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25 Settembre: Giornata mondiale di azione per la giustizia climatica. Anche l’Ecopoesia di Baudelaire e di Caproni  può salvare il pianeta?

E’ noto il ruolo che ha il movimento del Fridays for Future in ambito ambientale, meno l’Ecopoesia, un movimento poetico interessato alle urgenze ecologiche che non deve essere sottovalutato.

Ragazzi in piazza nel FFF (interris.it)

Il climate change è ormai un dato di fatto. Altrettanto certo è che noi ne siamo i principali responsabili. Possiamo ridurre le emissioni, limitare il consumo di plastica, scendere in piazza e batterci per difendere il nostro mondo. Ma possono dare un contributo in questo orizzonte drammatico anche la poesia e la letteratura?

Il Fridays for Future e gli strumenti usati per combattere il climate change

Tutti conoscono Greta Thunberg, ragazzina svedese, classe 2003 ed artefice di una vera e propria rivoluzione nel campo della salvaguardia del pianeta. Greta è stata come una secchiata d’acqua fredda per tutte le istituzioni inoperose dal punto di vista ambientale fino a quel momento. Lei nel 2018, all’età di soli 13 anni, è diventata una delle attiviste ambientali più ascoltate nel mondo. Serviva la voce di una ragazzina per scuotere le coscienze, di una ‘ragazzina’ delusa dai più grandi e dalla loro noncuranza verso le catastrofi a cui oggi il nostro pianeta è soggetto.

Oltre che con i suoi severi avvertimenti, la Thunberg ha lasciato il segno anche lanciando il movimento studentesco internazionale del Fridays for Future, ciò manifestando tutti i venerdì davanti al Parlamento svedese. Il FFF ha assunto portata internazionale ed ha condotto alla realizzazione di numerosi scioperi a favore della tutela del clima in tutto il mondo. Da marzo ad oggi però le manifestazioni del FFF sono state limitate per sopperire la diffusione del covid-19. Tuttavia i dati attuali sulla diffusioni del virus appaiono promettenti, il 25 settembre si tornerà nuovamente in piazza e tutto il mondo si unirà con manifestazioni e flashmob per chiedere provvedimenti efficaci contro la crisi climatica.

Dunque di quali strumenti si serve oggi l’uomo per prendersi cura del pianeta? Delle iniziative del FFF, della riduzione dell’utilizzo delle automobili a favore di biciclette, monopattini e mezzi pubblici o dell’ampliamento delle aree verdi e della loro tutela. Aldilà di tali iniziative materiali, di grande supporto è anche la cultura e quell’insieme di autori che con l’ecopoesia denunciano la violenza dell’uomo contro la Natura.

Greta Thunberg in protesta (sydsvenskan.se)

L’Ecopoesia a partire da Caproni: I versicoli quasi ecologici

L’Ecopoetry nasce nei paesi anglofoni dal ventesimo secolo. Tale genere poetico intende istruire l’uomo alla cura della Natura e non ad esserne padrone, a convivere pacificamente con essa e non a dominarla. Avvia una riflessione volta a stimolare la nascita di un ‘sense of place‘, cioè lo sviluppo nell’animo dell’uomo di un’interconnessione profonda con il luogo e l’ambiente che lo circonda. Il ruolo della poesia si rivela così fondamentale per permettere di animare la scienza, principale mezzo impiegato oggi per studiare e tentare di salvare la Natura, con la coscienza.

Giorgio Caproni si può considerare un precursore di questa tendenza. La lirica ‘Versicoli quasi ecologici‘ appartiene alla raccolta postuma Res Amissa del 1991. Il titolo della raccolta fa riferimento ad una ‘cosa perduta’ che, come si evince dal testo, corrisponde alla Natura che è costantemente minacciata dalla presenza umana sempre più pervasiva. L’uomo possiede come unica premura quella di realizzare il proprio ‘profitto vile’ ed’è quasi cieco dinanzi alla distruzione e al male che causa. Tuttavia il messaggio conclusivo del componimento mostra una possibilità di riscatto, qualcosa è ancora possibile fare, l’uomo per l’Autore dovrebbe fare un passo indietro consentendo alla Natura di tornare a crescere rigogliosa e ‘tornare ad essere bella’. E’ così che il grido di Greta Thunberg ‘avete rubato i nostri sogni’ può avere ancora rimedio agendo nell’immediato.

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

– Giorgio Caproni

La Natura è un tempio: Le Corrispondenze di Baudelaire

Ancora, con Baudelaire possiamo educarci ad amare e rispettare ciò che ci circonda leggendo la lirica della prima sezione dei Fiori del Male: ‘Corrispondenze‘. Per l’Autore la Natura è un tempio e, come il termine ‘templum’ suggerisce, un ‘luogo sacro‘, luogo di contatto con il divino. Essa è costituita da ‘foreste di simboli’ attraverso i quali l’uomo cammina e tenta di decifrare il mistero della Natura. La lirica di Baudelaire vuole ispirare ad una comprensione della Natura che proprio il poeta può favorire mettendo in luce quelle corrispondenze di cui la realtà è caratterizzata.

La Natura è un tempio. Le sue colonne viventi
pronunciano talvolta parole incomprensibili.
L’uomo l’attraversa fra foreste di simboli
che osservano il suo incedere con sguardi familiari.

Come le lunghe eco, che lontano si fondono
in una tenebrosa e profonda unità
immensa come la notte e come il chiarore,
i profumi si accordano con i colori e i suoni.

Ci sono profumi freschi come carni di bimbi,
dolci come degli oboe, verdi come pascoli,
– e altri, corrotti, ricchi e trionfanti,

che hanno l’espansione delle cose infinite,
come l’ambra, l’incenso, il benzoino e il muschio,
che cantano i fervori dello spirito e dei sensi.

– Charles Baudelaire

Quello che possiamo comprendere attraverso l’ecocritica è che si deve guardare alla Natura non come ad un ‘oggetto’, manipolabile e sfruttabile per i nostri interessi, ma come ad un ‘soggetto’. Infatti, se saremo in grado di ascoltarla e capirne le esigenze lei ci offrirà un riparo e protezione. La poesia dunque è da intendersi come un valido strumento nella lotta per il clima, essa predispone gli uomini alla comprensione dei problemi dell’oggi toccando corde del cuore in un modo in cui nessun politico o attivista sarebbe in grado di fare.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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