Un dialogo inedito tra il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, e il cantautore Ligabue al Salone del Libro di Torino.

Zuppi, indicato tra i ‘papabili’, lo racconta al pubblico del Salone, che a più riprese lo applaude.
La riflessione di Zuppi
“Vedere tanta gente in piazza San Pietro che aspettava l’annuncio – dice – è stato davvero commovente, c’era attesa, tanta gioia, tanto desiderio. Avevo un nodo alla gola. Mi sono chiesto cosa avrei fatto se fossi stato io al posto del nuovo Papa e ho pensato che avrei fatto come nel film di Nanni Moretti; mi sarei affacciato, dopo avere visto tanta gente avrei richiuso il finestrone e avrei detto ”non ce la faccio”. Il presidente della Cei scherza anche sul Fantapapa: “Certo che me ne sono accorto, ho avuto uno scatto di stima per i miei tifosi”. Le difficoltà del mondo sono al centro del confronto, anche se i discorsi sull’attualità si alternano ai ricordi personali, alle riflessioni intime.

Zuppi e Ligabue
Zuppi ricorda il dolore per la morte del padre, e le tragedie di oggi, come quella dei bambini immigrati morti di freddo: “bisogna piangere quei piccoli e tutti quelli che sono stati uccisi a Gaza e nelle altrie guerra, una cosa inaccettabile”. E’ polemico sul sovranismo che “non ha futuro e fa male al Paese. Chi ama il proprio Paese butta via le frontiere.Riflettendo sul presente, afferma che questo è il peggior decennio tra i sei che ha vissuto, segnato da pandemia, guerra, crisi globali e giovani disorientati, incapaci di immaginare un futuro. Ricorda con nostalgia l’Italia degli anni ’60 e ’70, quando prevaleva la speranza di un mondo migliore, oggi compromessa da disuguaglianze estreme: “26 persone detengono la metà del patrimonio mondiale”, osserva. Ripercorre anche i suoi esordi, segnati dalla timidezza, e la trasformazione del suo percorso: da dieci anni di lavoro comune al canto, che considera una passione più che una professione.
