Un sondaggio choc in un gruppo WhatsApp di una scuola superiore suscita la reazione di famiglie e del ministro dell’Istruzione.

Uno studente avrebbe preso l’iniziativa della votazione su un gruppo WhatsApp in cui propone di scegliere quale vittima di femminicidio “meritasse di più” di morire, tra Giulia Tramontano, Giulia Cecchettin e Mariella Anastasi.
Il sondaggio e le scuse
Uno studente della scuola superiore di Bassano del Grappa, attua un sondaggio sulle vittime di femminicidio che viene subito diffuso dall’associazione Women For Freedom (associazione impegnata contro la violenza e la discriminazione di genere) provocando indignazione e scandalo: qualche studente avrebbe partecipato al sondaggio, altri hanno reso possibile la diffusione della schermata della chat di gruppo. Il gesto è subito seguito dalle difese dell’avvocato del ragazzo, il quale sostiene che la circolazione del sondaggio sia durata qualche istante e che l’artefice si sia reso conto della propria azione superficiale tentando di rimediare al proprio errore. Il ragazzo avrebbe effettivamente messe per iscritto le proprie scuse nelle quali si rivolge con dispiacere ai parenti, genitori e amici delle vittime in questione, a chiunque si sia sentito colpito e tutti coloro che hanno subito e subiscono violenza, ammettendo di aver scritto senza pensare al significato delle sue parole e al loro valore.

L’intervento politico
L’episodio scatena reazioni da parte del web e famiglie, ma non si fa attendere anche lo sdegno istituzionale. Il ministro dell’Istruzione ritiene quanto scritto “agghiacciante”, un gesto che lascia amarezza dimostrando un profondo lato insensibile e immaturo; sostiene che la scuola prenderà i giusti provvedimenti per sanzionare tali comportamenti, ma anche per sottolineare la cultura del rispetto. Il sondaggio richiama l’attenzione anche della ministra della Famiglia, la quale ritiene che è necessario riconoscere il senso del limite e sradicare l’idea di un’assuefazione radicata; parole di preoccupazione sono espresse anche dal governatore del Veneto e dagli esponenti di tutti i partiti politici.

L’educazione civica come strumento di moralità
La società nella quale viviamo sembra essere vittima di circoli viziosi difficili da interrompere spesso a causa della mancanza di educazione sotto qualsiasi aspetto sociale; l’assenza di consapevolezza rende difficile la convivenza civile che richiede inevitabilmente la partecipazione di cittadini informati e responsabili di tutte le trasformazioni che viviamo giorno dopo giorno. Ed è proprio in questo contesto che un piccolo ma essenziale strumento potrebbe porre le basi per la formazione di cittadini futuri e maturi: l’educazione civica. Essa non va intesa solo in termini costituzionali, ma come un mezzo per orientare al rispetto dell’altro, comprendere la realtà che ci circonda, guardarla con occhi diversi e assumere atteggiamenti sociali mirati alla convivenza. L’educazione civica aiuta a sviluppare senso critico e responsabilità che sono le componenti essenziali per rendere il cittadino meno influenzabile da modelli tossici, incoraggiandolo ad indignarsi di fronte all’ingiustizia. A questo proposito un ambito nel quale questa materia di apprendimento può avere un impatto significativo è quello della prevenzione alla violenza di genere: le notizie di cronaca che trattano di violenze dovrebbero essere spunto di riflessione per la ricerca delle radici di queste tragedie, spesso di tipo culturale: l’obiettivo è di intervenire su queste, mirando all’educazione affettiva e al rispetto. Investire del tempo nella ricerca della responsabilità delle proprie azioni e dei propri pensieri, può essere un contributo per la crescita di una società matura e pronta alla civiltà; l’intervento potrebbe essere più efficiente se realizzato nelle stesse scuole, in modo anche continuo, perché aiuterebbe a rompere il ciclo della violenza prima di compierlo.