Conoscere il vecchio per creare il nuovo con l’intertestualità: pratica della letteratura latina e dei Coma_Cose

L’uomo è un animale razionale e come tale si nutre di conoscenza più di quanto si creda, senza però esserne mai sazio. 

Noi tutti siamo immersi in un invisibile intreccio di sapere e cultura, da quando ci si sveglia il mattino a quando ci si addormenta la notte. Quasi nessuno lo percepisce, ma questo filo sottile che lega le conoscenze umane  esiste ormai da secoli ed è conosciuto con un nome preciso: intertestualità.

Cosa si intende per intertestualità?

Prima di tutto capiamo il significato di intertestualità, con questo termine infatti si indica una relazione,  un legame fra due o più testi. Più in generale, è solito che un particolare testo funga da modello per altri scritti successivi, che ne copiano il tema, lo stile o ne riportano alcune frasi.

Molto spesso l’intertestualità gioca sulla rielaborazione di concetti chiave, un testo viene così richiamato direttamente o indirettamente, giocando in modo raffinato con le conoscenze culturali della mente umana e rievocando concetti e materiale culturale, che sia letterario, musicale o artistico, che inconsciamente e silenziosamente si è sedimentato nella nostra memoria nel corso degli anni.

Per i latini l’intertestualità era all’ordine del giorno

Nei secoli antichi gli uomini devono avere avuto senza dubbio una memoria da elefante, essi infatti non disponevano di hard disk, usb, collegamenti ad internet e così via,  l’unico archivio disponibile per accatastare i propri bagagli culturali era la propria mente. Risaputa è la caratteristica di tramandare oralmente racconti, leggende e miti, che accomunava i nostri patres antichi, di generazione in generazione.

La letteratura latina è evidentemente intrisa di intertestualità, pienamente influenzata dalla cultura generale di quel tempo, fatta di miti e racconti mistici, di storie bellicose e battaglie clamorose e di tutto quel mare di conoscenza che inondava l’intelletto umano.

Se si analizzano le opere dei grandi autori, ognuna di esse è retta da una solida base di partenza, essi emulavano i grandi modelli letterari o filosofici precedenti. Così è stato per il celebre Virgilio, la cui opera più conosciuta, l’Eneide, è una ripresa quasi totale degli scritti greci precedenti, e quindi troviamo: il richiamo alle muse, la discesa agli inferi, la partizione dell’ opera in libri, il vagabondare dell’eroe principale guidato dal fato e le guerre tra due popoli avversi. Questi citati sono appunto gran parte degli elementi che caratterizzano le due grandi opere letterarie, che vengono comunemente associate ad Omero, quali l’Iliade e l’Odissea.

Soffermiamoci per un istante su Omero, il più grande modello ispiratore di tutti i tempi, la cui esistenza è stata ritenuta dubbia per diversi secoli. Esso probabilmente non era altro che l’insieme di poeti, autori e giullari di corte che avevano tramandato oralmente tutti i miti e i racconti conosciuti all’epoca, una figura fittizia che però sintetizza in sé tutto ciò di cui si nutrirà pienamente la letteratura successiva.

Portando altri esempi di intertestualità possiamo pensare ad esempio a Lucrezio, che nel suo ‘De rerum natura’ riportò spiegazioni eziologiche riprendendo i miti omerici, ma anche gli scritti e la dottrina greca di Epicuro; o ad Ovidio, il quale, nelle Metamorfosi, così come nelle Heroides, riprese queste tematiche mitologiche, riformulandole in maniera creativa, ma pur sempre richiamando un’intertestualità che veniva finemente intessuta e adattata ai valori del mos maiorum romano; così si potrebbe dire di Orazio, che riprende la satira precedente di Lucilio modificandone la forma, di Terenzio, di Apuleio, di Lucano e molti altri ancora.

