L’amore per la sua forza impetuosa, incontrollabile e misteriosa è da sempre associato al fuoco, l’elemento naturale più affascinante e pericoloso.

La passione amorosa è una ferita, un incendio che consuma il cuore già nella poesia erotica greca e latina, nell’ardere ghiacciato di Petrarca, nei versi di Virgilio e nella canzone dei Coma_Cose. Vediamo la tragica storia di Didone a confronto con il brano “Fiamme negli occhi”.
L’amore fa perdere il baricentro: Didone in preda alla follia
Quando ti sto vicino sento
Che a volte perdo il baricentro
E ondeggio come fa una foglia
arde Didone innamorata e nelle ossa ha iniettato la sua pazzia.

“La morte di Didone” di Joseph Stallaert
Quando restare non è possibile: Enea costretto ad abbandonare l’amata
Resta qui ancora un minuto
Se l’inverno è soltanto un’estate
Che non ti ha conosciuto
L’invito a rimanere, a garantire la propria presenza, fondamentale per l’altro emerge chiaro in queste parole. Per chi ama, l’oggetto del desiderio è fonte di vita, di gioia, di serenità e la sua mancanza getta in una condizione di afflizione. Quando Didone scopre il piano di fuga del suo innamorato, in preda al furore cerca in tutti i modi di trattenerlo. Egli tuttavia rimane irremovibile nel suo proposito, infatti Hermes, mandato da Giove, lo aveva sollecitato a partire e a compiere il destino di gloria a lui assegnato dai fati. Lei, che da subito aveva sempre cercato con ogni pretesto di prolungare il soggiorno di lui, ora, nonostante il loro legame le sembri indissolubile, deve supplicarlo di non lasciarla. L’orgoglio, il dolore, l’umiliazione e la delusione la straziano. Si dispera in quanto nemmeno un figlio ha avuto da lui, cioè un frutto duraturo del loro amore, in cui rivivessero i tratti dello “sposo”. Vittima dell’amore, si mortifica, pregandolo in lacrime di ritardare la separazione, di concederle ancora se non qualche briciola di felicità, almeno un attimo di pace alla sua angoscia, di non far ritornare subito l’inverno nella sua esistenza dopo tutta quell’estate.
L’avvampare del tormento amoroso: la fine tragica della regina
Ma la regina, già da gran tempo piagata da un’inquietudine profonda,nelle vene alimenta la ferita e si consuma di chiuso fuoco.
E non sa come mi riduci
Hai le fiamme negli occhi ed infatti
Se mi guardi mi bruci (…)
Resta qui e bruciami piano
Così lo era anche per Didone in principio, “Dolce la fiamma divora l’ossa“, ma in seguito al distacco di Enea, diviene insostenibile. La tenerezza di lasciarsi contemplare dagli occhi adorati e così consumare, a lei non concessa. Non può pascersi dell’affetto dell’altro. Ora il fuoco di cui arde è destinato a logorarla impietosamente tutta in un istante. Ormai è dilaniata e decisa a darsi la morte, a terminare la sua esistenza sfibrata dal sentimento amoroso. Fa erigere un rogo con tutti gli oggetti a lui appartenuti e si trafigge con la spada dell’eroe per affrancarsi così dalle pene d’amore.
(Traduzione italiana dal latino di Riccardo Scarcia, Bur rizzoli)