Avventure, amori, duelli, ideali cavallereschi e magia sono gli ingredienti di tutte le storie della materia arturiana. I protagonisti di questi racconti tramandati dalle opere letterarie medievali hanno sempre esercitato un fascino tutto particolare nell’immaginario comune.

Sono moltissimi i film, le serie tv e i libri ispirati alla mitica figura di re Artù e ai cavalieri della tavola rotonda. Ma quanto realmente conosciamo di questo mondo immenso ed estremamente intrigante? Vediamo quali sono veramente le caratteristiche di questi leggendari personaggi immortalati nei codici medievali.
1. Re Artù: figura unificatrice di popoli
È nella “Historia regum Britanniae”, storia dei re della Gran Bretagna, di Goffredo di Monmouth, datata intorno al 1136, che emerge in modo particolarmente significativo la figura di re Artù. Sebbene fosse già citato in cronache precedenti è in quest’opera in lingua latina che assume le caratteristiche ideali che lo consacreranno a modello di monarca perfetto. Un ulteriore arricchimento di questo personaggio si verifica nella traduzione in lingua volgare anglonormanna della Historia di Goffredo realizzata da Robert Wace nel suo “Roman de Brut” del 1155. Wace inserisce Artù nella linea di re che discendono da Bruto, nipote di Enea, connettendo così i sovrani bretoni alla tradizione classica, secondo il concetto della ‘translatio imperii’ (trasferimento del potere). In questo romanzo appare anche il motivo celeberrimo della Tavola rotonda in cui tutti i valorosi cavalieri che vi siedono sono considerati alla pari, compreso il sovrano. Artù è dipinto come un condottiero coraggioso in grado di sconfiggere i Sassoni e di tenere insieme molteplici territori sotto la sua ferma guida. In esso confluisce la necessità di trovare una ragione per giustificare l’unità nella resistenza dei bretoni contro i popoli invasori.

2. Merlino: figlio del diavolo e strumento di salvezza
Al nome di mago Merlino viene subito in mente l’immagine del buffo e simpatico vecchietto dalla barba bianca e gli occhiali che il film di animazione Disney “La spada nella roccia” ci ha presentato. Tuttavia è ben diverso il ritratto che delineano le leggende medievali, in esse Merlino risulta caratterizzato da elementi inquietanti e perturbanti. Questo infatti è figlio di un incubo, o comunque un diavolo, e di una principessa ed è destinato secondo un disegno diabolico a contrastare la fede cristiana. Tuttavia l’aspetto demoniaco di questa figura si accompagna al dono divino della profezia, capacità donatagli da Dio per renderlo strumento di salvezza e non più di perdizione. Egli è nella sopraccitata “Historia regum Britanniae” consigliere di re Artù e ne legittima il potere destinando anche i vari seggi della Tavola Rotonda. Avrà un ampio successo letterario, comparendo in molteplici romanzi successivi di argomento arturiano e la sua chiaroveggenza sarà al centro delle “Prophecies de Merlin”, romanzo in lingua d’oïl, e di tutto un filone che lo erge a punto di riferimento per la predizione del futuro in letteratura.

3. Perceval e l’introduzione della leggenda del Graal
Perceval è uno dei fedeli e audaci cavalieri della Tavola Rotonda. Appare per la prima volta nell’incompiuta opera del poeta francese Chrétien de Troyes “Le Roman de Perceval ou le conte du Graal” della fine del XII secolo. Orfano di padre, viene cresciuto dalla madre nella foresta, lontano dalle corti, per preservarlo dall’incorrere in un destino funesto che sembra gravare sulla sua famiglia, tutti i membri sono infatti morti a causa della loro adesione alla cavalleria. Tuttavia egli, impressionato dalla conoscenza di alcuni cavalieri, lascia la madre, che per questo muore di dolore, per diventare uno di loro. Il giovane ardimentoso ed impetuoso non riesce, per via della sua ingenuità e goffaggine, ad incarnare l’ideale cavalleresco e al contrario continua a commettere una ‘gaffe’ dietro l’altra. Giunge al castello del Re Pescatore, ferito inguaribilmente all’inguine e con un regno condannato all’aridità e tristezza. Qui assiste, durante il banchetto, ad una processione dal forte valore sacrale con una lancia sanguinante, richiamante quella che aveva trafitto il costato di Cristo nei Vangeli, e un graal, recipiente profondo solitamente usato per servire il pesce, contenente un’ostia, unica fonte di sostentamento del re. Ammonito da Gornemant a non parlare a sproposito, per quanto sia incuriosito dalla scena singolare non osa domandare nulla. Scoprirà in seguito che se solo avesse posto i quesiti pensati avrebbe potuto liberare il Re Pescatore dalla maledizione e far nuovamente prosperare le sue terre. Da questa prima comparsa di un graal dalla valenza particolare si svilupperà poi il valore sempre più simbolico di questo oggetto, venendosi a configurare come una coppa sacra. Questa rievoca sia il simbolo celtico dell’abbondanza che il calice dal quale Cristo aveva bevuto nell’ultima cena e con il quale Giuseppe d’Arimatea ne aveva raccolto il sangue colato dalle ferite dopo la crocifissione .