Il Superuovo

Misure troppo stringenti o troppo libertine? Max Weber ci spiega il carattere ambivalente della burocrazia

Misure troppo stringenti o troppo libertine? Max Weber ci spiega il carattere ambivalente della burocrazia

Discussioni tra chi vorrebbe misure più stringenti e chi invece le vorrebbe più libertine, ma chi ha ragione?

Già è un po’ di tempo che assistiamo quotidianamente a discussioni tra virologi, scienziati, politici ed economisti su queste misure. Ma perché questi DPCM, e in generale ogni tipo di burocrazia e regola, fanno discutere così tanto?

I DPCM per affrontare l’emergenza del COVID-19

Come purtroppo tutti quanti ben sappiamo il COVID-19 ormai condiziona le nostre vite nel profondo. Adesso siamo più o meno abituati a informarci quotidianamente sulle misure che il nostro governo ha deciso essere più adatte per tutelarci, tuttavia non pochi sono i segni di insofferenza che si nutrono verso queste misure, nonostante sappiamo quanto siano importanti per la nostra salute.

Soprattutto nei primi tempi, pochi mesi fa che ormai appaiono lontanissimi, vederci vietare tutte le attività che eravamo abituati a compere quotidianamente e che segnavano la nostra identità è stato traumatico. Abbiamo provato la paura di essere contagiati ed ammalati, per noi e per i nostri cari, ci siamo però trovati senza la possibilità di vederli i nostri cari: nonni, fidanzati, amici, affetti in generale. Siamo stati separati da coloro che ci davano conforto, sostegno, amore, importanti più che mai per affrontare questo delicato momento. Abbiamo provato rabbia verso queste stesse misure, nonostante sapevamo bene quanto potessero essere importanti, perché?

Weber ci parla del duplice carattere della burocrazia

Max Weber viene considerato uno dei padri della sociologia, vissuto in Germania a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Durante la sua vasta e profonda carriera ha trattato di tantissimi argomenti, tra questi un fenomeno che ha chiamato razionalizzazione.

L’istruzione, la sanità, la politica, tutti questi fenomeni sociali nell’epoca premoderna erano per lo più gestiti dalla chiesa e dal potere spirituale, che deteneva anche il potere temporale, il sovrano era considerato legittimato da Dio stesso nella carica del suo potere. Successivamente lo stato ha preso il posto della chiesa nell’amministrare la società e le diverse istituzioni e nel fare questo ha cercato di entrare nel tessuto sociale in modo sempre più capillare, per gestire al meglio e cercare di razionalizzare ogni aspetto.

Questo compito è stato affidato, a partire dal XIX secolo, alla burocrazia: cioè applicare il volere e le decisioni che la classe dirigente e politica reputava più adatte per la società. Questo può essere visto come un fenomeno utile, tuttavia può rappresentare dei problemi se portato all’eccesso, problemi che Weber ha messo in luce molto chiaramente.

Il sociologo tedesco usa una metafora molto bella per parlare della burocrazia e dei rischi di un eccesso di razionalizzazione, sostiene cioè che essa è come un mantello che gli uomini si sono messi sulle spalle per riscaldarsi e proteggersi, tuttavia questo rischia di diventare sempre più pesante, fino a rischiare di trasformarsi in una gabbia di durissimo acciaio.

Weber non manca di mettere in luce gli aspetti di quella che definisce una razionalità irrazionale, cioè di decisioni razionali che dovrebbero servire a proteggere e invece producono esattamente l’opposto. Prendiamo un esemoio attuale,  per tornare al COVID19, cioè l’utilizzo delle mascherine sociali e il periodo di isolamento che serve a evitare il contagio, specialmente per le fasce di popolazione più deboli, come gli anziani. Si tratta com’è ovvio di misure importanti per la nostra salute, eppure quando diventano troppo rigide e intransigenti rischiano di diventare problematiche, come ad esempio i due ragazzi cinesi che hanno avuto un arresto cardiaco perché stavano svolgendo attività fisica indossando la mascherina o il nonno che si è suicidato nel savonese perché non poteva vedere il suo nipotino. Per tutelare la vita si è, in particolari casi e circostanze, indotta la morte; l’irrazionalità di una scelta razionale.

 

Cosa possiamo imparare da questo insegnamento

Ci siamo trovati di fronte a un’emergenza assolutamente imprevedibile e così ci siamo difesi, abbiamo messo sulle nostre nude e fragili spalle un mantello per difenderci, in altre parole sono stati presi dei provvedimenti per far fronte a questa emergenza.

Questi provvedimenti rischiano di trasformarsi in una gabbia di durissimo acciaio? Impedire a fidanzati, parenti e amici di vedersi per mesi, oppure alle attività e imprese di lavorare, ai ragazzi di andare a scuola o frequentare le università è una necessità vitale? Oppure utilizzando determinate misure e prendendo specifiche precauzioni questi limitazioni possono essere allentate?

Il confine tra mantello che riscalda e gabbia che ci intrappola è labile, e soprattutto soggettivo, non ci sono misure oggettive, certe, universali. La scienza è ovviamente un ottimo e utile strumento per aiutarci nella scelta, ma la scelta poi spetta noi, ai cittadini, i quali delegano proprio per questo i loro rappresentanti politici.

Siamo essere umani che hanno diversi bisogni, di salute, sociali, di apprendimento, di svago. Ci auguriamo dei dibattiti aperti tra esperti e non, con posizioni aperte e ragionevoli, le posizioni estreme non hanno mai aiutato nessuno. Sarebbe quindi auspicabile buon senso e libertà di espressione, nella speranza di trovare delle leggi e dei decreti che ci proteggano da questa situazione, senza trasformarsi in durissime e pesanti gabbie di acciaio.

 



		

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