Il Superuovo

10 miti da sfatare sulla psicologia (ovvero cosa non dovete MAI chiedere ad uno psicologo)

10 miti da sfatare sulla psicologia (ovvero cosa non dovete MAI chiedere ad uno psicologo)

“Bisogna essere di mente aperta,

ma non tanto da far cadere il cervello”

(P. Angela)

Lo psicologo è un professionista della salute mentale, al quale rivolgersi quando si ha una sofferenza psichica o emotiva. Nel modo di pensare comune, però, lo psicologo è visto come uno strizza cervelli. Infatti, è ancora molto diffuso pensare che le persone che richiedono un colloquio psicologico abbiano un disturbo psichiatrico o non siano normali, portando con sé un’aura di mistero su cosa accada nella stanza di consultazione, oppure una di reticenza e rifiuto (<<Figurati, a me non serve!>>).

“Sai, io sono un po’ psicologo”

Molti amano parlare di psicologia, sia in televisione, sia su Internet, sia per strada, sia dal parrucchiere: questa scienza, infatti, affascina tanti e c’è chi si fa avanti con teorie proprie o lette da qualche parte. Tuttavia, la formazione e la professione di uno psicologo non è equiparabile a quella di altre figure o di semplici amici. Lo psicologo non dà consigli ma si occupa della cura degli individui facendo interventi su base scientifica e non secondo il senso comune. Inoltre, si ha un’idea sbagliata di cosa si fa all’interno della famigerata stanza dello psicologo: c’è chi pensa erroneamente che ci vadano solo i pazzi, chi, invece, crede che il professionista ascolti i fatti e dia consigli, così come fa un amico, un fratello o un genitore.

Gli psicologi sono spesso oggetto di mille domande da parte dei propri utenti, dovute ai molti tabù e pregiudizi ancora presenti nei confronti di questa professione. È risaputo che qualsiasi dottore viene, suo malgrado, sottoposto al giudizio dei propri pazienti, che spesso credono di saperne più del medico stesso, anche grazie al dottor Internet, e gli psicologi non sono un’eccezione. Per questo motivo, ho deciso di fare una lista delle domande, serie e divertenti, alle quali più frequentemente gli psicologi si trovano spesso a rispondere nei propri studi.

Ed eccole qui:

1) Dottore, signore o per nome?

Al primo punto, troviamo una delle domande più frequenti durante l’incontro iniziale con lo psicologo. Le persone infatti non sanno come rivolgersi allo specialista che hanno di fronte e con cui dovranno parlare dei loro argomenti più personali. Generalmente, per togliersi dall’imbarazzo, è una pratica comune farsi chiamarsi per nome e chiamare per nome anche il paziente.

2) Psicologo e psicoterapeuta sono la stessa cosa?

Sebbene sia lo psicologo che lo psicoterapeuta siano figure professionali orientate alla cura del disagio psichico, presentano differenze per quanto riguarda il percorso formativo e la natura della loro attività professionale. Lo psicologo è laureato in Psicologia, ha svolto un tirocinio professionale di un anno, ha superato l’Esame di Stato per l’abilitazione professionale e si è iscritto all’Albo professionale dell’Ordine degli Psicologi. Lo psicoterapeuta, invece è uno Psicologo o un Medico, regolarmente iscritto al proprio Albo professionale, che ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia, della durata di almeno quattro anni, riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca

3) Posso sdraiarmi sul lettino come nei film?

L’immaginario collettivo vuole che lo psicologo usi il lettino per le proprie sedute con i pazienti. Centinaia di film, illustrazioni e fotografie ritraggono il lettino dello psicologo come il luogo dove il paziente svisceri i propri pensieri e stati d’animo. In realtà, non è molto comune che gli psicologi utilizzino  il lettino, specialmente nei colloqui preliminari, perché queste sedute sono conoscitive e bisogna cogliere tutti i segnali del paziente, sguardo compreso.

4) Devo per forza fare quello che mi dice lo psicologo?

In realtà, lo psicologo non dice cosa si deve o non deve fare; piuttosto indica un percorso per aiutare il paziente a trovare da sé la soluzione a un problema.

5) Lo psicologo può leggere nel pensiero?

Sono innumerevoli gli stereotipi e i falsi miti sugli psicologi e uno fra questi è quello secondo il quale questi professionisti sarebbero in grado di leggere nel pensiero, come se fossero dotati di improbabili poteri magici. Le proprietà magiche che sembrano essere da molti attribuite agli psicologi non corrispondono però a quelle che sono le competenze che in realtà li contraddistinguono, competenze forse un po’ meno divinatorie ma senz’altro più utili e rispettose del benessere e della privacy dei pensieri altrui.

6) Lo psicologo può ipnotizzare le persone?

No, a meno che lo psicologo in questione, adeguatamente formato, non utilizzi l’ipnosi a fini preventivi e abilitativo-riabilitativi, nonché di promozione del benessere. In ogni caso il professionista non può utilizzare l’ipnosi contro la volontà del paziente. Se si vuole essere ipnotizzati, è bene chiedere di essere adeguatamente informati prima e prepararsi nel modo giusto.

7) Si può mentire al proprio psicologo?

Ovviamente si, ma sarebbe controproducente. Andare dallo psicologo implica un patto di onestà da parte di entrambi. Si presuppone che il paziente voglia risolvere dei problemi o dei disagi, e lo psicologo ha il compito di aiutarlo a capire dove questi hanno origine, per sostenerlo nel dissiparli. Mentire durante la terapia, quindi, non farà altro che rallentare il processo di ristabilimento.

8) Perché lo psicologo non parla della sua vita privata?

Lo psicologo generalmente non parla della propria vita privata con i pazienti, nonostante in alcuni casi possa dire qualcosa di personale, soprattutto perché il suo obiettivo è concentrarsi appunto sul paziente, non su di sé.

9) Si può diventare amici (o amanti) del proprio psicologo?

Ci sono diversi motivi per cui psicologo e paziente non possono essere amici o, peggio, amanti. Innanzitutto, sul piano deontologico, lo psicologo è tenuto ad evitare commistioni tra il proprio ruolo professionale e la propria vita privata, che possano in qualsiasi modo interferire con l’attività professionale che svolge con un dato paziente. A tale proposito, costituisce una grave violazione deontologica effettuare interventi di tipo diagnostico, di sostegno o di psicoterapia nei confronti di persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative profonde, soprattutto se di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale (Art. 28 del Codice Deontologico degli Psicologi). Tuttavia, questo non vuol dire che non è possibile avere una buona intesa con il proprio psicologo, anzi, è proprio di quest’ultima che si ha bisogno per ottenere dei buoni risultati dal percorso terapeutico.

10) È vero che anche gli psicologi hanno dei problemi?

Ovviamente si. Essendo delle persone in carne e ossa e non dei freddi robot senza emozioni, anche gli psicologi attraversano dei momenti bui, hanno paure e desideri, pregi e difetti, che tuttavia cercano di tenere fuori dal setting terapeutico, per focalizzarsi, come già detto, completamente sul paziente.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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