Attraverso l’intertestualità ritroviamo dunque, nell’enciclopedia mentale colletiva, figure divenute tipiche, come Didone, Ulisse, Achille, Penelope, la maga Circe, le Arpie, i mostri marini, le Amazzoni e chi più ne ha più ne metta; tutto questo ci fa comprendere quanto esse furono usate e rielaborate continuamente, da un autore dopo l’altro ed ancora oggi continuano a riecheggiare, non smettendo mai di sorprenderci e di farci sognare.

L’intertestualità che non avevi mai colto in Coma_Cose

Di cosa è fatta la nostra cultura? Quanto siamo ancora immersi nel grande intreccio di saperi che ci ha influenzato in questi secoli?

Molto spesso arrivano alle nostre orecchie concetti, piccoli sprazzi di cultura, che senza volerlo ci rimandano ad argomenti studiati a scuola, a canzoni sentite da piccoli in macchina con mamma e papà, o ad eventi storico-politici che fanno parte del sapere comune.

Un esempio eclatante ci arriva dalla musica, molto spesso i testi vengono tristemente tralasciati, o non vengono considerati con giusto riguardo, ma nascondono stralci di intertestualità che ci farebbero sentire ancora una volta un po’ patres latini, capaci di collegare grazie alla nostra memoria la nostra cultura.

Coma_Cose è un duo musicale italiano, di genere indipendente, molto popolare negli ultimi tempi. Se ascoltassimo le canzoni da loro prodotte, senza badare ai concetti che vogliono esprimere, ci sembrerebbero delle semplici canzoni, piacevoli da ascoltare, ma ci staremmo perdendo il genio che vi è nascosto.

I testi di questi brani sono intrisi di piccole perle di cultura, che si nascondono magistralmente tra le varie strofe e ritornelli. Osserviamo alcuni esempi di cui forse non avevamo mai capito il vero significato.

Musica ti amo, musica ti odio

noi Città del Messico pantere nere sopra il podio

Quest’ultimo è un breve estratto dal brano ‘Beach Boys Distorti’, non vi troveremmo il senso se non sapessimo collegarlo al fatto avvenuto nel 1968. Alla premiazione atletica dei Giochi di Citta del Messico di quell’anno vediamo al podio due atleti afroamericani. Una scena memorabile, al primo posto Tommie Smith e al terzo John Carlos si presentarono al podio con i pugni alzati indossando guanti neri, con lo sguardo rivolto verso il basso, non verso la bandiera americana, in guisa di protesta a favore dei diritti umani e civili che spettavano ai cittadini afroamericani.

1.[…] Alice guarda i gatti perchè i Kanye West

2.[…] o dammi una lametta che mi taglio le venerdì

3. [..] e dolce venere di rime

 

Questi riportati sono altri tre esempi della sottile intertestualità raffinata ad hoc dai due cantanti. Nel primo infatti ritroviamo un chiaro riferimento alla famosa canzone di Francesco De Gregori ‘Alice’ del 1973, che è oggi parte della cultura musicale italiana e che viene ingegnosamente adattata, con un gioco di parole, al panorama musicale contemporaneo, riportando appunto il nome del famoso rapper e produttore americano Kanye West.

Nel secondo frammento, preso dal brano ‘A LAMETTA’, l’abilità creativa  di Coma_Cose sta nel riformulare la famosa frase di ritornello: dammi una lametta che mi taglio le vene, che costituiva la nota canzone di Donatella Rettore, prodotta negli anni ’80, adattandola così ad un sentire più sensibilizzato, forse…

Per finire, nella terza citazione vi è nuovamente un riferimento ad un’altra grande canzone del caro Francesco De Gregori, Rimmel.

Come questi vi sono numerosissimi collegamenti, nei loro brani ma anche in gran parte della musica che ascoltiamo, che attingono dalla cultura collettiva, che ci fanno sorridere nel momento in cui ci sorprendiamo a coglierli, come fiori inaspettati, dolci fiori che profumano di erudizione, e cosa c’è di meglio?

 

 

 

 

 

 

 

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