“We All Love Ennio Morricone”: il compositore racconta la potenza rappresentativa della musica

Il 10 Novembre 1928 nasce Ennio Morricone, un’icona del panorama musicale italiano e mondiale. Riscopriamo la comunicabilità della musica tramite la sua arte.

Fotogramma del film “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966) di Sergio Leone

Sotto il segno dello scorpione, nasce a Roma Ennio Morricone. Compositore di fama internazionale, è stato proclamato vincitore di due Oscar: uno alla carriera nel 2007 ed uno per la migliore colonna sonora nel 2016, per il film “The Hateful Eight”. Ha collaborato con registi del calibro di Sergio Sollima e Quentin Tarantino.

ENNIO MORRICONE E LA MUSICA NEL CINEMA

La sua carriera spiccò il volo nel 1964 quando ebbe inizio la collaborazione con Sergio Leone, suo vecchio compagno di scuola. In quel periodo, la serie di “spaghetti-western” lo portarono alla fama: le sue composizioni raggiunsero in breve tempo il grande pubblico che abitava i cinema. Non molto tempo dopo, anche Bernardo Bertolucci si riferì a lui.

Usando come mezzo la pellicola, il musicista poté esplorare contesti anche molto diversi, colorando le filmografie dei suoi colleghi delle famose note che tutti riconoscono. Da “Per qualche dollaro in più” a “Nuovo Cinema Paradiso”, è lunga la lista di sceneggiati per i quali ha realizzato colonne sonore.
La sua morte, avvenuta a Luglio del 2020, ha colpito moltissimi: la sua autorità è riconosciuta in tutto il Bel Paese e in tanti si sono riuniti per onorare la sua eredità.

Fonte: Marius Masalar su Unsplash

LA MUSICA COME PONTE FRA REALTÀ E FINZIONE

Quando si ascoltano le prime battute de “L’estasi dell’Oro”, tratto dal film “Il buono, il brutto, il cattivo”, è impossibile non essere catapultati in un’atmosfera western. Da lontano, sembra di poter vedere una figura in uno scenario desertico, una salsola che attraversa una strada. Il pathos sale ed il pubblico sente qualcosa: ecco che viene percepita la tensione della scena, il momento di incertezza dei protagonisti. Così, con qualche semplice (o quasi) battuta di uno spartito, lo spettatore viene catapultato in una fantasia che mai potrà vivere altrimenti.

Il potere della musica è noto a tutti, non si tratta solo di incanalare una determinata emozione, ma di poter raccontare una storia, di connettere un personaggio con uno spettatore. Un ponte fra due realtà molto lontane fra loro: la musica aiuta a creare un legame più profondo con ciò che viviamo, ci aiuta a ricordare, a parlare del passato – e, perchè no, anche del futuro. La musica è memoria, anche di ciò che non è stato mai vissuto.

LA MUSICA ED IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE

La musica non può scappare all’interesse vorace dei filosofi. Infatti, esiste la filosofia della musica: una branca della disciplina, dedita allo studio di questa arte da un occhio teorico ed astratto, che la legge anche nel contesto dell’estetica. Si parla di spiritualità, di sublimazione, del poter emozionare – il famoso ex movere, quel “movimento interno” dal quale non possiamo scappare.

In questo contesto, si colloca benissimo il pensiero di Schopenhauer sulla musica, da un punto di vista metafisico:

“[…] La musica, la quale oltrepassa le idee, è del tutto indipendente anche dal mondo fenomenico, semplicemente lo ignora, e in un certo modo potrebbe continuare ad esistere anche se il mondo non esistesse più: cosa che non si può dire delle altre arti.”.

E ancora

“La musica, dunque, non è affatto, come le altre arti, l’immagine delle idee, ma è invece immagine della volontà stessa, della quale anche le idee sono oggettità: perciò l’effetto della musica è tanto più potente e penetrante di quello delle altre arti: perché queste esprimono solo l’ombra, mentre essa esprime l’essenza.”.

Il filosofo parla alla musica come un’arte più potente e più comunicante delle altre, ma non solo. Dal linguaggio musicale, Schopenhauer riprende alcune figure per raccontare come esse possano descrivere a pieno la struttura metafisica del mondo, impressa dalla Volontà, lo stimolo comune a tutti gli esseri viventi. Ad esempio, il basso racconta la materia inorganica, perchè ricorda il peso della materia e non può svolgere un funzionamento prettamente melodico, mentre le voci acute, in quanto cantano la melodia, sono ricollegabili all’uomo, il vero protagonista del mondo.

Approfondimenti: Articolo di Francesco Bianchi

 

 

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