Immaginazione e fantasia sono da sempre gli alleati di romanzieri, poeti e registi. È grazie ad essi che Byron Howard e Rich Moore sono riusciti ad immaginare un mondo parallelo in cui gli animali feroci e le prede vivessero in armonia. Dove l’istinto dei predatori fosse stato addomesticato. L’istinto è un’inclinazione condivisa sia dagli animali che dagli uomini. È quella parte dell’agire umano non sottoposta al controllo della ragione. Cosa ne pensano i filosofi moderni dell’istinto dell’essere umano sia nella sfera politica che in quella morale?

Zootropolis: una convivenza tra animali

La Walt Disney è oramai la colonna portante dei film d’animazione, comunemente chiamati cartoni animati. Come ogni favola che si rispetti, i protagonisti di Zootropolis sono animali appartenenti ad ogni tipo di specie animale. Il film oltre ad essere surreale è anche pionieristico, in quanto concepisce una realtà in cui gli animali predatori non cacciano più e volpi e conigli possono tranquillamente vivere insieme. I protagonisti sono proprio una coniglietta, diventata poliziotto ed una volpe astuta che la aiuta a risolvere un caso. L’armonia di Zootropolis viene minacciata da una pecorella despota che vuol far tornare gli animali predatori vittime del proprio istinto da cacciatore. Così tutti gli animali più feroci, dalla tigre alla volpe, vengono emarginati dalla società. Ovviamente nella vita reale gli animali sono principalmente guidati dal loro istinto, i personaggi di Zootropolis sono personificazioni degli esseri umani. L’uomo può soccombere al puro istinto e mettere da parte la ragione o al contrario, è capace l’uomo di rispettare la propria razionalità senza farsi minimamente influenzare dai sentimenti. Ciò che sicuramente si può affermare è che l’uomo è un connubio di passione e ragione.

Lo stato di belligeranza di Hobbes

La filosofia moderna presenta tra le varie correnti quella del contrattualismo. Secondo il contrattualismo gli esseri umani prima di convivere in uno stato si trovano in una circostanza particolare, chiamata lo stato di natura. Lo stato di natura è un’ipotesi verosimile con l’intento di spiegare l’importanza e le necessità di uno stato governato da leggi. Per Thomas Hobbes, uno degli esponenti principali di questa corrente, lo stato di natura era piuttosto uno stato di continua belligeranza, dove vigeva la legge del più forte. Non vi erano regole o leggi a determinare cosa fosse giusto o sbagliato, non c’erano né diritti né doveri, ognuno si preoccupava innanzitutto di sopravvivere e poi di inseguire il proprio orgoglio. Era l’istinto a prevalere nello stato di natura. Tuttavia gli uomini avevano passioni e paure che li spingevano a trovare un accordo pacifico. Gli uomini decisero così di rinunciare al proprio potere e di conferire tutto il potere decisionale ad una persona o ad un’assemblea, il cosiddetto Leviatano. Così nasce secondo Hobbes lo stato, ovvero ponendo da parte l’istinto e l’orgoglio di cui gli uomini sono vittime e facendo prevalere la ragione.

La legge morale kantiana

Avanzando nella storia si abbandona la teoria contrattualistica ed emerge una delle figure più importanti sia da un punto di vista storico che filosofico: Immanuel Kant. Kant ha rivoluzionato la filosofia grazie alle sue tre critiche, le quali analizzano ogni aspetto della vita umana. In particolare nella secondo critica: la Critica della ragion pura pratica, Kant si sofferma sull’aspetto pratico della vita dell’uomo. La filosofia kantiana riconosce il libero arbitrio dell’uomo, ma questa libertà deriva dall’esistenza di una legge morale. Una legge conosciuta a priori e che deve essere l’unico movente autonomo del nostro agire. La celebre citazione di Kant: “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me” afferma proprio l’esistenza di una legge morale scolpita nell’uomo, universale e permanente. Un’azione si definisce morale solo quando rispetta tale legge, l’azione non deve avere un fine, uno scopo. In questa prospettiva kantiana non si prende in considerazione né l’esperienza né tanto meno l’istinto. Tutto ruota intorno alla ragione dell’uomo, alla sua libertà e autonomia. Per quanto l’uomo possa condividere una parte animale con gli animali non umani, resta pur sempre decisamente superiore.

Barbara Butucea

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