Gli U2 e Francesco Petrarca ci mostrano la loro incessante e sofferta ricerca di Dio

La canzone “I still haven’t found what I’m looking for” e i più fortunati testi del poeta italiano ci raccontano di una complicata tensione verso Dio, in una ricerca costante che si scontra con la realtà umana di un’anima scissa. 

Il quartetto che compone lo storico gruppo musicale degli U2

Avere delle domande e non trovare delle risposte è una delle condanne più grandi per tutti noi, che senza sosta ci soffermiamo nel tentativo di trovare un senso a tutto. Ma se il senso, se il Mistero di ogni cosa si trova in Dio, ogni cosa diventa più semplice ma più complicata allo stesso tempo. Specialmente per chi, come gli U2 o il nostro amatissimo Francesco Petrarca, è conscio nel profondo che Dio c’è, ma non riesce a trovarlo. Dio esiste e chiama a sé, ma in una ricerca continua ancora gli U2 non riescono a trovarlo. E si possono visitare tutti i luoghi del mondo per imbattersi in lui, però la risposta va scovata in un solo posto: dentro di sé. Un viaggio interiore, come quello che Petrarca ha intrapreso e magistralmente descritto. E proprio lì, dentro l’anima, si annida la tensione più insolubile, da cui è ancora più difficile venire a capo. E’ dentro di noi che possiamo trovare la risposta alle nostre domande e, paradossalmente, anche gli ostacoli maggiori che ce la nascondono.

Ancora non l’ho trovato

I still haven’t found what I’m looking for” continua a ripetere la voce di Bono durante tutta la canzone. Un ritornello che riprende il titolo ed è la frase che ha dato origine a tutta la canzone, come ha spiegato il cantante. Non ho ancora trovato ciò che sto cercando” ci dice a gran voce senza sosta questo brano dell’album più famoso degli U2, “The Joshua Tree“. La canzone ci parla di una ricerca senza fine, di una persona sempre tendente a trovare quel qualcosa che continua a sfuggirgli. Eppure lui lo sa che c’è, ma non è facile arrivare a prenderlo, a vederlo, a comprenderlo.

Tanto che il protagonista rimarca da subito le imprese titaniche compiute in questa indagine:

I have climbed highest mountains

I have run through the fields

[…]

I have run

I have crawled

I have scaled these city walls.

Un ricerca che lo ha portato a scalare le più alte montagne, a correre tra i campi, ad inciamparsi, ad arrampicarsi sui muri delle città. Ma i risultati sono vani purtroppo, perché immediatamente dopo è costretto ad ammettere di non aver trovato ciò che sta cercando. Aggiunge però un piccolo particolare. Infatti afferma che è stato capace di fare queste grandi imprese “Only to be with you“, “Solo per stare con te“. Chi è questo te che lo ha spinto a tanto?

E’ colui che viene presentato nella seconda parte della canzone, con delle immagini che lasciano pochi dubbi:

You broke the bonds
You loosed the chains
You carried the cross
And my shame
And my shame
You know I believe it

Colui che ha rotto i legami, spezzato le catene, portato la croce. E soprattutto, si è fatto carico del suo peccato, della “vergogna”. Un qualcosa, qualcuno a cui il protagonista sente di dover dire “Tu lo sai che ci credo“. Io credo a ciò che mi hai detto, a ciò che hai fatto, a ciò che hai promesso. Io credo alla direzione che hai dato a me e a tutto l’Universo, ma non riesco a trovare questo itinerario, a comprendere il mistero del destino di cui tu mi hai reso partecipe. Questo tu è proprio di Dio e di Cristo, la cui promessa di un “regno che verrà” è ritenuta profondamente vera dalla voce che gli si rivolge (“I Believe in Kingdom come“). Ma non basta, perché nonostante egli creda che Dio esista, non riesce a coglierne la presenza all’interno del mondo, della realtà, della vita.

Ed è una contraddizione senza pari che si sfoga tutta dentro la sua anima. Per cui diventa piuttosto facile comprendere che tutte quelle scalate dei muri e delle cime più alte, tutte quelle corse e cadute, in realtà siano immagini figurate. Le vere prove di forza e di costanza sono avvenute dentro il protagonista, nel profondo di un’anima che sa che esiste un senso e che quel senso si chiama Dio. Tuttavia ancora non riesce a trovarlo, pur avendolo cercato incessantemente. Vuole comprenderlo nelle cose, vuole vederlo nelle persone e, vedremo in seguito, nell’amore. Ma è un semplice uomo, la sua instabile ricerca deve continuare a lungo. Ed è qui che si instaura la più grande tensione interiore.

Il conflitto dell’interiorità

Oggi è il Venerdì Santo del 2021, giorno in cui si celebra la Passione di Cristo. E quasi settecento anni fa, il Venerdì Santo del 1327, Francesco Petrarca ha avuto l’incontro fatale con la sua Laura, presenza imprescindibile del suo “Canzoniere” e della sua intera opera poetica. Non è casuale che il suo imbattersi nella donna che lo terrà ostaggio d’amore per gli anni a venire sia avvenuto proprio il giorno in cui si fece buio su tutta la terra. E’ un suggerimento che Petrarca stesso fornisce riguardo alla propria vicenda amorosa: una prova morale, una scissione tra la naturale tendenza che gli uomini hanno di andare con e verso Dio e il legame profondo ma terreno che lo avvince alla donna. Petrarca ne fa un argomento capitale e presentissimo del suo “Canzoniere”, ma anche del “Secretum” e delle epistole.

