Il Superuovo

16 Marzo, il nuovo brano di Achille Lauro spiegato con l’abbandono heideggeriano

16 Marzo, il nuovo brano di Achille Lauro spiegato con l’abbandono heideggeriano

Il 3 aprile è uscito il nuovo singolo di Achille Lauro, 16 marzo, su tutte le piattaforme digitali online.

“16 marzo”, come ormai sanno tutti, è il nuovo singolo di Lauro de Marinis, in arte Achille Lauro. Il singolo è uscito nel momento difficile per tutto il paese, ma il cantante non ha smesso mai di stupirci in questo periodo; il brano infatti è stato annunciato dai “Diari di Bordo” suoi sulle Ig stories. Lauro ci parla di abbandono e rinascita e come non collegarlo alla filosofia dell’abbandono dell’ultimo Martin Heidegger? Ma scopriamo insieme cosa ci vogliono raccontare i due autori, personaggi di due mondi diversi che qui inevitabilmente si intrecciano.

“Ti ri-innamorerai il 16 marzo” un inno di amore ma allo stesso tempo di dolore, rinascita e abbandono

Lauro de Marinis, nell’oblio di questa quarantena è riuscito ad intrattenere i suoi fan per ben venti giorni con una serie di post e storie Instagram in cui annunciava la nascita del suo nuovo singolo annunciandolo così: “Questa notte ho scritto una lettera ad una ragazza. L’ho chiamata come il giorno in cui gliel’ho dedicata. Come il mese dei nuovi amori. Quel mese in cui ogni donna torna da chi non la starà cercando più. Come me.” un artista mai banale in grado di rivoluzionarsi, in grado di stupire tutti, una continua evoluzione da quel Barabba Mixtape che lo ha lanciato. Il brano ha rotto di nuovo tutti gli schemi e gli stereotipi a lui accollati in questi anni; nel testo è presente tutto ciò che Lauro ha sempre avuto dentro e non ha mai fatto venir fuori, quel grido d’amore ma anche di dolore che si è raramente letto nei suoi testi, sono pochi i testi strappa lacrime scritti dall’autore negli anni, è un Lauro introspettivo e poetico, quesi a ricordare un poeta maledetto come lo era Baudelaire e i suoi “Fiori del male”. Un fiore che sboccia da un dolore per un amore finito, come la speranza che vuole lasciarci con le ultime frasi della canzone. Per chi ama Lauro è stata dura a prima impatto, un pugno al cuore che coglie le sue sofferenze e il stato d’animo. Quel tormento interiore che viene fuori, la sua anima messa a nudo è che come detto da lui, ci ha affidato e dobbiamo custodire come un bene prezioso. “La vita grava su coloro che hanno le ali. Tanto più grandi sono le ali, quanto più difficile sarà spiccare il volo”

L’ultimo Martin Heidegger e il suo testo L’abbandono del 1959

Martin Heidegger è famoso ai più per testi come Essere e Tempo, Il concetto di tempo o i celeberrimi Quaderni neri  e la sua presunta relazione intrattenuta con la sua allieva più famosa Hannah Arendt (da arendtiana convinta dubito fortemente della totale verità della relazione, ma ahimè le lettere parlano da sole). Andando avanti nel tempo però scopriamo anche testi meno famosi ma altrettanto importanti e oggetto di studi dagli anni ’70, come nel caso de L’abbandono, un testo di Martin Heidegger del 1959. Il termine utilizzato in proposito da Heidegger nella conferenza del 1955 è Gelassenheit ( tradotto dal tedesco è abbandono), termine che, come sempre accade nell’ultima fase del pensiero di Heidegger, pone significativi problemi di traduzione. Il pensatore tedesco intende con questa espressione richiamare l’uomo a un atteggiamento speculativo di fronte alla realtà, che consiste, a suo avviso, in un raccoglimento   che lascia-essere le cose così come sono, senza intervenire. Heidegger volge così sempre più il suo pensiero a un atteggiamento mistico, sintetizzabile nella formula «ormai solo un dio ci può salvare», che egli pronunciò in una celebre intervista. L’abbandono heideggeriano è più una paura di cedere ala tecnica che potrebbe prendere il sopravvento sull’uomo; nel testo stesso troviamo citata questa paura “La “Ge- lassenheit” è la via che conduce il mortale sulle tracce dell’Essere, è il cammino che porta la più universale delle forme del sapere pro- dotte dall’uomo, la filosofia, ad abbandonare la propria luciferina volontà di dominio della realtà, per porsi sulle soglie della “Diffe- renza”, al di là della quale si apre la contrada non mortale dell’Esse- re”.

 

Lauro de Marinis: chi è davvero l’autore del brano paragonato al filosofo tedesco?

Lauro de Marinis nasce a Verona nel 1990, ma di origini pugliesi e vive nei sobborghi della capitale con una famiglia normale ed umile ma tomentata. Le note biografiche dell’autore sono noti a tutti ormai più o meno e quindi non voglio fare il solito copia ed incolla, qui voglio fare capire ai lettori cosa credo di lui e chi penso lui sia. Achille Lauro nasce da un percorso tormentato e tortuoso, cambiano anche pseudonimo nel coro della sua carriera: Achille Idol, per poi diventare Achille Lauro e ora tornare Idol in occasione del suo nuovo tour. L’autore stesso in alcuni brani simbolo del suo percorso come Barabba II non ha mai negato il suo essere e il suo tormento interiore, il suo animo martoriato e pieno di sofferenza, non è mai stato un ragazzo che si nasconde dietro ad un personaggio, anzi si racconta e si mette a nudo in ogni suo testo e anche nel suo libro “Sono io Amleto”. Al grande pubblico è noto da Sanremo 2019 dove partecipò con il brano Rolls Royce, piazzandosi in top ten. Quest’anno ha fatto il boom con i suoi look e la sua stravaganza portata sul palco dell’Ariston in occasione del festival 2020. Lauro de Marinis è questo: o si odia o si ama, è sia il timido ragazzo che si nasconde dietro i tatuaggi, sia artista eclettico che bacia Boss Doms, il suo amico fraterno, sul palco. Achille Lauro/Achille Idol è anche colui che è in grado di rinascere ed inventarsi, colui che ora si sta rappresentando come un’Icaro che vuole spiccare il volo, un volo pindarico che affida la sua anima e la sua rinascita ai fans e a chi vuole seguirlo. Un volo spiccato e una rinascita che avverrà a Roma il 31 ottobre 2020, che tutti noi attenderemo, per odiarlo e criticarlo, amarlo e lodarlo, ma di sicuro ne parleremo tutti perchè lui è questo e sono sicura che farà sempre parlare di se, nel bene e nel male.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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