5 curiosità su Muhammad Ali: la sua lotta al razzismo a colpi di boxe

Muhammad Alì soprannominato “The Greatest” è considerato uno dei migliori pesi massimi di tutti i tempi e tra i migliori atleti della storia. E’ tra gli sportivi più conosciuti di tutti i tempi ed è stato nominato atleta del secolo da periodici quali Sport Illustrated. Cominciò a boxare all’età di 11 anni e all’età di 22 anni  conquistò l’oro olimpico. Fin da subito si dichiarò “il più grande di tutti i tempi”, ovviamente lo prendevano per pazzo. Esiste un detto che recita che l’universo si segna tutto ciò che una persona dichiara e quest’ultima ha il dovere nei suoi confronti di portarlo a termine. Bene, Alì non ha lasciato conti in sospeso! Ecco 5 curiosità sul più grande:

1) La biciletta

All’età di 12 anni il giovane Clay possedeva una bicicletta rossa e bianca a cui era molto affezionato. Nell’ottobre del 1954 a Louisville, città natale del campione, gli venne rubata. Su tutte le furie andò a riportare il fatto alla polizia, minacciando che avrebbe preso a pugni il colpevole. Incontrò l’ufficiale Joe Martin che, oltre a lavorare nella polizia, era un allenatore di boxe e scherzosamente suggerì al bambino arrabbiato che prima di attaccare, doveva imparare a combattere. Dal giorno dopo Clay fece il primo passo verso leggenda: si iscrisse in palestra.

2) Nomi

Il suo nome di battesimo era Cassius Marcellus Clay Jr. Intraprese le prime vittorie proprio con quel nome ma molto presto se ne stufò. A dare una spinta decisiva al cambio del nome fu l’incontro con Malcom X uno dei più grandi e discussi leader afroamericani nonché di fede islamica. Su permesso di Elijah Muhammad, Cassius Clay con la conversione all’islam divenne Muhammad Ali. La fede islamica divenne il suo mantra e con “Dio dalla sua parte” divenne infermabile.

 

3) Bandito dalla boxe

Mentre la guerra del Vietnam imperversava nel 1967, Ali si rifiutò di prestare servizio nell’esercito degli Stati Uniti. Il campione dei pesi massimi fu arrestato e la Commissione Atletica dello Stato di New York sospese immediatamente la sua licenza di boxe e lo spogliò del suo titolo. Alì come giustificazione a questo gesto esordì dicendo: “nessun vietcong mi ha mai chiamato negro”. Fu condannato a un massimo di cinque anni di carcere e multato di $ 10.000. L’anno seguente, la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltò la condanna di Ali in decisione unanime.

4) 4 a.m.

In quello che è stato soprannominato “Rumble in the Jungle“, il 32enne Ali ottenne un incontro contro il campione imbattuto di 25 anni George Foreman. Uno degli incontri più leggendari nella storia della boxe dove la vittoria di Alì, appena reduce da una sconfitta, sembrava impossibile. Nessuno resisteva al destro di Foreman che in pochi round riusciva a mettere al tappeto qualsiasi avversario. Alì vinse con knockout all’ottavo round e riguadagnò il titolo dei pesi massimi che gli era stato strappato ingiustamente.

  5) La stella

All’inizio degli anni 2000 gli venne assegnata una stella sulla celebre Walk of Fame, ma il pugile chiese di spostarla sulla parete del Kodak Theatre, perché non voleva che qualcuno calpestasse il suo nome.

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