Rispetto alla magnanima coerenza d’animo di un cristiano di tutto punto come Dante, Petrarca non ha paura di mostrare il fianco della sua fragilità interiore. Dante è conscio di quale via debba percorrere e che il cammino retto è solo uno, nonostante si sia perso anche lui nella selva del peccato (e per giunta di Venerdì Santo). Petrarca appare invece scisso all’interno da due forze contrastanti, per venire a capo delle quali ha bisogno di un lungo viaggio di ricerca introspettiva.

Sa bene quale sia il suo posto, a che cosa debba tendere per natura la sua anima. E’ ben conscio che in Dio arrivino tutte le cose, che quello divino è il bene supremo a cui nulla deve essere anteposto. Dio c’è ed è lì che chiama, ma la presenza di Laura è altrettanto forte da non poter essere trascurata. Petrarca è un uomo normale che deve fare i conti con la bellezza terrena, la tendenza al peccato e alle piacevolezze di un amore giovanile e intenso. Pur consapevole che la sua direzione deve essere una sola, tuttavia non può che inciampare, non riesce a non cadere alle belle chiome, agli sguardi presso le chiare fresche et dolci acque, alla fiorita et verde etade di quella Laura che ha rapito il suo cuore.

Per questo nel conflitto che si innesca all’interno della sua anima, si affrontano le due fazioni dell’uomo terreno e di colui che va alla ricerca intransigente di Dio. La salita al Monte Ventoso del fratello Gherardo è spedita, perché lui è confortato da una fede salda senza deviazioni. Quello di Francesco è un cammino accidentato, in cui Dio a volte viene sacrificato, posposto, perduto. Salvo poi cadere nel pentimento, nella vergogna e ritornare ad addolorarsi per essere andato fuori strada. A Francesco Petrarca servirà tormentarsi molte notti per venire a capo di quella lotta interiore ingaggiata dalla sua parte terrena e da quella più spirituale, che nel Secretum prende le spoglie di un Sant’Agostino severissimo confessore. Un combattimento di un’anima scissa, consapevole che Dio è la sua stella polare, ma non può resistere, talvolta, dal distogliere lo sguardo.

Statua di Francesco Petrarca (1304-1374)

“I have held the hand of the devil”

L’amore in particolare è caricato di molte delle contraddizioni che attanagliano l’animo umano. Sia nella canzone degli U2 sia in Petrarca, la figura di una donna è portatrice di molteplici significati e tormenti per l’amato. Nel poeta questo è decisamente più evidente, non fosse altro per la quantità di componimenti e annotazioni manoscritte riguardanti lei. Laura da viva assume sia le caratteristiche della donna salvifica (tipicamente stilnovista) sia quelle di una concupiscenza istintuale, soltanto carnale. E per Petrarca inseguire la passione per Laura ha significato di frequente innalzarsi d’animo, ma più spesso ancora perdere l’orientamento e la direzione che puntava a Dio. Laura, finché ha vissuto, è stata in grado di avvicinare e di allontanare allo stesso tempo il suo innamorato dalla via che conduce l’anima in Cielo. Alla pari di quelle volte in cui un suo gesto sembrava aprire alla possibilità di un amore e, più frequentemente, Laura stessa si negava al poeta tormentato da lei. Questo finché la morte di Laura non ha lentamente instradato Petrarca, dopo un periodo di grande dolore e struggenti ricordi, sulla pista giusta della sua ricerca di vita.

I have kissed honey lips
Felt the healing in her fingertips
It burned like fire
This burning desire
I have spoke with the tongue of angels
I have held the hand of a devil
It was warm in the night

Nella sua ricerca di Dio, invece, il protagonista della canzone ha esplorato davvero ogni angolo della realtà e della sua anima. Anche i lati più oscuri, anche i lati più terreni. Anche lì ha cercato di trovare la divinità o una sua traccia, una sua parvenza. E di nuovo nell’amore si trova questa contraddizione tra carnalità e divinità, con una donna dalle labbra di miele che ha la salvezza sulla punta delle sue dita. Al solo contatto con questa persona lui arde di un desiderio fortissimo, che addirittura riesce ad innalzarlo fino a fargli parlare la lingua degli angeli.

Ma poco distante c’è l’altra faccia della medaglia, la parte meno spirituale dell’amore per questa donna. Il protagonista ha saputo parlare con gli angeli, ma ha tenuto stretta la mano del diavolo che lo ha sviato inevitabilmente dal cammino verso Dio. L’amore assume questo doppio volto inscindibile, come a dire che la cosa che più è riuscita ad avvicinare l’uomo alla contemplazione dei misteri divini sia anche quella che inevitabilmente lo allontana maggiormente. Proprio come Petrarca.

E in questo tenere la mano del diavolo, che tra l’altro è calda nella notte buia, si può andare oltre la duplice valenza dell’amore, che pure è decisamente presente. Perché nell’affanno di non trovare una risposta a ciò che si cerca, è più che umano cadere nel baratro e cedere, per debolezza, alle decisioni facili e sbagliate della vita. Quelle decisioni che, nel buio della notte dell’anima, recano perfino un conforto momentaneo, magari proprio con un amore vissuto in modo puramente fisico. Ma tutto dura poco, è effimero: Dio non c’è neanche nel baratro più profondo, dove è il regno del Diavolo. Persino qui la ricerca non ha dato i suoi frutti e ora il pentimento assale l’anima. La promessa di un Regno che verrà è ancora valida e si rinnova. Il protagonista ci crede e per questo, come riuscirà a fare Petrarca dopo la morte di Laura, si rinsavisce. La ricerca senza fine può continuare ancora.

 

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