Il Superuovo

“Tokyo Revengers” e “La paranza dei bambini” spiegano perché la criminalità sia gestita dai giovani

“Tokyo Revengers” e “La paranza dei bambini” spiegano perché la criminalità sia gestita dai giovani

Il manga Tokyo Revengers sta dominando in Giappone le classifiche delle opere più vendute da più di un anno. La realtà che viene mostrata è per molti versi simile a quella descritta da Saviano ne La paranza dei bambini.

La paranza dei bambini - Film (2019) - MYmovies.it
Figura 2: scena tratta dal film La Paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, ispirata a partire dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano.

La trasposizione anime del manga, così come quella cinematografica del libro di Saviano, hanno portato ulteriore fama alle opere di partenza. Di entrambe colpisce la violenza dei protagonisti, la cui età oscilla fra i 13 anni e i 16, e la crudezza di alcune scene. Cosa spinge questi ragazzi a scegliere di percorrere questa strada? Fin dove si spingono le somiglianze?

IL FASCINO DELLA VIOLENZA: IL MOTIVO DELLA SCELTA

Nella periferia di Tokyo in cui è ambientato il manga v’è una condizione sociale di disagio non dissimile da quella dei quartieri che gravitano attorno al centro di Napoli. Qui sono molti i ragazzini poveri che desiderano una vita migliore, nel lusso, stracolma di ricchezze, che consenta di far vivere nell’agio anche i genitori. Ecco il motivo principale per cui si entra a far parte di una gang criminale. Accanto a tale ragione, per cui è molto più facile fare parecchi soldi velocemente (a differenza dei lavori legali e alla portata dei protagonisti), in entrambe le realtà gioca tuttavia un ruolo fondamentale anche il fascino che questa vita porta con sé. Un ragazzo a capo di un gruppo di gangstar forti e invincibili, che con solo la forza del proprio corpo è in grado di raggiungere qualsiasi risultato, è così carico di carisma da affascinare chiunque gli graviti attorno; non solo le ragazze, che puntualmente si innamoreranno del suo fascino. Anche i ragazzi desidereranno infatti di unirsi a quel magnetico leader capace dell’impossibile: il suo carisma diventa così anche il loro. Il nome della gang risuona dunque per i vicoli della città, tra le aule delle scuole, nei locali in cui ci si raduna: la Toman, la Paranza. La fama è la prima cosa che conferisce potere; solo dopo arrivano i fatti… E i fatti portano con sé violenza, scontri per il potere con altre gang; le vittorie faranno acquisire altra fama. E così via, fino a scalare la vetta del potere, sino a prendere il potere in tutta Tokyo o Napoli. Questo è il sogno di quei ragazzini: l’immortalità, il potere, una vita degna di un re raggiungibile solamente con il frutto delle proprie azioni.

Figura 3: immagine tratta dal manga di Tokyo revengers, capitolo 48. Vi è raffigurato lo scontro tra la Tokyo Manji Gang (destra) e il Valhalla.

L’AVVENTO DI UN NUOVO FENOMENO E IL RINNOVO DELLE REGOLE

Ma com’è possibile che dei ragazzini così giovani, appena approdati al liceo, riescano a inserirsi in maniera così preminente in un mondo di boss criminali con alle spalle gang già formate da decenni? La risposta è semplice: sfruttando, cioè, il vuoto di potere lasciato proprio da questi capi che spesso si ritrovano costretti a gestire i propri traffici dal carcere. Essendo loro ancora dei minori, un’uccisione, una rissa, un furto verrà punito in maniera molto più blanda rispetto a quanto avviene con i boss affermati. Questo consente loro di occupare il vuoto di potere formatosi in seguito all’arresto dei leader, conquistando a poco a poco i quartieri prima in mano ai precedenti gangster. Tale nuovo fenomeno, iniziato a svilupparsi una decina d’anni fa in particolare a Napoli con la Paranza dei bambini (realmente esistita e capeggiata da Emanuele Sibillo), può essere valido anche per la situazione delineata in Tokyo Revengers. I nuovi gruppi criminali costituiti da questi ragazzi non solo sono in grado di gestire quelle realtà che prima erano in mano a persone di trent’anni più vecchie: anzi. I leader delle gang portano con sé messaggi e regole ben diverse rispetto a quelle promosse dai vecchi boss. Per prima cosa viene cancellato il concetto di sangue blu secondo cui solamente i figli di precedenti capi possono divenire tali. Le nuove realtà si basano su un solo e semplice principio: la violenza è l’unico strumento che legittima il potere. Ecco quindi che in Tokyo Revengers è Mikey a divenire il capo, nonostante non sia né il più anziano né il più duro. È semplicemente il più forte, così riconosciuto da tutti, e tanto basta. Lo stesso vale ovviamente per Emanuele Sibillo, che così facendo rivoluziona per sempre il mondo della camorra. Se l’età quindi non conta più, lo stesso vale per l’autorità dei membri più anziani. Questi ora valgono esattamente come gli altri: la loro opinione non viene seguita semplicemente perché espressa dagli stessi, come invece avveniva in passato. Tutte le idee contano e si sceglie la migliore, indipendentemente da chi la esprime.

A VENT’ANNI LEGGENDARIO, A CENT’ANNI CENTENARIO

Vi è infine un ultimo e importante aspetto che differenzia le vecchie generazioni criminali dalla nuova. L’idea, cioè, che è sempre preferibile morire liberi nel fiore degli anni piuttosto che passare la vita da latitanti o in galera. Questo rende i nuovi leader estremamente più violenti e spietati dei precedenti. Le gang durano poco (o comunque i membri devono essere di volta in volta sostituiti) così come i loro boss. Non è un caso che sia in Tokyo revengers sia ne La paranza dei bambini entrambi i leader infine muoiano: il vortice di violenza diviene inarrestabile. Questo deriva anche dal fatto che i ragazzi di queste gang sono consapevoli che prima o poi verranno individuati e uccisi, o incarcerati. Tale consapevolezza li porta così al desiderio di volere tutto e subito, un tutto che inevitabilmente verrà preso con la forza. C’è un detto che riecheggia tra le nuove generazioni di camorristi:

“A vent’anni leggendario, a cent’anni centenario”.

Un detto che porta con sé un messaggio ben chiaro; è meglio morire quando ancora si è giovani, ricchi e potenti, piuttosto che da vecchi e deboli. Nel primo caso si entra nella leggenda: il potere viene preso da subito, si esce vincitori e si muore da eroi. Nel secondo caso si perde la vita come un perdente, come un topo impaurito dalla morte (motivo per cui è raro che le nuove generazioni stimino i precedenti boss). Proprio per questo motivo il protagonista di Tokyo Revengers, Takemichi Hanagaki, sceglierà di tornare indietro nel tempo per salvare i suoi amici d’infanzia e far redimere la gang.

Un commento su ““Tokyo Revengers” e “La paranza dei bambini” spiegano perché la criminalità sia gestita dai giovani”

  1. Molto interessante il parallelo Napoli-Tokyo. Il messaggio di speranza arriva dal mondo della fantasia; ci auguriamo venga colto dai protagonisti in carne e ossa immersi nella realtà

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