“Vive solo nei miei ricordi.” Montale e Titanic spiegano il potere del ricordo

La mente genera i ricordi, ma i sentimenti li rendono indelebili.

 

La vita è un fantastico intrigo di storie che si uniscono e disfano a velocità sorprendente. Un gomitolo ancor più grande si trova nella mente, dove teniamo i nostri ricordi. Ma sono eterni o sono destinati a scomparire?

 

“Sono passati 84 anni”

Che cos’è il ricordo? Un oggetto, una persona, un’emozione, a volte un rifugio; è qualcosa che fa riemergere una sensazione che abbiamo provato e ci riporta ai momenti in cui l’abbiamo vissuta. Un esempio è la scena del film Titanic in cui viene mostrato a Rose il disegno che Jack Dawson aveva fatto per lei quando si trovavano sul famoso transatlantico. In questo caso l’oggetto scaturisce un ricordo nitido, nonostante gli anni e gli avvenimenti che si sono susseguiti, Rose non ha mai dimenticato il suo amato Jack. Ma è così per tutti? Non proprio, il poeta Montale non è delle stesse vedute. Propone una visione più malinconica, in quanto il ricordo è destinato a scemare nei meandri della memoria, sostituito da ricordi più recenti. Come noi siamo destinati a cambiare, crescere ed evolverci, anche la nostra mente e i nostri ricordi sono destinati a subire questo processo.

Una sforbiciata

Una luce nell’oscurità. Si potrebbe riassumere così il pensiero e la poetica di Montale sul ricordo, ma non è così semplice. Le Occasioni  è una raccolta impregnata del tema in questione dedicata alla sua musa Clizia, ovvero Irma Brandeis;  ma ancora di più alcuni componimenti realizzati in età matura. Come scrive in Non recidere, forbice, quel volto il ricordo altro non è che un ramo in attesa delle cesoie del tempo, una sforbiciata che renderà il ricordo flebile, nebuloso in mezzo alla foschia delle esperienze della vita che vanno accumulandosi. Prevale il senso di malinconia, di irraggiungibilità e lontananza rispetto ad un tempo ormai troppo distante per essere toccato. Il ricordo è fragile all’interno della nostra mente così soggetta al cambiamento, ma manifesta una resistenza sorprendente se accompagnato da emozioni intense. Rose non ha avuto modo di conservare alcun ricordo di Jack Dawson: nessuna foto, un oggetto, un disegno, ciononostante il tempo e l’assenza di lui, il tempo non ha sforbiciato il ricordo di Jack, che è rimasto intatto.

Non recidere, forbice, quel volto,
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.

Un freddo cala… Duro il colpo svetta.
E l’acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre.

E. Montale, Non recidere, forbice, quel volto

“Non ho nemmeno una sua foto”

Dunque sembra che Rose e Montale espongano una visione diametralmente opposta, eppure sono proprio alcune poesie unite nell’ultima raccolta di Montale, Altri versi, a dare prova del contrario. Interno/Esterno è una poesia che in ogni verso racchiude un viaggio nel tempo e nello spazio, sulla scia dei momenti trascorsi con Irma. La poesia Interno/Esterno diventa il mezzo per ricordarla e renderla eterna; sono i momenti e le esperienze che hanno condiviso a mantenere vivida l’immagine di Irma nella mente e nel cuore del poeta. Per Rose, questo è stato reso possibile grazie alle esperienze che ha vissuto sul transatlantico con Jack e al sentimento che li ha legati. Il ritrovamento del disegno, la vista della sua stanza e il relitto del Titanic scaturisce il suo racconto, così vivido e vicino, di un ricordo che è sempre stato nel suo cuore. Il sentimento ha fatto di Jack non solo un ricordo, ma l’essenza stessa di esso.

Clizia amava gli animali buffi e si sarebbe divertita. E da quel giorno non lesse il nome Modena senza associare quella città all’idea di Clizia e dei due sciacalli.

Montale, Due sciacalli al guinzaglio

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