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Non tutto è perfetto nell’élite di Manhattan: scopriamo la bulimia attraverso “Gossip Girl”

Non tutto è perfetto nell’élite di Manhattan: scopriamo la bulimia attraverso “Gossip Girl”

Gossip Girl è una serie teen televisiva tra le più conosciute e amate. Tra le strade di New York ci ha fatto sognare e innamorare, ma ha anche affrontato temi difficili che riguardano il periodo dell’adolescenza.

La bulimia nervosa è un disturbo alimentare che insorge tipicamente in adolescenza o nella prima età adulta e porta con sé numerosi disagi e gravi conseguenze per la salute sia fisica che psicologica. Parlarne è fondamentale per prevenire futuri casi e aiutare le persone nella loro battaglia.

Xo Xo Gossip Girl

Blair Waldorf, vi dice qualcosa? Intrighi, ricchezza, alta moda sono ciò che hanno fatto diventare questo personaggio un’icona odiata e amata. Nel mondo dell’élite di Manhattan regna la regina B e attraverso la famigerata Gossip Girl veniamo a sapere tutti i più piccoli segreti e trame dietro alle ricche famiglie di New York. Basata sugli omonimi romanzi di Cecily von Ziegesar, la famosa serie tv ha appassionato moltissimi spettatori, affascinati da un mondo un po’ sopra le righe, fatto di scandali e gala, ma non è tutto rosa fiori e champagne.

Come in tutte le serie tv di rispetto ci deve essere sempre un po’ di dramma e qui lo ritroviamo nei numerosi complotti, a volte molto elaborati, ma anche nelle storie dei personaggi, spesso pressati da aspettative esagerate. Ed è qui che torna sotto i riflettori Blair. La conosciamo come una ragazza che può sembrare in alcuni casi spietata, a tratti perfida. In realtà con il progredire della storia  conosciamo i suoi lati più dolci, divertenti, debolezze e difficoltà. Tra quest’ultime c’è il mostro dei disturbi alimentari, la bulimia, che vediamo nella prima stagione.

Un disturbo subdolo

Bulimia è un termine di origine greca che significa proprio fame da bue. La bulimia nervosa è un disturbo che causa episodi in cui si verifica un rapido ingerimento di una grande quantità di cibo, seguito da comportamenti compensatori come vomito, digiuno o attività fisica eccessiva.

Si sviluppa in due fasi diverse. La prima è l’abbuffata, che è accompagnata da un senso di perdita del controllo rispetto all’assunzione di cibo. Solitamente avviene quando la persona è sola, può essere indotta da stress o da emozioni negative e vengono preferiti cibi dolci, facili da ingerire, come accade proprio a Blair. Quando l’abbuffata si conclude, una sensazione di disgusto, disagio e paura di ingrassare pervadono totalmente la persona e da qui si presenta la seconda fase: la condotta di eliminazione. Può avvenire attraverso il vomito autoindotto, l’abuso di lassativi o diuretici, il digiuno o l’attività fisica.

Le conseguenze possono essere molto gravi sia per la salute fisica, sia psicologica. L’autostima, infatti, dipende fortemente dalla capacità di mantenere un peso corporeo considerato normale, causando un circolo vizioso di abbuffate e compensazioni. Spesso all’insorgere del disturbo sono collegati anche sintomi depressivi e i tassi di suicidio in questa fascia di popolazione sono molto più alti che nella popolazione che non ne soffre.

L’importanza della prevenzione

Sappiamo che il 75% delle persone con questo disturbo guarisce, mentre il 10-20% rimane pienamente sintomatico. Il risultato incoraggiate è nella tempestività della diagnosi, collegata ad una prognosi migliore.

Esistono diversi trattamenti che possono essere utili. Un’opzione diffusa è data dagli antidepressivi, che si sono dimostrati efficaci nel ridurre le condotte di eliminazione e le abbuffate. Molte persone, però, tendono ad interrompere il percorso farmacologico. Sopperisce a questo limite la terapia cognitivo-comportamentale, lo standard più utilizzato per il trattamento della bulimia. L’obiettivo è quello di sviluppare comportamenti alimentari normali attraverso la modifica delle convinzioni che spingono queste persone a digiunare e viene insegnato loro a mangiare tre pasti al giorno in modo sano. Inoltre, con il terapeuta il paziente lavora per capire quali sono gli eventi o le emozioni che scatenano le abbuffate e impara a farvi fronte.

Uno dei trattamenti più funzionali per i disturbi alimentari è la prevenzione. E’ necessario parlarne, informare i giovani attraverso interventi psicoeducativi, ma anche utilizzando risorse innovative come i social per arrivare direttamente nelle case di milioni di adolescenti. Importante è anche cambiate i canoni di bellezza rendendola più inclusiva, eliminare il mito della magrezza ed ergere quello della salute.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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