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30 anni dall’abolizione del Patto di Varsavia: ecco come cambiò l’Europa orientale

30 anni dall’abolizione del Patto di Varsavia: ecco come cambiò l’Europa orientale

Il Patto di Varsavia non fu solo un trattato su carta. L’Europa in quel momento dovette persistere anche da un’alleanza da est.

Warsaw Pact Flag Waving At Wind With Blue Sky Loop Stock Video - Download Video Clip Now - iStock

L’Europa occidentale e gli Stati Uniti avevano la Nato. L’Unione Sovietica e il Blocco orientale avevano il Patto di Varsavia. Due mondi, due alleanze, due realtà che in quel momento caratterizzarono la Guerra fredda e non solo. Scopriamo però meglio cosa accadde ad est.

Il contesto storico del Patto di Varsavia

Nel 1949, finita la Seconda Guerra Mondiale, la Germania si divise in due zone d’occupazione: la DDR (Germania Est) e la BRD (Germania Ovest). La cosiddetta ‘Nota di Stalin‘, nella quale il segretario sovietico esplicitò ad una riunificazione tedesca neutrale e smilitarizzata, non fu accolta. Anzi, divenne un pretesto fondamentale per la creazione di una Comunità Europea di Difesa, che però non avvenne.
Tuttavia le potenze orientali non si persero d’animo e durante la Conferenza di Berlino (1954), lo statista Vjaceslav Molotov propose una neutralizzazione del territorio tedesco. Le condizioni furono che un governo ‘semi-tedesco’ guidasse la nazione. Ma non si accettò neanche questa richiesta, poiché si temette una minaccia sovietica su questi stati considerati neutrali.
Gli Stati europei in realtà furono disposti ad approvare le proposte dell’URSS. Furono però la fermezza del cancelliere tedesco Konrad Adenauer, e i continui rifiuti da parte di Francia e Stati Uniti, a sradicare una possibile unificazione. Nel frattempo, lo stesso Molotov però mise a punto la sua preoccupazione sull’esclusione preventiva di ogni proposta sovietica. Tra cui appunto, l’entrata nella NATO. L’URSS si trovò improvvisamente isolata.

File:Germany occupation zones with border.jpg - Wikimedia Commons
Le zone di occupazione della Germania. Si noti anche come la Polonia diventasse pian piano di influenza sovietica.

La nascita del Patto e il suo significato

La deriva occidentale, guidata dagli USA, si espanse sempre di più, a tal punto di intimorire l’URSS non solo sul piano geopolitico, ma anche bellico. Ma fu solo con l’entrata della Germania Ovest nella NATO, che il Blocco orientale procedette ad una vera e propria alleanza. La minaccia di una Germania riarmata si fece sempre più vivida nell’immaginario sovietico. Così nel 1955, nel Palazzo presidenziale di Varsavia, si firmò il Trattato di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca. Ne fecero parte l’URSS, l’Albania, la Germania Est, l’Ungheria, la Polonia, la Bulgaria, la Cecoslovacchia e la Romania. Ratificato da Nikita Kruscev, con il Patto di Varsavia ogni paese si impegnò in una difesa reciproca in caso di attacco estero. L’organo di controllo fu il PKK, un comitato politico aventi funzioni di consulta. L’Esecutivo tuttavia non si riunì prima del 1956, quando rimarcò l’intenzione di creare postazioni di difesa all’interno del Blocco. E si poté ben notare anche come la maggior parte dei ‘comandanti supremi‘ fossero solo sovietici. Il che significò una strenua imposizione dell’URSS sugli altri paesi, che portò poi successivamente a delle rivolte.

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Il Palazzo presidenziale di Varsavia, luogo della firma del trattato.

Il Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda

Nonostante l’alleanza si definisse ‘indipendente politicamente’, ancora oggi appare evidente come il Patto di Varsavia avesse avuto una conformazione prettamente comunista. Lo si nota per esempio anche durante l’invasione dell’Ungheria nel 1956, dove i soldati sovietici repressero i rivoluzionari guidati dal ministro Imre Nagy. Ciononostante, il Patto di Varsavia non entrò mai in guerra con i paesi della NATO. Gli incidenti diplomatici avvenuti per quanto riguardano i test nucleari, non scalfirono i rapporti tra Europa Occidentale e Orientale.
Il PKK si mantenne però pronto a qualunque operazione di supporto militare. Tra queste abbiamo la guerra del Vietnam, dove il Blocco sostenne la rivolta dei Vietcong. Oppure la soppressione della Primavera di Praga (1968), dove gli indipendentisti cecoslovacchi, guidati da Aleksander Dubcek, vennero sconfitti dalle forze del Patto. I moti che ne scaturirono divennero la dimostrazione principale di quella che fu la dottrina Breznev. Secondo il leader sovietico, qualunque forza che devierebbe un paese socialista verso il capitalismo, rappresenta una minaccia agli stati comunisti. Di conseguenza, la soluzione a questo ‘deviamento’ non la si poté trovare, se non nell’occupazione. Chiaro segno di come il Patto di Varsavia iniziò a mettere dei paletti sulle libertà.

Leonid Breznev bacia Erich Honecker, nel 1979 | bacio | coaloalab | Flickr
Il famoso bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker, simbolo delle successive politiche distensive tra i due blocchi.

Il Patto di Varsavia e il suo scioglimento

Durante gli anni settanta e gli anni ottanta, il Patto di Varsavia diventò sempre più malvisto dalle potenze occidentali. Ma non solo per quanto riguardano gli stati liberisti, all’epoca ‘rappresentati’ dal carisma di Ronald Reagan. Anche i Partiti Comunisti europei, tra cui quello italiano, condannarono eventi come l’occupazione di Praga e l’invasione dell’Afghanistan. Lo stesso Mao Zedong cominciò a considerare le politiche della dottrina Breznev come ‘anti-etiche’, paragonando l’URSS ai sistemi nazionalsocialisti di Adolf Hitler.
Il vero colpo al cuore del Patto di Varsavia lo si ebbe però con l’elezione di Michail Gorbacev come segretario dell’Unione Sovietica. La famosa perestrojka, la dottrina di liberalizzazione del paese, guidata da una propaganda massiccia (glasnost’), segnò una grave perdita del PCUS. Inoltre, per la prima volta dal 1955, si andava ad affermare il principio di libertà ideologica delle altre nazioni. La dottrina Breznev venne quindi epurata; al suo posto subentrò la dottrina Sinatra.
Eventi come la caduta del muro di Berlino, l’unificazione tedesca, e la conseguente entrata nella Nato della Germania unita, portarono ad una graduale dissoluzione del Patto di Varsavia. Così fecero anche Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, dopo la repressione in Lituania. Il 1 luglio del 1991 si firmò a Praga il protocollo di scioglimento del Patto di Varsavia. Da lì a poco, il Blocco orientale si sgretolò, portando al disfacimento dell’URSS e alla creazione della Comunità degli Stati indipendenti.

Happy 90th Birthday, Mr. Gorbachev | The Nation
Michail Gorbacev, simbolo della dissoluzione URSS e della liberalizzazione dei paesi socialisti

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