2 aprile, giornata di sensibilizzazione sull’autismo: sfatiamo alcuni stereotipi attraverso il film “Rain Man”

Oggi, 2 aprile, è la Giornata Mondiale della consapevolezza sull’autismo. Ancora oggi, nel 2021, le persone autistiche e le loro famiglie sono soggette ad “etichettamento” ed esclusione dalla società.

Prima che dalla società, soprattutto negli scorsi decenni, le discriminazioni vengono addirittura da parte della famiglia. Genitori che per paura del giudizio altrui, tengono in casa i propri figli, fratelli e sorelle che non li includono nelle loro vite, famigliari che provano solo pena. Ma ciò di cui, queste persone hanno bisogno, è solo di vivere appieno la loro vita, senza limiti, come ci viene dimostrato nel film “Rain Man”.

L’uomo della pioggia

Come meglio celebrare questa giornata dedicata alla sensibilizzazione sull’autismo, con uno dei celeberrimi film che ha avuto il coraggio di affrontare un tema così delicato nel migliore dei modi. “Rain Man- L’uomo della pioggia” prodotto nel 1988, con la regia di B. Lewinson, è stato premiato con quattro premi Oscar, tra cui anche il premio di “miglior attore” per l’impeccabile interpretazione di Dustin Hoffman nella parte del protagonista autistico. La storia drammatica racconta di un ragazzo nello spettro autistico, Raymond, escluso dalla società, tenuto “nascosto” dalla famiglia a tal punto che il fratello Charlie (allontanatosi per anni) non ne ricordava l’esistenza, e lasciato in una clinica psichiatrica. Ma lo stesso fratello un giorno fu chiamato per la morte del padre e scoprì che l’eredità era andata quasi tutta ad un uomo. Così scoprì l’esistenza di suo fratello maggiore e portò via Raymond dalla clinica solo per approfittarne del patrimonio paterno. Charlie all’inizio era insieme alla sua compagna, la quale poi si allontanò, in quanto non sopportava il modo in cui era freddo e insensibile nei confronti del fratello. Ma gli unici interessi economici, man mano si sono trasformati in un interesse per la persona. Comincia a conoscere suo fratello, certo con una patologia, ma pur sempre una persona con una estrema sensibilità e con alcune “caratteristiche speciali” come la memoria e la grande capacità di calcolo. Alla fine, Charlie, ricordò che Rayman da piccolo li cantava la canzoncina “Rain Man”; ma non aveva mai ben chiaro chi fosse, pensando fosse frutto dell’immaginazione. Di certo non poteva ricordarlo, in quanto fu portato in clinica quando Charlie era solo un bambino per paura che Rayman potesse farli del male durante uno meltdown (verrà spiegato di seguito).

Purtroppo, questi pregiudizi, esistono ancora oggi, che siamo nel 2021, in un tempo in cui è facile informarsi, ma è facile anche dare diagnosi sbagliate e affrettate. Ad oggi non dovrebbero esistere etichette ma solo informazione. Non puntare il dito difronte ad una persona che sta vivendo la propria vita e ha caratteristiche diverse, non impietosirsi ma dare il proprio sostegno quando diviene necessario, ma soprattutto bisogna accettare e includere.

Cos’è l’autismo

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è un disordine neuro evolutivo, che colpisce 1 bambino su 160. Si manifesta all’interno di uno “spettro” (o dimensione) che comprende diversi livelli di gravità, in quanto le caratteristiche dell’autismo sono diverse da persona a persona; infatti possono esserci bambini che parlano e sono cognitivamente integri; bambini che non parlano che presentano una compromissione cognitiva importante.

Nella sua ultima edizione, il DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali) ha unificato quattro diagnosi che prima erano separate:

Il disturbo autistico, il quale presenta difficoltà di comunicazione e nella relazione con gli altri;

La sindrome di Asperger, che non implica disabilità intellettive o comunicative, le persone con questa caratteristica, hanno “capacità eccezionali”, come talenti per la musica, memoria, calcolo, ecc;

Il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato (PDD-NOS), che mostra alcune condizioni dello spettro autistico, ma non così gravi per essere determinata come le precedenti;

Il disturbo disintegrativo dell’infanzia, è caratterizzato da una regressione significativa del comportamento e dello sviluppo, di almeno due anni.

