Nel lontano 20 agosto 1977, da Cape Canaveral, in Florida, veniva lanciato nello spazio il razzo Titan IIIE che avrebbe portato all’esplorazione del Sistema Solare la sonda Voyager 2. La missione degli scienziati fu quella di mandare la Voyager 2 oltre la fascia degli steroidi affinché, attraverso le tante strumentazioni a bordo, si studiassero Giove, Saturno, Nettuno e Urano. Ma la sonda, sorprendendo tutti, è andata oltre. Infatti, l’1 dicembre 2018, la NASA ha annunciato che essa ha ufficialmente superato i limiti estremi del nostro sistema solare, diventando così la seconda sonda più lontana dal nostro pianeta, preceduta soltanto, ma solo temporaneamente, dalla sua sorella maggiore, Voyager 1.
Oltre i limiti del sistema solare
La sonda Voyager 2 ha così superato il limite del sistema solare, entrando così nello spazio interstellare, alla volta della stella Ross 248, distante dal Sole 10,32 anni luce. Ma cos’è esattamente questo luogo limitrofo al nostro sistema che la sonda ha appena passato? Essa è l’eliopausa, regione dello spazio che delimitata l’eliosfera, nella quale la densità del vento solare è maggiore di quella delle polveri interstellari, e quindi al di là dell’orbita di Plutone e della fascia di Kupier; in pratica è una gigantesca bolla magnetica che contiene il Sistema solare, il campo magnetico solare e il vento solare. Assorbe i raggi cosmici e, a causa dell’impatto con queste forti radiazioni provenienti dall’esterno, non ha la forma di una sfera perfetta ma è caratterizzata da una superficie irregolare di dimensioni variabili a seconda del ciclo solare.

La missione della sonda
Il viaggio interplanetario compiuto nella missione principale da parte della sonda voyager 2, è stato effettuato sorvolando da vicino i pianeti Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Inoltre dal sorvolo sui pianeti, è stato possibile osservare e fotografare, anche i satelliti di vari pianeti, come Io e Gamenide. Passando accanto ai primi due, la Voyager 2 integrò le immagini e gli studi fatti dalla Voyager 1. I passaggi vicino a Urano e Nettuno furono invece i primi (e a tutt’oggi gli unici) incontri ravvicinati con questi due pianeti. Da allora la sonda si sta allontanando dal Sole, a velocità inferiore rispetto alla Voyager 1. Compiuta la missione, il destino della sonda sarebbe stata quella di intraprendere un viaggio oltre l’orbita di Plutone, volta allo studio della zona limitrofo della sistema solare, dove l’attrazione gravitazionale del sole non sarebbe stata più influente.

A bordo della Voyager 2
Inserito nelle due sonde spaziali del Programma Voyager, il Voyager Golden Record è un disco per grammofono, contenente suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra. È concepito per qualunque forma di vita extraterrestre o per la specie umana del futuro che lo possa trovare. La sonda Voyager impiegherà 40.000 anni per arrivare nelle vicinanze di un’altra stella. Le probabilità che venga trovato da qualcuno sono estremamente remote in rapporto alla vastità dello spazio interstellare. Un suo possibile ritrovamento ad opera di una forma di vita aliena potrà avvenire soltanto in un futuro molto lontano. Il suo lancio è infatti visto più che altro come qualcosa di simbolico che non un tentativo reale di comunicare con forme di vita extraterrestri. Il contenuto del disco venne selezionato per la NASA da una commissione guidata da Carl Sagan della Cornell University. Il dottor Sagan e la commissione misero insieme una varietà di 115 immagini e un gran numero di suoni naturali, come quelli prodotti dalle onde, dal vento, dai tuoni e suoni prodotti da animali, come il canto degli uccelli e quello delle balene. Con questi venne inserita una selezione musicale proveniente da diverse culture e diverse epoche, oltre ai saluti di abitanti della Terra in 55 lingue diverse.
