Vivere la vita da protagonisti: Pirandello e Brunori ci spiegano a cosa serve rischiare

Pirandello con il suo teatro (si) domandava: vivere o vedersi vivere? Brunori Sas sta ancora ‘’cercando la risposta’’ e canta di un uomo in bilico tra la vita vissuta e la vita pensata.

L’isolamento a volte è una scelta che noi stessi ci costringiamo a fare pur di non accettare la realtà: è il caso di Enrico IV, protagonista della tragedia di Pirandello. Anche La Vita Pensata di Brunori Sas ci parla di una prigione fatta di nostre scelte e punti di vista che ci portano a chiuderci nel nostro dolore. Ma dopo aver analizzato le scelte di Enrico IV, un uomo pazzo segregato nel suo castello, ci sarà possibile trovare, nascosta proprio tra le righe della canzone, la chiave per uscire dalla nostra prigione ed aprirci al mondo.

L’auto-segregazione di Enrico IV

La tragedia di Pirandello ha come protagonista un uomo, di cui non viene specificato il nome, che prende parte ad una cavalcata in maschera, travestito dal personaggio storico di Enrico IV. All’evento partecipano anche Matilde (la donna di cui il protagonista è innamorato) e Belcredi (il suo rivale in amore), durante la cavalcata l’uomo cade da cavallo per colpa di Belcredi, batte la testa e diventa pazzo: crede di essere davvero il personaggio che stava interpretando e inizia a comportarsi come l’Enrico IV di un tempo. Viene soddisfatto ogni suo capriccio: vive in un castello, i suoi servitori sono travestiti da vassalli, tutto ruota attorno alla sua follia. Dodici anni dopo l’uomo rinsavisce e comprende che Belcredi l’ha fatto cadere da cavallo per rubargli Matilde, donna che nel frattempo Belcredi ha anche sposato, ma l’uomo sceglie di continuare a fingere di essere il folle Enrico IV. Vent’anni dopo Matilde e Belcredi con la figlia Frida (molto simile a sua madre da giovane) decidono di far visita a quest’uomo in compagnia di uno psichiatra molto incuriosito da questo caso di pazzia. Una volta giunti al castello, il dottore propone di far rivivere ad Enrico la scena della cavalcata, facendo recitare Frida come sostituta di Matilde. Durante la recita Enrico IV (sano già da tempo) rivede in Frida la donna che ha amato in passato e che ama ancora, decide allora di uccidere Belcredi con una spada, dimostrando a tutti di essere folle, pur di non affrontare la triste realtà. Lo spettacolo si chiude con Enrico IV lasciato solo con la sua pazzia.

Quest’opera ci presenta un uomo che può essere paragonato ad un bambino non ancora nato, al sicuro nella pancia della madre: Pirandello non dà un nome a questo personaggio, vive isolato dalla realtà in mondo tutto suo, si sente protetto nel suo castello ed è come se non fosse pronto a ”nascere”, ad affrontare la vita con le sue delusioni e le sue gioie. La scena finale è emblematica: quest’uomo, sano di mente, sceglie con le sue azioni di auto-segregarsi nel suo castello.

Ma perché Enrico IV è pazzo?

Enrico IV è impazzito perché non ha mai accettato il rischio di vivere: ha scelto di dichiarare il suo amore a Matilde durante la cavalcata, protetto da una maschera, per non mettersi in gioco; quando vede la donna amata con il suo rivale, pur di non fare i conti con la realtà, continua a fingersi pazzo; preferisce essere Enrico IV per non soffrire, ma allo stesso tempo nega a sé stesso la vita. Quella di quest’uomo è una vita pensata, non una vita vissuta. Noi tutti siamo Enrico IV quando scegliamo di non rischiare, quando preferiamo stare soli nel nostro mondo, che non gira come vogliamo noi, piuttosto che aprirci alla vita, che a volte un senso non ce l’ha, e con essa accettare il dolore e la felicità che implica. Brunori Sas ce lo spiega con un dialogo tra due amici, o tra sé e sé, che inserisce nella canzone La Vita Pensata: ”Ma dove sei stato tutto questo tempo? Stavo chiuso in casa a meditare, ad aspettare che il mondo intero smettesse di girare. Ma l’ho capito finalmente che io del mondo non c’ho capito niente, che voglio fare il furbo e invece sono un fesso come sempre. Me lo dicevi anche tu: la vita va vissuta senza trovarci un senso. La vita va vissuta e invece io la penso. […] Me lo dicevi sempre la vita è una prigione che vedi solo tu, la vita è una catena che chiudi a chiave tu.”

La vita va vissuta

Pirandello con il suo teatro vuole porre dei dubbi, il suo scopo è far tornare a casa il pubblico con un punto interrogativo, non con un punto fermo. Anche per Brunori Sas una buona canzone, non deve solo divertire o consolare, ma anche far riflettere e lo dice in un’intervista sul disco A casa tutto bene (in cui è presente La Vita Pensata) dove rende esplicito il suo intento: ‘’Vorrei che questo fosse un disco per guardarsi dentro. A volte la paura più grande è quella di ritrovarsi un po’ soli, al di là di tutto il casino che c’è dentro. Vorrei far ritrovare sé stessi e far riflettere sulla propria interiorità’’. Tutto il disco ha come tema quello della paura nelle sue varie forme, i suoi testi sono costruiti come se fossero dei dialoghi tra il cantante e sé stesso. Anche ne La Vita Pensata c’è questa impostazione dialogica tutta fatta di domande, ma è possibile, tra i vari punti interrogativi, trovare una risposta. La canzone ci parla di un personaggio che alla fine, dopo aver passato il tempo chiuso in casa per paura di rischiare, ha scelto di uscire fuori, di aprirsi alle sfide mondo.

Brunori, come Pirandello, ci pone la domanda se vivere o guardarsi vivere, ma ci dà la sua risposta: la vita va vissuta. Chiuderci nella nostra prigione fatta di ostilità verso la sofferenza ci porterà a guardare la vita dalla finestra del nostro castello: ad essere spettatore e non protagonisti. Non nega il dolore, che serve quanto la felicità, ma ci invita a partecipare al gioco senza regole della vita. La scena con cui si chiude lo spettacolo di Pirandello è opposta al finale della canzone di Brunori: Enrico IV è intrappolato in una solitudine spaventosa, ne La Vita Pensata il personaggio torna a casa contento di poter condividere la sua ”vita vissuta” con l’altro. Scegliendo di vivere, e non di guardarsi vivere, probabilmente tornando a casa ”ci sarà qualcuno che ci aspetta e che finalmente sorriderà”.

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