Dunque, queste diagnosi non esistono più separatamente, in quanto non ci sono persone “più” autistiche o “meno”, ma ci sono persone diverse tra loro tutte comprese nello spettro autistico. Vediamo alcune di queste caratteristiche che non vengono espresse nello stesso modo:

stimming, un comportamento autostimolante che comprende un sottoinsieme di azioni ripetitive come volteggiare, battere le mani o vocalizzazioni;

ecolalie, consiste nella ripetizione meccanica stereotipata, delle frasi o parole pronunciate dagli altri;

meltdown, una manifestazione emotiva violenta, improvvisa e incontrollabile;

shutdown, se durante il meltdown, la rabbia esplode verso l’esterno, questa volta la crisi implode nella persona, dunque davanti ad un sovraccarico sensoriale l’organismo si “spegne”;

ipo e ipersensorialità, un rumore o un tocco improvviso possono scatenare paura e disagio, oppure alcuni stimoli vengono del tutto rifiutati;

mutismo selettivo, insieme alla tendenza di isolarsi e di non stare in gruppo.

Abbattiamo alcuni pregiudizi

Purtroppo, senza essere ben informati, è facile cadere in pregiudizi o diagnosi sbagliate riguardo questo argomento delicato. Lo spettro autistico, come uno spettro di luce che comprende colori di sfumature diverse, esso comprende tante persone tutte diverse tra loro, di certo accomunate da alcune caratteristiche (come quelle elencate sopra), altrimenti non sarebbero tali.

L’autismo non è una malattia, ma un funzionamento mentale. È sbagliato usare il verbo avere per riferirsi alle persone autistiche: “…ha l’autismo”, ma si usano frasi come “è autistico” o “è nello spettro autistico”.

Spesso, alle persone nello spettro, vengono poste domande scomode come: “…ma quindi riesci a parlare bene?”, “…ah lo sai fare?”, “Ma quindi non sei molto autistica?” e via dicendo; bisogna informarsi di più! Non esistono persone che sono meno autistiche delle altre, oppure che sono “un po’” autistiche, o lo si è, o non lo si è per niente.

Come lo si può notare anche nel film, queste persone vengono etichettate per la loro diagnosi, ed escluse dalle attività sociali, senza sapere che molti di loro sono cognitivamente e fisicamente abili per compiere tutte le azioni, ma hanno semplicemente le loro caratteristiche, le quali non sempre limitano la loro quotidianità e le loro vite. Basterebbe includerli nelle attività sociali, conoscerli, ascoltarli e capirli di più.

Un altro pregiudizio riguarda la loro causa. Facciamo chiarezza anche su questo; le cause sono state ipotizzate negli anni, in quanto possono essere diverse e varie:

può essere dovuto ad un fattore genetico, quindi se ci sono stati parenti con queste caratteristiche; per il fatto che alcuni, sono portatori di particolari malattie genetiche; oppure per una nascita prematura; per un’assunzione di alcol o farmaci da parte della madre o di infezioni, durante la gravidanza; l’età avanzata del concepimento. Ma di certo fra tutte queste ipotesi, nessuna afferma che ci sia una correlazione tra i vaccini e l’autismo. Sapete com’è stata messa in circolazione questa voce? L’ex medico Andrew Wakefield pubblicò un articolo scientifico nel 1998, in cui sosteneva la correlazione tra il vaccino trivalente MPR e l’insorgenza dell’autismo e malattie intestinali. Fece tutto ciò, perché stava brevettando un sistema di vaccini per sostituire proprio il preparato trivalente che aveva incolpato come causa dell’autismo; la ricerca fu smentita nel 2010.

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