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Perché la matematica è così temuta? Scopriamo come migliorare la situazione grazie alla psicologia

Perché la matematica è così temuta? Scopriamo come migliorare la situazione grazie alla psicologia

La matematica. Temuta da tanti, è una delle materie scolastiche che spaventa di più. Perché? Scopriamolo grazie alla psicologia.

Ci sono molti modi diversi per imparare questa disciplina, alcuni più convenzionali, altri più innovativi e altri ancora divertenti. Ciò che è certo è che serve un cambiamento per farla apprezzare sempre di più. Vediamo cosa non funziona e come migliorare.

False credenze

Ci sono alcune credenze, dure a morire, che caratterizzano la matematica. Schoenfeld, psicologo americano, ha messo in  luce come queste influenzassero l’approccio alla disciplina, tanto da aggiudicarsi il titolo di norme sociomatematicheLa prima di tutte è credere che l’obiettivo dell’apprendimento sia quello di giungere alla risposta corretta. Bisogna anche farlo nel minor tempo possibile, se richiede troppi passi c’è qualcosa che non va nel problema o nello studente. Tutti i problemi possono essere risolti attraverso le regole date dagli insegnanti, non c’è nessun sistema concettuale. La matematica è essenzialmente calcolo e impararla vuol dire memorizzare formule. Ce ne sono molte altre, ma la più temuta di tutte è: esiste la mente matematica. Se ce l’hai bene, sennò sei destinato a fallire. Non c’è niente di più sbagliato.

Chi sono i buoni solutori?

Tutte queste false credenze influenzano la capacità di risolvere i problemi matematici. E’ stato fatto uno studio sui problemi assurdi che ha portato ad individuare quattro categorie di alunni:

  • i formalisti: che guardano le caratteristiche formali del testo, come la presenza di numeri;
  • gli strutturali, che si riferiscono all’uso di strumenti matematici come aspetto strutturale;
  • gli operativi, che si concentrano sulle operazioni da svolgere;
  • i pragmatici, che guadano a elementi contingenti.

E’ stato visto come i buoni solutori (coloro i quali hanno ottimi risultati) siano quelli che prestano attenzione agli aspetti strutturali e vanno controcorrente rispetto alle regole sociomatematiche citate sopra. Sono convinti, infatti, dell’esistenza di problemi senza numeri, che un problema con più domande non sia sempre più difficile degli altri, che uno più breve non sia necessariamente più facile. Inoltre, ritengono sia meno grave commettere un errore di calcolo piuttosto di sbagliare la scelta dell’operazione da usare.

Un altro aspetto che li contraddistingue è credere nella possibilità di apprendere in modi diversi la stessa disciplina. Ci sono anche modalità diverse, che vanno oltre ai banchi scolastici: le canzoni. In Youtube possiamo trovare varie canzoni che tentano di rendere più divertente l’apprendimento. Un esempio è Gianluca Grossi, che racconta la scienza a suon di accordi. Abbiamo anche Il rap del teorema di Ruffini di Lorenzo Baglioni, che tenta di sdrammatizzare una regola matematica che pone molti in difficoltà.

Matematici si diventa

Tutti possono diventare dei buoni solutori con il metodo di insegnamento giusto. Fondamentali sono le abilità metacognitive, ovvero la capacità di apprendere ad apprendere, risolvere problemi trovando le strategie più adeguate e controllare i processi mentali per elaborare le informazioni.

Innanzitutto è necessario sviluppare la competenza strategica, che permette di risolvere i problemi, ad esempio, scomponendoli in parti più piccole. Questa capacità può essere già allenata alle scuole elementari per riuscire a capire quali strategie possono essere applicate in una situazione per raggiungere un obiettivo. Un altro aspetto fondamentale sono i processi di riflessione, controllo e pianificazione durante la fase di risoluzione. Queste capacità sono anche legate all’ansia da test: studenti delle scuole medie con livelli di ansia inferiori manifestavano abilità metacognitive migliori rispetto ai coetanei più ansiosi. Importante è l’ambiente scolastico: deve essere innovativo, porre lo studente al centro dell’apprendimento. L’insegnante deve stimolare la riflessione sulle eventuali credenze errate sulla matematica e eliminarle. Deve anche favorire la discussione in classe per trovare soluzioni alternative, concentrando l’attenzione non sul risultato da ottenere, ma sul procedimento.

Non esiste la mente matematica. Possiamo dire che ci sono persone a cui piace di più e ad altre meno, ma tutti la possono apprendere al meglio, basta trovare il modo giusto!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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