Vivere liberamente la propria sessualità: “Gli occhiali d’oro”, Lucio Dalla e Achille Lauro

Il romanzo “Gli occhiali d’oro” e i cantanti Lucio Dalla e Achille Lauro ci mostrano tre esempi diversi di vivere la propria sessualità, passando per tre epoche storiche diverse.

Gli occhiali d’oro

“Gli occhiali d’oro” di Giorgio Bassani è un libro che fa riflettere sulla tematica del vivere liberamente la propria sessualità. Siamo in epoca fascista e il dottor Athos Fadigati, otorinolaringoiatra, protagonista del romanzo, è un omosessuale che per forza di cose è costretto a celare il suo orientamento sessuale. Un uomo introverso, timido, che non ha mai lasciato intendere come fosse la sua vita privata. Tutto cambia quando incontra il giovane Eraldo Deliliers, che diventa per il nostro protagonista un portale, un accesso a un mondo nuovo e sconosciuto. Deliliers lo porterà ad esporsi anche troppo, creando un chiacchiericcio ambiguo intorno alla sua persona. Siamo in un’epoca in cui essere omosessuale non era considerato solo abominevole ma anche illegale. Perciò il dottor Fadigati si ritroverà a chiudersi ancora di più in se stesso, a nascondersi e sperare che nessuno gli faccia del male. Athos Fadigati non confesserà mai a nessuno di essere gay, ma il motivo era solo la paura per la persecuzione fascista?

Lucio Dalla

Se provassimo a ragionare in tempi un po’ più contemporanei potremmo pensare che ora è molto più facile parlare liberamente di sessualità e omosessualità. Ma le cose non sono mai così semplici. Un’ icona della musica italiana: Lucio Dalla, è diventato famoso per le sue canzoni spinte, allegre, ma allo stesso tempo profonde. Un autore e una persona che non ha mai fatto del sesso un tabù, anzi, basta pensare a Disperato Erotico Stomp per rendersene conto. I suoi testi affascinano perché sanno toccare ogni angolo di anima, anche le cose più basse e timide diventano protagoniste, diventano degne di essere cantate proprio perché ignorate dagli altri. Nelle sue canzoni tutto ciò a cui non riusciamo a dare un nome prende vita e si manifesta in tutta la sua bellezza.  Si penserebbe che una personalità del genere non abbia alcun problema a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, eppure Lucio Dalla non l’ha mai fatto. Tutti l’hanno sempre saputo, ma Dalla non ha mai rivelato il proprio orientamento sessuale nonostante potesse farlo a differenza di Athos Fadigati. Questa scelta è stata criticata da alcuni, che hanno accusato il cantante di non sfruttare la sua condizione mediatica per portare avanti una lotta per la conquista dei diritti lgbt+. Le sue canzoni parlano anche di libertà, ma evidentemente per alcuni non era abbastanza. Noi non possiamo sapere con certezza perché non si sia mai esposto in questo senso, forse per non avere un’etichetta, o per un puro desiderio di nascondere la propria privacy. Ma se ci riflettiamo forse non ha nemmeno tanto senso chiederselo: perché bisogna dirlo a tutti i costi solo perché ora è considerata una cosa normale? Anzi, Dalla è morto nel 2012, quindi molte battaglie e conquiste che abbiamo raggiunto oggi, otto anni fa non c’erano, ma comunque essere omosessuale era ed è una cosa del tutto normale. Ed essendo una cosa normale, una persona può decidere se esporsi oppure no, perché è convinta che in caso o nell’altro non cambierebbe nulla. Oggi essere liberi significa anche questo: essere liberi di vivere la propria sessualità come si vuole.

Achille Lauro

Ne è un esempio un altro orgoglio tutto italiano: Achille Lauro, che allo scorso Sanremo ha creato scalpore, per le sue performance fuori dal comune. Questa è esattamente la ventata di aria fresca di cui il nostro Paese aveva bisogno. Un sano e a tratti commovente svecchiamento, dove finalmente si può andare nella direzione dell’ “oltre il maschile e il femminile. Oltre gli schemi omologanti di una sessualità politicamente corretta. Oltre la divisione binaria” . Non esiste un modo corretto, uniforme, uguale per tutti, di vivere la sessualità, ma nel momento in cui siamo liberi di farlo ognuno trova il modo più giusto per sé, senza subire il giudizio altrui.

“Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo.
L’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto. Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza.
Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina.
Tutto qui?
Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore.
Ogni tanto qualcuno mi dice:
ma che ti è successo?
Io rispondo: “_Sono diventato una signorina_”.

 

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