e scegliere con accuratezza le parole da utilizzare. Può capitare anche che l’ira trapeli indirettamente quando confutiamo un punto debole della tesi dell’avversario, perciò è richiesta grande attenzione alle sue mimiche facciali o agli improvvisi cambiamenti di tono. Sentendosi attaccato in modo diretto, il nostro interlocutore potrebbe addirittura tentare di salvare il salvabile esagerando la propria tesi e portandola oltre i suoi limiti naturali. A quel punto non ci resta che dare il colpo di grazia e aggiudicarsi la vittoria. Il buon senso vuole che non si abusi di questa tattica contro le persone più care per non rischiare di giocarsi il loro affetto.

8. L’ultima spiaggia

Anche nei casi estremi, in cui le possibilità di vincere il dibattito si sono praticamente azzerate (un avversario abilissimo o un nostro errore madornale), la dialettica ci fornisce sempre una soluzione. Il nostro asso nella manica, l’Energia Sferica delle dispute, consiste nel far implodere la discussione accusando l’avversario di averci mancato di rispetto. A causa del suo tono saccente , della sua sfacciata impertinenza o di offese personali più o meno velate, non abbiamo più interesse a discutere. Una volta recitata la parte con gestualità e mimiche impeccabili abbandoneremo la discussione pretendendo al più presto delle scuse da parte del diretto interessato. Fondamentale sarà anche ignorare questa persona nei giorni successivi e sparlarne a più non posso con amici e conoscenti vari. La buona riuscita della strategia porterà quasi sicuramente ad un nuovo scontro con il vostro avversario, che stavolta preferirà moderarsi per non rischiare di essere calunniato ulteriormente. Semmai invece scegliesse di ripresentarsi ancora più agguerrito basterà procedere con il punto 7. e avremo gioco facile. Del resto si sa, nelle discussioni avere ragione non è importante, è l’unica cosa che conta.

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